Era stato discusso in Corte d’Appello, lo scorso 19 marzo, il ricorso che chiedeva la ricusazione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, presentato da Giovanni Secci, tramite l’avvocato difensore Renato Archidiacono. La Corte d’Appello, dopo la discussione dell’avvocato difensore, si era riservata.
La decisione è arrivata con il rigetto del ricorso da parte dei giudici romani dell’Appello per i quali non c’è incompatibilità tra il gip Cario che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare e l’ex vice sindaco di Sabaudia, Giovanni Secci.
L’inchiesta sui chioschi di Sabaudia, lo scorso 7 marzo, aveva visto un altro giro di boa con il rigetto del ricorso da parte del Riesame di Roma per l’ex vice sindaco Giovanni Secci. Respinto il ricorso dal Tribunale del Riesame di Roma, composto dai giudici Maria Agrimi, Olga Manuel e Enrica Villani, Secci è rimasto agli arresti domiciliari, a differenza degli altri due co-indagati accusati come l’ex vice primo cittadino di turbativa d’asta.
Lo stesso Tribunale del Riesame di Roma aveva, infatti, riformato l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per i due dirigenti del Comune di Sabaudia, Elsa Cautilli, difesa dagli avvocati Giulio Mastrobattisti e Francesco Fedele, e Giuseppe Caramanica, assistito dall’avvocato Massimo Signore. In ragione di questa riforma, i domiciliari erano stati sostituiti dalla misura dell’interdizione dall’esercizio del servizio di pubblico dipendente per la durata di un anno. Una decisione nei confronti della quale la difesa di Cautilli ha annunciato ricorso in Cassazione poiché fortemente insoddisfatta dell’esito.
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