Caravaggio è morto ad Arpino nel 1610, la tesi storica dello studioso Eliseo Sangermano

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ELISEO SANGERMANO, STUDIOSO ARPINATE, SOSTIENE DA TEMPO LA TESI CHE CARAVAGGIO SIA DECEDUTO AD ARPINO NEL 1610
IL TESTO DELL’INTERVENTO DELL’AMICO ELISEO SANGERMANO:
Ad avvalorare la tesi sostenuta dal critico d’arte tedesco Sandrart, nel suo libro Teutsche Accademie, secondo cui Caravaggio mori ad Arpino nel 1610 a causa di un forte stato febbrile, ci sarebbero vari fattori riepilogativi. In primis, bisogna tenere in considerazione che Angelo Merisi era amico e coetaneo di Bernardino Cesari, ancor prima che entrasse in bottega dal fratello per imparare l’arte da suo fratello Giuseppe – il pittore detto Cavalier d’Arpino. Bernardino Cesari fu ritratto da Caravaggio negli anni della loro amicizia, quadro che si trova alla Galleria di San Luca a Roma . Dato questa intenso rapporto giovanile, si può dire che quando era a bottega i due amici non mancarono di frequentare Arpino, dove i Cesari possedevano un palazzetto con stazione di posta con cavalli, carrozze e scudieri. Arpino era allora considerata la piccola Parigi, per l’eccellenza dei suoi commerci . Non trascuriamo altri fattori come la vetusta’ delle sue mura, l’unico l’arco a Sesto Acuto al mondo, sommi arpinati come Cicerone, Marco Vipsanio Agrippa, Caio Mario, nomi storici della Roma Imperiale. Caravaggio – dopo l’agguato subito al Cerriglio di Napoli – era così mal conciato che penso’ bene di riparare ad Arpino. Alcuni biografi del Novecento scrissero del suo imbarco in feluca in mare in balia delle onde che l’avrebbero portato a morire all’Argentario, a Porto Ercole. La Marchesa Costanza Colonna – sua protettrice – mai avrebbe assecondato questo viaggio via mare, quando per lei era più comodo via terra, percorso collaudato dai suoi Feudi proprio in quel territorio laziale, più vicino a Roma, dove si diceva che Caravaggio avrebbe ottenuto la grazia Pontificia. Sandrart fu quindi l’unico biografo di quel tempo che scrisse della sua morte avvenuta ad Arpino, tratto dal suo periodo trascorso a Roma del 1629 al 1635. La notizia della morte di Caravaggio era sottaciuta da amici e nemici per gli ambigui e sporchi interessi che costellavano in quella Roma . Se i fratelli Cesari – Giuseppe e Bernardino – avessero detto la verità su Caravaggio deceduto a casa loro ad Arpino, significava essere complici di un condannato alla pena capitale. Chiare tutte le conseguenze che si sarebbero frapposte per i loro interessi economici con la Santa Sede. Valga pertanto che Caravaggio, come scrisse Sandrart, mori ad Arpino per febbre.


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Paolo Iannuccelli
Paolo Iannuccelli è nato a Correggio, provincia di Reggio Emilia, il 2 ottobre 1953, risiede a Nettuno, dopo aver vissuto per oltre cinquant'anni a Latina. Attualmente si occupa di editoria, comunicazione e sport. Una parte fondamentale e importante della sua vita è dedicata allo sport, nelle vesti di atleta, allenatore, dirigente, giornalista, organizzatore, promoter, consulente, nella pallacanestro. In carriera ha vinto sette campionati da coach, sette da presidente. Ha svolto attività di volontariato in strutture ospitanti persone in difficoltà, cercando di aiutare sempre deboli e oppressi. É membro del Panathlon Club International, del Lions Club Terre Pontine e della Unione Nazionale Veterani dello Sport. Nel basket è stato allievo di Asa Nikolic, il più grande allenatore europeo di tutti i tempi. Nel giornalismo sportivo è stato seguito da Aldo Giordani, storico telecronista Rai, fondatore e direttore della rivista Superbasket. Attualmente è presidente della Associazione Basket Latina 1968. Ha collaborato con testate giornalistiche locali e nazionali, pubblicato libri tecnici di basket e di storia, costumi e tradizioni locali Ama profondamente Latina e Ponza, la patria del cuore.