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Bernini:La Fontana dei Fiumi


All’età future, le quali sono certo che invidieranno alla nostra la fortuna che ha di vedere, mercè del Bernino mantenute pittura, scultura e architettura nel possesso legittimo dell’antica lor dignità.  Filippo Baldinucci 

  Gian Lorenzo Bernini, artista dotato di una straordinaria inventiva, fu interprete di un grandioso e scenografico stile barocco che manifestò non solo nelle piazze e nelle chiese e monumenti di Roma ma anche nelle fontane come quella famosa di Piazza Navona, nota come la Fontana dei Fiumi. Quest’opera, spettacolare metafora della grazia divina che si riversa su tutti i continenti, rappresenta, in forma personificata, quattro importanti fiumi: il Gange, il Nilo, il Danubio e il Rio della Plata. Questi  quattro corsi di acqua più importanti del mondo stanno ad indicare i quattro continenti nei quali ciascun fiume scorre: l’Asia, l’Africa, l’Europa e le Americhe. (È escluso il quinto continente, l’Australia, perché a quell’epoca ancora non era stata scoperta).                                                                                                                                                                             La scelta del Bernini di rappresentare i fiumi sotto forma di figure umane derivava dalla tradizione classica in cui era consuetudine raffigurare elementi della natura nelle sembianze di una divinità che ne costituiva la personificazione allegorica. Inoltre la scelta di figure maschili, forti e vigorose, voleva indicare vitalità, potenza e irruenza dei fiumi che nella loro personificazione era possibile riconoscerne, attraverso atteggiamenti e gesti, la provenienza soprattutto per le loro caratteristiche somatiche.                                                                                                                          La Fontana dei Fiumi fu ideata e realizzata fra il 1648 e il 1651 su commissione del papa Innocenzo X Pamphili. È situata al centro di piazza Navova e si staglia dinanzi alla facciata della chiesa di Sant’Agnese in Agone ideata dall’architetto Francesco Borromini, ritenuto secondo la tradizione, rivale di Gian Lorenzo Bernini.        Le statue furono realizzate dai collaboratori del Bernini: Claude Poussin eseguì quella del Gange, Jacopo A. Fancelli quella del Nilo, Antonio Raggi quella del Danubio e Francesco Baratta quella che rappresenta il Rio della Plata. Nell’osservare la fontana da lontano si può distinguere un basamento bianco scavato al centro, articolato e animato dalle sculture, e sormontato da un alto obelisco egiziano rinvenuto nel 1647 nel Circo di Massenzio. Il forte slancio verso l’alto dell’obelisco conferisce all’intera costruzione un effetto ascensionale per l’accentuata verticalità. Nella sommità dell’obelisco vi è una colomba in bronzo dorato alta un metro e 70 centimetri e allude alla colomba biblica che annunciò a Noè la fine del diluvio universale.                                                                                                                                                            Alla base della fontana vi è un grande roccione, apparentemente irregolare, articolato in quattro speroni sporgenti e in quattro cavità o grotte, comunicanti, orientate secondo i punti cardinali. Come raccordo tra la parte inferiore scolpita e l’obelisco, c’è un’alta base a forma di parallelepipedo, dove si trova un’iscrizione latina in cui si legge che la fontana serviva per «offrire amenità a chi passeggia, come bevanda per chi ha sete e come occasione per chi vuole meditare».                                                                                                                                                          L’ampia vasca circolare, su una pavimentazione di travertino, è delimitata da un basso bordo ed è scandita ritmicamente da cornici quadrangolari di marmo grigio. Vista dall’alto si comprende come la fontana sia stata ideata su elementi e forme geometriche: il cerchio che delimita la base; la base quadrangolare del roccione; e il tronco piramidale. Girando intorno alla fontana, a sinistra della grotta, è possibile ammirare il personaggio con il bastone che rappresenta il fiume Gange che ha un aspetto imponente. Dalla spalla sinistra gli scende sulla schiena un telo che si avvolge sul lato destro per poi piegarsi sotto il corpo massiccio. Il volto di quest’uomo è circondato da una folta chioma trattenuta da un serto di foglie, il mento è ornato da una barba ricciuta, il corpo possente mostra una muscolatura da artista.                                                                                                                                                 Ruotando intorno alla grande vasca circolare s’incontra un altro personaggio nudo, muscoloso, seduto su uno sperone di roccia e con una gamba tesa verso l’acqua, che rappresenta il fiume Nilo. Questa figura “velata” con una mano tenta di sollevare il velo che gli avvolge il capo e gli lascia scoperta la parte inferiore del viso con la barba fluente. Un altro panno drappeggiato si avvolge alla gamba destra coprendo le sue nudità. Secondo la leggenda la figura che personifica il Nilo ha il capo coperto per non essere costretta a vedere la facciata della chiesa di Sant’Agnese, posta davanti, opera di Francesco Borromini. Questa figura di spalle semisdraiata appoggia l’avambraccio destro sul piano roccioso, mentre l’altro braccio è alzato quasi volesse ripararsi da qualcosa.

Il terzo personaggio scolpito è una figura esotica che rappresenta il fiume Rio della Plata dalle caratteristiche somatiche diverse dagli altri. Infatti è calvo, con una barbetta biforcuta e le labbra molto accentuate. Questa figura ha un mantello ampio che gli si avvolge in drappeggi attorno al corpo, il braccio sinistro proteso davanti al volto, quasi a difesa di qualche nemico invisibile. Anche il corpo sembra arretrarsi e, più che seduto, sembra caduto a terra per una improvvisa illuminazione. Ai suoi piedi, sulla roccia, sono scolpiti fichi d’India selvatici.                                                                                                                                              Il quarto fiume, il Danubio, è rappresentato da un personaggio possente con la barba e i capelli lunghi e ricciuti. Il suo atteggiamento dinamico sembra ricavarsi dal suo essere a cavalcioni di uno sperone roccioso. Ha il volto e parte del corpo rivolto verso l’interno della fontana e con un  braccio sembra aggrapparsi o strappare un ramo che sporge dalla roccia.                                                                                                       Nella Fontana dei Fiumi si trovano altri importanti particolari: alberi, piante, animali. Sulla soglia di una  grotta cresce un’alta palma dal fusto sottile e flessuoso, le cui foglie sembrano agitate dal vento. Dall’antro della grotta si affaccia un leone dalla folta e ricciuta criniera, le zampe divaricate e il muso proteso verso l’acqua nell’atto di bere. All’ingresso di un’altra grotta si trova un mostruoso animale un po’ uccello, un po’ pesce, in po’ leone. Al centro da una stretta e profonda cavità sembra saltare fuori all’improvviso un cavallo. Ha la criniera scarmigliata e le zampe piegate, protese in avanti quasi stesso uscendo scalpitando al galoppo. Accanto vi è un grosso pesce emergente dall’acqua, con la coda guizzante.                                                                                                                                                                   Al culmine di una grotta si trova un grande stemma araldico del papa, ricco di decorazioni e simboli. Nella parte superiore la pietra è decorata con tre gigli stilizzati, mentre nella parte bassa è raffigurata una colomba con un ramo d’ulivo nel becco. La Fontana dei Quattro Fiumi costituisce un gioiello per l’urbana decorazione della città e il Bernini si dedicò a quest’opera in quanto gli offriva molte possibilità espressive per la sua fantasiosa creatività. Infatti luce, colore e movimento si fondono sotto gli occhi dello spettatore in un prodigioso spettacolo.


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