Carne della mia Carne : Il ritorno di Dario Argento tra le nebbie di Latina. Manuela Arcuri protagonista

340

Il cinema di Dario Argento è sempre stato una questione di sguardi: sguardi terrorizzati, sguardi che spiano nell’ombra, sguardi che si chiudono davanti all’orrore. Con il suo ultimo lavoro, Occhiali Neri, il Maestro del brivido non solo torna a raccontare la cecità e la visione, ma compie un viaggio a ritroso verso le sue radici estetiche e geografiche, scegliendo il Lazio e, in particolare, il territorio di Latina come palcoscenico per un nuovo incubo urbano e rurale. In questo contesto di “ritorno a casa”, spicca la presenza di Manuela Arcuri, icona della bellezza mediterranea e orgoglio della terra pontina, che segna con la sua partecipazione un ponte tra la serialità popolare e il cinema d’autore di genere.

Manuela Arcuri non ha mai nascosto il legame viscerale con Latina. Per l’attrice, tornare a girare nei luoghi della sua adolescenza sotto la direzione di un pilastro del cinema mondiale come Dario Argento ha rappresentato una sorta di consacrazione emotiva. Sebbene la sua carriera l’abbia portata lontano dai confini della provincia, la sua immagine rimane indissolubilmente legata a quel mix di solarità e mistero che caratterizza l’Agro Pontino.

In Occhiali Neri, la Arcuri si inserisce in un tessuto narrativo che Argento ha costruito con minuziosa crudeltà. La sua bellezza, definita spesso “carne della mia carne” per quel senso di appartenenza quasi biologico alla terra laziale, contrasta con le atmosfere cupe e sporche del film. La scelta di Latina non è casuale: l’architettura razionalista, i canali infiniti e le strade dritte che sembrano perdersi nel nulla offrono al regista quella “geometria della paura” che da sempre predilige.

Il film racconta la storia di Diana (Ilaria Pastorelli), una giovane escort che perde la vista a causa di un terribile incidente causato da un misterioso serial killer. Accompagnata dal piccolo Chin, la protagonista intraprende una fuga disperata che la porterà dai vicoli oscuri di Roma fino alle campagne desolate nei pressi di Latina.

È qui che il film cambia pelle. Se la prima parte è un omaggio al giallo classico degli anni ’70, la seconda parte diventa un survival horror immerso nella natura. Latina e i suoi dintorni si trasformano in un labirinto verde e fangoso. I canali della bonifica diventano trappole mortali, e la fitta vegetazione nasconde minacce ataviche (come i serpenti d’acqua, in una delle scene più iconiche e “splatter” della pellicola).

Argento utilizza il territorio pontino per evocare un senso di isolamento totale. La provincia non è più un rifugio sicuro dalla metropoli violenta, ma un luogo dove il male può correre libero tra i filari di kiwi e le paludi che sembrano voler reclamare il loro antico dominio.

Il ritorno a Latina di Argento è anche un omaggio alla sua storia personale e professionale. Il regista ha spesso dichiarato di amare le zone di confine, quelle terre di mezzo dove la civiltà sembra ancora lottare contro una natura selvaggia.

“Latina ha una luce particolare,” ha spiegato Argento in diverse interviste. “È una luce piatta, quasi clinica durante il giorno, ma che diventa spettrale al crepuscolo.” Questa estetica si sposa perfettamente con la fotografia del film, che alterna i neri profondi (simbolo della cecità di Diana) a sprazzi di rosso sangue, il marchio di fabbrica del Maestro.

L’inclusione di Manuela Arcuri nel cast è un riconoscimento a questa territorialità. La Arcuri incarna l’anima di una regione che ha dato tanto al cinema italiano, dai tempi del neorealismo fino alle grandi produzioni internazionali. Vedere la sua immagine riflessa nello specchio deformante di Argento regala al pubblico un cortocircuito affascinante: la “diva” della fiction rassicurante che entra nel regno dell’incubo.

Occhiali Neri non è solo un film, ma un atto di resistenza cinematografica. In un’epoca di effetti digitali e thriller patinati, Dario Argento torna all’artigianato del brivido, al sangue finto che macchia la terra vera. E lo fa partendo da Latina, un luogo che nell’immaginario collettivo sta vivendo una rinascita culturale, diventando sempre più spesso set per storie che scavano nell’identità italiana.

Tra la carne della sua carne, Manuela Arcuri, e il genio indiscusso di un uomo che ha insegnato al mondo come avere paura, il territorio pontino si conferma protagonista silenzioso ma imprescindibile. Il ritorno di Argento è un grido nell’oscurità di una notte laziale, un richiamo che ci ricorda che, non importa quanto lontano andiamo, le nostre radici — e le nostre paure — ci aspettano sempre a casa.

Alessandra Trotta (Giornalista e scrittrice)


News-24.it è una testata giornalistica indipendente che non riceve alcun finanziamento pubblico. Se ti piace il nostro lavoro e vuoi aiutarci nella nostra missione puoi offrici un caffè facendo una donazione, te ne saremo estremamente grati.