Denaro per indirizzare pazienti in cliniche private. Arrestato Roberto Palumbo primario del Sant’Eugenio

25

Denaro per indirizzare i pazienti verso strutture private. È un’indagine che scuote la sanità laziale, quella che venerdì scorso ha portato all’arresto di un medico e di un imprenditore.Il punto di partenza è un’inchiesta per corruzione nell’ambito di un’indagine che approfondisce le dinamiche affrontate dai pazienti costretti a sottoporsi alla dialisi, un percorso caratterizzato da lunghe liste d’attesa. Quello di arrivo, almeno per il momento, è una mazzetta consegnata a un primario dell’Ospedale Sant’Eugenio di Roma e intercettata dalle forze dell’ordine.

È l’epilogo di un lavoro che gli agenti della sezione anticorruzione della Squadra Mobile portano avanti da oltre un anno. Alcuni mesi fa, infatti, avevano intuito cosa accadeva tra le stanze del polo sanitario romano. Così, venerdì, quando hanno assistito allo scambio di denaro, sono entrati in azione e hanno fermato il primario dell’Unità operativa complessa di Nefrologia e Dialisi, Roberto Palumbo, nome noto negli ambienti medici romani, spesso invitato a convegni e trasmissioni televisive e in passato insignito di incarichi di prestigio. Era in macchina, al suo fianco l’imprenditore Maurizio Terra, al vertice di alcune cliniche partecipate anche da uno dei gruppi più importanti nel panorama italiano delle dialisi. Poco prima i due si erano incontrati dalle parti della Regione Lazio, poi erano saliti in macchina per la consegna: 3.000 euro in banconote da 100 e da 50 euro.

La misura cautelare è stata immediata: il dottore è stato accompagnato in carcere, mentre Terra, in questo momento, è nel suo appartamento, agli arresti domiciliari. Entrambi sono stati interrogati e adesso attendono la decisione del giudice per le indagini preliminari che dovrà stabilire se convalidare o meno il fermo. L’accusa è di corruzione e si riferisce alla mazzetta da 3.000 euro intercettata dagli investigatori della Mobile di Roma. Ovviamente non si tratta di un’operazione fortuita: la polizia non era lì per caso quando il medico riceveva il denaro dall’imprenditore. Gli agenti sono entrati in azione nell’ambito di un’indagine più ampia, un fascicolo che da tempo gira tra i corridoi della procura di Roma, in particolare nelle stanze dei due magistrati che stanno ricostruendo la vicenda: il pubblico ministero Gianfranco Gallo e il procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, che coordina il primo dipartimento, quello che si occupa di reati commessi nell’ambito della pubblica amministrazione.

L’indagine non è ancora conclusa. Secondo l’ipotesi investigativa, ancora da verificare e sottoposta a tutte le cautele del caso, Palumbo avrebbe sfruttato il suo ruolo e, soprattutto, il peso delle liste d’attesa. Avrebbe quindi indirizzato alcuni pazienti dializzati verso strutture private “amiche”, riconducibili all’imprenditore. Non un semplice consiglio professionale ma un meccanismo: un flusso di pazienti in cambio di denaro.

I pm ipotizzano anche che siano state utilizzate società di comodo, intestate a prestanome – con un oggetto sociale che rimanda ad attività di consulenza – per mascherare i passaggi di soldi. Proprio per questo, al momento, nell’inchiesta risultano coinvolte dodici persone. Dopo l’indagine sono state perquisiti diversi medici e imprenditori. Il nome più rilevante è quello di Palumbo. Un medico di lungo corso, con un curriculum ampio e un profilo spesso raccontato dalle televisioni. Ora, invece, il suo nome è scritto in un altro tipo di registro, quello che scandisce i tempi dell’indagine giudiziaria. Il resto della storia è ancora da scrivere. Anche se molto è già cristallizzato. La Regione, interpellata, non commenta un’inchiesta che non li coinvolge.

( Fonte La Repubblica)


News-24.it è una testata giornalistica indipendente che non riceve alcun finanziamento pubblico. Se ti piace il nostro lavoro e vuoi aiutarci nella nostra missione puoi offrici un caffè facendo una donazione, te ne saremo estremamente grati.