Dante’s Dream: quando la poesia si fa musica, la musica diventa poesia

Intervista esclusiva di News-24.it al musicista e compositore Fabius Constable, direttore della Celtic Harp Orchestra e padre del "Dante's Dream", progetto che si è conquistato il patrocinio del Ministero della Cultura in occasione del VII centenario della morte del Sommo Poeta.

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Como – 9 marzo 2021

Nella cornice del VII centenario della morte di Dante Alighieri, in un 2021 che ci vede ancora preda di una pandemia che ha messo a dura prova il mondo dell’arte e della musica privandoci, quasi si fosse incarnata mefistofelicamente nel peggiore dei nemici, del cibo dell’anima, arriva il “Dante’s Dream: Tutte quelle vive luci”, progetto aggiudicatosi il patrocinio del Ministero della Cultura, che insieme al Comitato per le Celebrazioni, alle città Dantesche e a tante altre realtà territoriali, nazionali e internazionali, si occupa di questo importante anniversario. (Qui il nostro articolo sulla conferenza stampa tenuta dal Ministro Franceschini https://www.news-24.it/il-cibo-dellanima-non-e-retorica-il-valore-di-dante-in-piena-pandemia/)
Padre di questo virtuoso progetto è Fabius Constable, nome d’arte del Cav. Fiabio Conistabile, musicista e compositore comasco, direttore della Celtic Harp Orchestra, che ha incantato con la sua musica importanti personalità nazionali e internazionali, ricevendo encomi in tutto il mondo, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ai reali d’Inghilterra, per citarne alcuni, e collaborando con artisti di fama mondiale, come Andrea Bocelli e Willi Burger (campione del mondo di armonica cromatica).
Lo spettacolo Dante’s Dream è nato circa 15 anni fa, ricevendo notevoli apprezzamenti, tra i quali ricordiamo quelli di Roberto Benigni e di Akie Abe (fino al 2020 first lady giapponese), ed evolvendosi fino alla sua versione attuale, in cui è fatto musica il viaggio di Dante attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, un percorso “drammatico e allo stesso tempo di liberazione: prima di salire si deve scendere nell’abisso umano, si deve provare tutto il dolore degli uomini, piangere tutte le lacrime del mondo.”

Abbiamo incontrato Fabius Constable e gli abbiamo rivolto qualche domanda per indagarne il genio creativo in questa intervista esclusiva.

Come si è sviluppata in lei la passione per la musica e in particolare per l’arpa?
La passione per la musica è nata grazie ai miei genitori, che mi hanno iscritto a pianoforte all’età di quattro anni: solo con il tempo mi sono reso conto del grandissimo dono che avevo ricevuto; dopo gli studi classici sono stato attratto dall’Arpa Celtica grazie al suo immaginario leggendario e alla sua vicinanza con la Natura, oltre che per la sua tradizione plurimillenaria. E’ stato ed è un modo di toccare le radici antropologiche della musica, in modo profondo e affascinante.”

Com’è nata la Celtic Harp Orchestra e quale pensa sia l’elemento dirimente per avvicinarla ai più giovani e a coloro che ancora non la conoscono?
La Celtic Harp Orchestra è nata dopo un concerto per 44 arpe che doveva restare un unicum: i musicisti si sono divertiti a tal punto da decidere di strutturarla in maniera permanente. Molti sono i giovani che militano tra le nostre fila e credo che l’elemento più importante sia mostrare come si possa fare buona musica senza perdere mai di vista la passione, l’ispirazione e -cosa che conta moltissimo- la vita assieme. Un’orchestra non è solo musica, ma anche storie personali, viaggi, notti a chiacchierare nelle hall degli hotel e il confrontarsi con la necessità di risolvere le difficoltà come gruppo, insieme.”

Dante’s Dream: come ha preso vita? Perchè Dante? Che cosa nel Sommo Poeta l’ha ispirata?
Il progetto è nato durante una lezione di Storia della Musica all’Università degli Studi di Milano, osservando lo spartito di un madrigale di Petrarca, mi colpì il fatto che molta della lirica che noi ora trattiamo esclusivamente come materiale letterario fosse, nei secoli scorsi, cantata. Ho pensato al grande potenziale che la musica poteva offrire affinché la poesia diventasse canzone, anche se solo per qualche minuto. Scrivendo le prime note mi sono subito accorto dell’intensità emotiva che i versi potevano guadagnare e ho deciso di continuare confrontandomi con gli endecasillabi scritti dall’uomo che, nel tempo, si sarebbe dimostrato il più grande dei patrioti italiani, donando a noi tutti una base linguistica capace di unirci e di renderci consapevoli come nazione e come popolo.”
Lo scorso lockdown ha avuto un impatto importante sul suo spettacolo, nato come “Musiche dall’Inferno”, passato a “I fiori dell’Inferno” e infine giunto, a seguito di quanto accaduto nel 2020, al titolo “Tutte quelle vive luci”, può spiegarci lo spirito di questa nuova declinazione?

Il Covid-19 è stato, e purtroppo ancora è, una “selva oscura”. Abbiamo accumulato troppa sofferenza per non sentire il bisogno di “rivedere le stelle” e allo stesso tempo ci siamo resi conto di quanto i nostri sforzi, la nostra pazienza, perseveranza, la nostra solidarietà, ci abbiano reso di fatto, tante “vive luci”.”

In che modo gli eventi legati alla pandemia hanno influenzato la sua creatività e il suo lavoro come compositore? La musica le è stata d’aiuto?

La musica è d’aiuto sempre, specialmente quando ci si trova ad affrontare momenti di grande difficoltà. La pace del mondo senza gli uomini, del primo grande lockdown, si è presto tramutata in musica. Il silenzio mi ha donato ispirazione, i contrasti interiori hanno rafforzato la mia autodisciplina e il mio metodo, il tempo libero mi ha donato preziosissime ore di esercizio sul pentagramma.
La sua carriera è costellata di importanti encomi, tra cui quello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e di emozionanti collaborazioni, tra le tantissime cito l’esibizione con Andrea Bocelli al Teatro Verdi di Pisa. Se dovesse scegliere un unico momento della sua vita artistica, quale l’ha resa più felice?
Nonostante l’onore e il grande privilegio dei nomi importanti da lei citati e da altri ancora, il momento più intenso della mia vita artistica è stato probabilmente suonare per le persone nei rifugi d’emergenza giapponesi, nei giorni immediatamente successivi alla catastrofe nucleare di Fukushima.

Che cosa direbbe ai giovani che desiderano dedicare la propria vita alla musica, aspirando a un successo come il suo, ma che in questo momento vedono il mondo dello spettacolo e dell’arte gravemente in difficoltà a causa del coronavirus?
Gli direi di non aspirare al successo, ma alla crescita personale e alla felicità, perché questo è ciò che la musica dona, indipendentemente dalle difficoltà. Agli artisti direi di essere pazienti e di farsi orgogliosamente valere come categoria: l’arte è un campo unificante e una società unita può superare ogni difficoltà.

La musica e l’arte, la letturatura, ci corrono in aiuto nei momenti più gravi sia delle nostre vite personali, che del corso della storia: stiamo attraversando un momento di grande sofferenza che colpisce l’intera umanità e che veste i panni di un temibile nemico anche per la cultura: non dobbiamo permettere che si spenga l’interesse per quanto esiste di più alto tra le opere dell’essere umano, lasciamoci invece assistere nell’oscurità dai versi, dalle note, da un cibo di cui la nostra anima non può fare a meno.

Il sito della Celtic Harp Orchestra: http://www.arpaceltica.com/


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