Ascolta qui “Bambino di vetro”:
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Il 1 febbraio è uscita “Bambino di vetro”, canzone scritta da PUGNI e D.A Sheldon con la produzione di Mattia Salvadori e Diego Ruschena, per il film “Glassboy”, regia di Samuele Rossi, disponibile su tutte le piattaforme on demand.

Abbiamo contattato Lorenzo Pagni, in arte PUGNI, voce e penna della canzone, per raccontarci di più di questo progetto e di quelli futuri.
Come ci si sente ad essere dentro a un film?
Come prima uscita sono abbastanza contento, cerco di mantenere l’entusiasmo basso comunque sia, perchè so che è un primo passo e non un punto di arrivo. Ho una mentalità “sportiva” in questo senso: io un obbiettivo ce l’ho, e questo pezzo che è uscito lo vedo come un punto di partenza, che dà gratificazione, certo, ma guardo già avanti.
Come sei approdato a fare una canzone, lontana poi dal tuo genere, e per di più destinata a un film per ragazzi?
Tommaso Casigliani, manager musicale (ex manager fra gli altri, di Alex Britti, Gino Paoli, Ornella Vanoni) abbastanza influente nella scena musicale italiana, ci ha sentito suonare e ci ha notati. E’ l’editore della musica del film e ci ha proposto come autori della canzone di chiusura del film. In due giorni abbiamo scritto, prodotto e registrato la canzone, e fortunatamente è piaciuta subito alla produzione. In realtà poi per l’uscita abbiamo aspettato molto tempo perchè ci sono stati un sacco di problemi: il film doveva uscire nei cinema, essere proiettato ai vari festival, fra cui Venezia e Cannes, per cui eravamo anche entusiasti di partecipare e soprattutto di sentire in una sala cinema la nostra canzone, invece a causa della pandemia è saltato tutto.
Tra l’altro il film ha ricevuto di recente il premio come Miglior film per ragazzi al Black Nights Film Festival di Tallinn…
Sì, infatti, il film sta andando molto bene, è stato anche candidato ai David di Donatello…c’è da dire purtroppo che essendo distribuito sulle piattaforme on demand rischia di essere più sacrificato rispetto a come sarebbe stato invece se fosse uscito nei cinema. Cerchiamo di fare il massimo comunque.
La canzone è stata scritta a quattro mani, mentre altri due ragazzi si sono occupati della base musicale: dicci più di loro.

Il ragazzo con cui ho scritto la canzone è D.A. Sheldon, che è un rapper pisano con cui avevo già collaborato in passato, avevamo già scritto altri pezzi insieme che poi abbiamo suonato live: è un ragazzo veramente molto talentuoso, con un estro musicale enorme, ed è stato veramente bello lavorarci insieme perchè ha una personalità molto diversa dalla mia, ma entriamo in contatto su tanti aspetti. Ha un modo di lavorare estremamente dinamico, anche più di come faccio io, e la cosa è stata ancor più amplificata dal fatto che abbiamo creato la canzone in veramente pochissimo tempo, ma ci siamo divertiti tanto nel farlo.

Con Mattia Salvadori e Diego Ruschena, invece, ho condiviso le cose principali che ho fatto musicalmente parlando, dai tour in Europa, le date in Italia, le aperture ai concerti più importanti che abbiamo fatto. Sono due ragazzi estremamente preparati: Mattia è un trombettista e producer, Diego è un chitarrista, bassista, arrangiatore, diplomato al Conservatorio in chitarra classica.

