LATINA- Che peccato, Sindaco Coletta!

Il suo mandato sta per terminare senza che la città di Latina ne abbia

avuto coscienza.

Vede, io al secondo turno l’ho votata. Non soltanto io, ma l’intera

mia famiglia e la maggior parte degli amici. Posti davanti a quel

confronto, da una parte i responsabili dello sfascio morale e politico

di questa città e dall’altra l’homo novus, nessuno ha avuto un

briciolo d’esitazione.

Lo dimostrano in modo evidente le percentuali che a Latina Scalo

incoronarono lei a dispetto dell’autoctono suo sfidante.

Insomma, noi l’abbiamo votata per disperazione convinti come eravamo

che il suo fosse un laboratorio civico lontano dai partiti.

Tempo qualche mese e lei, Signor Sindaco, ha mostrato il suo vero

volto. Quello, cioè, di un uomo di sinistra. Non certo di una sinistra

socialista e liberale, quanto molto più affine ad un vecchio

repertorio ammuffito e retorico del post comunismo. Lo ha reso

evidente mutando il nome di quel parco comunale che tutti noi, vecchi

e piccini, abbiamo chiamato sempre e soltanto “giardinetti”. La sua

esigenza, tutta politica, era eliminare con un tratto di penna il

cognome Mussolini. Veda, signor Sindaco, lei dovrebbe sapere che la

damnatio memoriae genera passioni buie.

Partecipando stamane ai funerali di Giancarlo Piattella mi è venuta

alla mente una prima pagina del “Tempo” di molti anni fa. Precisamente

del 1991. Pensi, io sarei nato due anni dopo. Tuttavia, studiando,

ritrovai le dichiarazioni che fece in quel tempo Piattella, eletto

Consigliere Comunale per i liberali, circa la ipocrisia e

l’insensatezza di aver cambiato il nome della città. Per Piattella

Latina si sarebbe potuta chiamare benissimo Littoria ché, come canta

il compagno De Gregori in una bella canzone “la storia non ha

nascondigli”.

Lei ed i suoi, invece, avete un amore smisurato per il

nascondiglio. Quasi che il trastullo vostro fosse giocare a nascondino

col cittadino. Perché non camminate la città, abbracciandola,

stringendo mani, fermando le persone? Perché salutate a stento coloro

i quali vi hanno consentito ciò che per voi sarebbe stato

inconcepibile fino a qualche anno fa, cioè governare una città che in

fondo non amate?

La mia è una accusa grave, me ne rendo conto. Voi non amate Latina.

Innanzitutto non amate la sua , la nostra Storia. Una vicenda che ha

origine tutta quanta nel ‘900, questo secolo dolceamaro e pure così

affascinante. Durante quegli anni, infatti, si alternarono vita e morte,

alto e basso, bellezze ed orrori. Si firmarono le mostruose leggi

razziali e però si completarono le bonifiche integrali di questa Terra che costarono quasi la morte a mio nonno. Fortuna rimedió il

chinino!

Dunque, quella Storia voi l’avete rimossa e così facendo non siete

stati in grado di edificare uno straccio di futuro. La vedete Latina

come è ridotta? Cade a pezzi. Le buche la invadono, i topi ballano e

le opere pubbliche non si sa che fine abbiano fatto.

Veda, lei cita molto spesso il “sistema Latina”. Figurarsi se non le

do ragione. Certo che, dal 2011 in poi, vi è stato un cortocircuito

della legalità. Da quando cioè, un golpe post-moderno, ha disarcionato

un Sindaco in carica nello studio di un notaio.

Non mi pare, a dire il vero, che le cose siano cambiate verso il

meglio. Un membro della sua Giunta ha subìto persino un provvedimento

cautelare. In città volano le pallottole, in Questura le famiglie rom

si sentono ancora in diritto di intimorire i poliziotti. Dunque dov’è

questa rivoluzione, dov’è questo cambiamento che auspicavamo nel

mentre l’abbiamo votata quattro anni fa?

Lei avrebbe potuto e dovuto circondarsi delle migliori intelligenze e

professionalità di cui Latina dispone.

Ha scelto, purtroppo, un esercito di mediocri. Prova ne siano i

numerosi, incalcolabili “rimpasti” a cui ha sottoposto

l’amministrazione. Soltanto il settore delle Attività Produttive

conta , al momento, il terzo Assessore.

Peccato. Sarebbe potuto essere un esperimento interessante innovativo

soprendente, il suo.

Sarà soltanto un brutto sogno, invece. Dal quale auguro alla mia città

di svegliarsi ancora viva.

 


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