Abbiamo letto con attenzione il progetto di ristrutturazione di Palazzo M, uno degli edifici più simbolici e riconoscibili di Latina. Nessuno mette in discussione la necessità di intervenire per garantire sicurezza, efficienza energetica e adeguamento degli impianti. La domanda però è un’altra: quale idea di città c’è dietro questo intervento? E, soprattutto, ancora una volta, quale ruolo svolge l’Amministrazione? Tanto si dice e si scrive su Palazzo M. Come non sia un edificio qualsiasi, ma uno dei luoghi che raccontano la storia urbana di Latina. Eppure, il progetto conferma una destinazione quasi esclusivamente amministrativa e istituzionale, senza che emerga alcuna riflessione sul possibile utilizzo culturale, civico o pubblico di almeno una parte di questo grande patrimonio. Anzi, dagli elaborati emerge anche la previsione di nuovi cancelli sul fronte dell’edificio, con l’obiettivo di limitare l’accesso nelle ore notturne, così come richiesto dalla Guardia di Finanza. Una scelta che rischia di accentuare ulteriormente la separazione tra uno dei luoghi più rappresentativi della città e la comunità che lo circonda. Noi riteniamo che il tema non possa essere considerato una semplice questione tecnica. È una scelta che riguarda il futuro urbano e simbolico di Latina.
Ci chiediamo allora: il Comune di Latina cosa pensa di questo progetto? Ha tentato di esprimere un indirizzo politico? Ritiene che la destinazione esclusivamente istituzionale di Palazzo M sia la soluzione migliore per il futuro di uno degli edifici più importanti della città? Condivide l’idea di una progressiva chiusura di questi spazi o ritiene che debbano essere valorizzati anche attraverso funzioni aperte alla cittadinanza?
La domanda è tanto più legittima perché negli ultimi anni l’Amministrazione ha spesso richiamato il valore della Città di Fondazione, della sua architettura e della sua storia urbana, nei suoi termini e con i suoi modi che, ovviamente, non condividiamo. Ma, in ogni caso, ci fa sinceramente ridere – o piangere, scegliete voi – vedere come tanta enfasi sulla città di fondazione si dissolva ogni volta che occorre incidere davvero sul destino dei suoi luoghi simbolo. Occorre prendere posizione quando si interviene concretamente sui luoghi che rappresentano quella storia. Il silenzio e il superamento del
centrodestra, in questa vicenda, sono abbastanza indicativi. Sono anni che assistiamo ad appelli accorati sulla riscoperta dell’identità della città, sul recupero del nucleo di fondazione, sulla valorizzazione dei suoi edifici simbolo. Ricordiamo dichiarazioni, convegni, iniziative pubbliche e, in ultimo, persino la visita dell’allora Ministro della Cultura Sangiuliano – qualcuno se lo ricorda? – che immaginava per Palazzo M funzioni universitarie e culturali (non il primo, ovviamente). Ricordiamo, poi, prese di posizione di esponenti della maggioranza che indicavano proprio in questo edificio uno dei luoghi strategici per il futuro della città.
E allora viene da chiedersi: tutto qui?
Di fronte a un progetto che ne conferma integralmente la destinazione a uffici e ne prevede perfino una maggiore chiusura verso la città, nessuno ha nulla da dire? Nessuno ritiene di dover avanzare una proposta, una visione, una richiesta? Oppure, semplicemente, il centrodestra pontino non ha alcun peso nelle scelte che riguardano davvero Latina?
Per anni vi siete presentati come i custodi della memoria e dell’eredità urbanistica di Littoria. È una responsabilità che rivendicate spesso (talvolta male, senza la profondità e lo studio che questi temi meriterebbero). Ma, assumiamo sia così: essere custodi significa anche intervenire quando si decide il destino dei luoghi simbolo della città, non soltanto celebrarli nei convegni, nelle ricorrenze, nelle fotografie di circostanza o sulle rispettive bacheche di Facebook. Altrimenti la retorica sull’identità urbana resta soltanto questo: retorica. E Palazzo M rischia di diventare l’ennesima prova della distanza tra ciò che la destra pontina proclama e ciò che, concretamente, riesce a ottenere per la città.
Aggiungiamo un ulteriore elemento. Il Comune ha sottoscritto con l’Agenzia del Demanio il Piano Città. Vorremmo sapere se, nell’ambito di quel percorso, siano stati individuati o siano in corso di individuazione altri immobili pubblici destinati ad accogliere funzioni istituzionali statali. Perché se esistono alternative, allora diventa ancora più legittimo interrogarsi sul destino di Palazzo M e sulle opportunità che potrebbero aprirsi per una sua diversa valorizzazione.
Infine, riteniamo che anche la Fondazione Latina 2032 debba esprimere una valutazione. Il dibattito sul patrimonio architettonico della città non può limitarsi alle ricorrenze o alle iniziative culturali. Riguarda anche le scelte concrete che vengono compiute sugli edifici simbolo di Latina. Cosa ne pensa, ad esempio, il suo Presidente? La questione, in fondo, non è se Palazzo M debba continuare ad ospitare funzioni istituzionali. La questione è se uno degli edifici più importanti della città debba limitarsi a questo.
Noi crediamo che Latina debba iniziare a interrogarsi su come rendere i propri luoghi simbolo più aperti, vissuti e accessibili, capaci di ospitare cultura, memoria, iniziative pubbliche e momenti di partecipazione. Capaci, cioè, di restituire significato alla cittadinanza. Luoghi capaci, cioè, di restituire significato alla cittadinanza. Basta cattedrali vuote, chiuse o anonime.
Attendiamo risposte istituzionali. Se ci saranno.
Valeria Campagna Leonardo Majocchi
Consiglieri comunali – Partito Democratico
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