Loro si sono quindi occupati della produzione della base della canzone: Mattia in mezza giornata aveva già pronta la base, Diego ha fatto degli aggiustamenti e ha fatto l’assolo finale di chitarra. Sono stati veramente veramente molto bravi anche loro.
Per quanto riguarda invece l’ispirazione nel realizzarla: vi siete basati sulla trama del film a cui ci sono molti richiami, ma ci avete messo un po’ anche di voi?
Sì, c’è stata questa “magia” della concomitanza del lockdown mentre dovevamo scrivere la canzone per un film che parla di un bambino che è costretto a stare a casa. Questo bambino è affetto da emofilia, è costretto a stare a casa, e guarda gli altri bambini giocare fuori e li disegna nei fumetti che crea. Quindi empaticamente ci siamo trovati vicini a questo bambino. Ovviamente, visto il pubblico a cui era indirizzato il film, e quindi la canzone, sia io che Sheldon ci siamo trovati a dover “addolcire” e “ammorbidire” la penna: abbiamo dovuto seguire delle linee guida, e sebbene non fosse una cosa che ci rappresenta al 100%, è stato lo stesso un modo per mettersi alla prova e uscire dalla propria comfort zone, è stato un processo interessante e che ci è piaciuto tanto realizzare. La sfida era quella di riuscire a fare qualcosa che fosse ovviamente concettualizzato sul film, ma che potesse piacere anche a chi il film magari non lo avesse visto.
Il film è vero che ha una propria trama, ma tocca temi più ampi, quindi anche realizzare una canzone a riguardo ha permesso di trasmettere un messaggio che fosse più universale in fin dei conti.
Sì, assolutamente. Alla fine nel film si parla del potere dell’amicizia, del fatto che avere qualcuno accanto sia la cosa più importante che ci sia al di là di qualsiasi problema: per questo bambino la malattia è inguaribile, però può essere vissuta in maniera diversa, la qualità della vita cambia, cambia la percezione che hai della malattia e vivi meglio. Questo è proprio un tema centrale della vita. Poi io studio psicologia, quindi questa cosa me la sono sentita ripetere continuamente: il contesto sociale, il supporto degli amici e la vita sociale, sono elementi fondanti della qualità della vita. Quindi sì, chiaramente nel film ci ho ritrovato molte cose sotto questo aspetto.
Raggiunto questo step, quali sono i progetti futuri?
Ho un EP pronto che doveva uscire a marzo 2020, ma ovviamente non è uscito: l’idea era quella di promuoverlo suonando live, che è la modalità di promozione migliore che si possa fare, soprattutto per chi come me che non ha un grandissimo seguito e quindi il seguito se lo deve fare sul campo. Dal vivo c’è proprio tutto un altro rapporto con le persone che hai davanti: le vedi, le puoi toccare, puoi sentire il loro odore, le senti vicine e loro ti sentono vicino. Quando una persona ti vede, vede l’energia che ci metti, quanto ci credi, e capisce che lo vuoi fare veramente e da lì ti inizia a seguire: per una persona che mi sente su Instagram o Spotify sono solo una foto, al massimo un video, ma non sono una persona di fatto. Per quanto ci siano tutte queste grandissime opportunità che ci dà lo strumento digitale, Instagram, Facebook, Tik Tok, la migliore promozione rimane quella del passaparola e dei live. Sono quelle cose che non moriranno mai, per fortuna.
Uscirò con un singolo venerdì 19 marzo e nel mese successivo farò uscire il resto dell’EP. Sono 5 brani che ho scritto io e ho prodotto insieme a Mattia Salvadori e Diego Ruschena. E’ diciamo un banco di prova: all’interno ci sono cose abbastanza diverse tra loro, nonostante ci sia un leitmotiv che le collega, sono pezzi diversi sia come scrittura che come produzione. E’ un banco di prova sia per me, essendo la prima uscita ho voluto vedere “cosa mi ci pigliava meglio”, che poi la cosa più importante è quella: divertirsi mentre realizzi i pezzi, perchè se non ti diverti te non fai divertire gli altri. Poi anche per vedere com’è la risposta da parte delle persone: dentro c’è un brano dance, c’è un brano soul, un brano pop, un brano acustico, chitarra, tromba e voce. Vediamo come va!
Il trasferimento a Torino quanto ha influito sulla possibilità di dare sfogo al tuo estro artistico?
A Torino c’è veramente una bella scena musicale, un bel fermento artistico e artisti che sono all’inizio e qui hanno la possibilità di essere ascoltati perchè le persone si interessano, non c’è quella forma di screditamento che si trova nella provincia: in 4 mesi che sono qui ho stretto legami con una grossa fetta della scena musicale torinese, da cui sto ricevendo soltanto feedback positivi, non perchè mi abbiano dato solo giudizi positivi, mi hanno dato anche giudizi negativi che erano però tutti tesi ad apportarmi un miglioramento, in modo da potersi supportare a vicenda e crescere insieme. Torino è una città organizzata bene, con servizi funzionanti, molto popolare e anche accessibile; c’è una mentalità diversa, anche grazie all’Università per cui è presente proprio la cultura universitaria: serate a poco prezzo con gente che si vuole bene e vuole divertirsi.
Siamo in conclusione: vuoi aggiungere altro?
Sparatevi la canzone, ascoltatela più che potete, condividetela più che potete, spargete la voce: se vi piace qualcosa non abbiate remore a farlo sapere, se vi fa bene, se vi fa “sculettare”, fatelo sapere. Per quanto nessuno faccia il musicista delle persone che ascoltano e condividono, alla fine i musicisti servono: anche se sembra che non servano perchè non apportano un contributo diretto alla società, però è un servizio che alla società serve tantissimo. E siccome il mondo della musica è un mondo in crisi, serve che il mondo si prenda cura di questa crisi.
Ringraziamo tantissimo PUGNI per averci fatto esplorare i retroscena della canzone e averci svelato le prossime uscite da tener d’occhio: vi invitiamo a seguire i suoi canali Instagram, Spotify e Facebook per essere sempre sul pezzo!
Per seguire gli altri artisti:
D.A Sheldon https://www.instagram.com/d_a_sheldon/
Mattia Salvadori https://www.instagram.com/mattiasalvadori/
Diego Ruschena https://www.instagram.com/diego.ruschena/
Ascoltate “Bambino di vetro“, godetevela, ballatela, condividete e spargete la voce: prendiamoci cura della musica!

Credits to: @alessiotanchis e @jack_regy_torr
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