Anche se stiamo attraversando un periodo molto difficile, molte associazioni non smettono di operare. La Diaphorà è tra queste. Nonostante questo brutto periodo gli operatori continuano ad offrire un servizio importante a tante famiglie.

E le attività fervono, vero Bruno Mucci? Tu sei stato appena rieletto presidente. Questo significa che, e non c’erano dubbi, hai lavorato bene. Raccontaci com’è andata e quanto è impegnativo portare avanti un’associazione così grande e dinamica.

Il prossimo 4 dicembre, la Diaphorà compie 18 anni. Questa associazione con il tempo è diventata un’importante realtà, punto di riferimento per molte famiglie che hanno figli disabili e che spesso vivono in una condizione di solitudine. Soprattutto nella fase post-scolastica.
Nei miei primi tre anni da presidente ho cercato di portare avanti il prezioso lavoro di quelli che mi hanno preceduto, cercando di ottimizzare il settore amministrativo e organizzativo e una maggiore partecipazione dei volontari alle attività. Confesso che sono stati tre anni molto impegnativi, ma anche ricchi di soddisfazioni. Certo, avrei lasciato volentieri il testimone per riposarmi un po’, ma a quanto pare i soci avevano già ipotecato su di me le loro speranze e quindi non me la sono sentita di lasciare l’incarico.

Per rispondere alla domanda sull’impegno che richiede portare avanti la nostra associazione, è sufficiente visionare il bilancio economico, che da tre anni rendiamo pubblico sul nostro sito e sul gruppo Facebook Diaphorà Latina, nel rispetto della trasparenza e della fiducia di tutti i nostri sostenitori che possono verificare come vengono realmente utilizzate le donazioni.


State in un posto molto bello. Ed è partito anche l’orto. Per un’ortista vedere crescere quello che metti in terra e poi mangiarlo, è tra le soddisfazioni più belle. Come lo vivono i ragazzi? E avete quelle che si dicono… idee in grande?

Nel 2007 il Comune di Latina ci ha dato in affitto questo immobile alle porte del parco di Fogliano: una vecchia scuola rurale abbandonata da anni e ridotta a poco più di un rudere. Con il contributo di tanti amici e sostenitori, negli anni, siamo riusciti ad abbattere le barriere architettoniche e rifare gli impianti elettrici e idraulici, acquistare attrezzature ed arredi, sostituire i vecchi infissi e rifare il pavimento.

Insomma, per ridare vita a questo luogo sono stati necessari tanti sforzi economici ma anche tanta manodopera dei nostri meravigliosi amici e volontari che dedicano il loro tempo libero per rendere la sede sempre più bella ed accogliente e stare insieme ai nostri ragazzi e ragazze.

L’orto, laboratorio che abbiamo chiamato “ConfOrto” è una delle tante attività che si svolgono presso la nostra sede, ed è divisa in tre settori: Orticoltura, Floricoltura e, da quest’anno, Apicoltura, con tre nuove arnie e circa centomila api.
Abbiamo un orto sospeso, sul quale si può lavorare anche dalla carrozzina, e da quest’anno si può accedere in carrozzina anche tra i filari dell’orto sinergico.

Lo scorso anno i nostri ragazzi, con il metodo della talea, hanno realizzato un piccolo vivaio di piantine aromatiche, messe a dimora il 17 ottobre scorso, nelle aiuole di Viale Italia nel centro della città, questo li ha resi molto orgogliosi e fieri di aver contribuito ad abbellire uno dei luoghi più belli di Latina.


Ci sono dei volontari che si occupano delle vostre attività. Riuscite a coprire tutto?

I Volontari sono il vero motore della nostra associazione, l’energia propulsiva che ha reso possibile la formazione di una comunità di persone in grado di spostare l’attenzione dal concetto di “disabilità” a quello di “diversità”, dove le relazioni prendono il posto dei pregiudizi; dove il limite diventa condivisione e ci si accorge che nelle difficoltà si costruiscono rapporti intimi, sinceri, profondi. Oggi sono circa cinquanta i Volontari iscritti alla Diaphorà, impegnati nei diversi settori, sia nei laboratori che nelle attività di manutenzione e gestione della sede.

Poi, ci affidiamo alla collaborazione di esperti professionisti per gestire gli altri laboratori come Tango, Atletica, Musicoterapia, Nuoto, Floricoltura, Apicoltura, Ceramica, Teatro, ecc..

Inoltre abbiamo in attivo due ragazze e due ragazzi che svolgono il Servizio Civile Nazionale e altri quattro che svolgono il tirocinio formativo extracurriculare per persone con disabilità, entrambi della durata di un anno.

Lavoriamo anche con il Tribunale di Latina per lo svolgimento dei lavori di pubblica utilità come soluzione alternativa alla pena.




Quanti sono i ragazzi di Diaphorà?

Nonostante i problemi legati all’emergenza sanitaria in corso e a tutte le limitazioni, quest’anno si sono iscritti ai nostri laboratori 51 ragazzi e ragazze, dai 18 ai 50 anni. Un numero da capogiro per un’associazione che si sostiene solamente grazie al contributo delle famiglie e alle donazioni di tanti amici e sostenitori.

Tutto ciò ci rende orgogliosi e fiduciosi, ma anche consapevoli di avere una grande responsabilità per le aspettative che molte famiglie ripongono in noi, famiglie che provengono da tutto il territorio provinciale… addirittura, un ragazzo e una ragazza vengono da Anzio.

Come vivono questo periodo critico?

Durante il lockdown abbiamo attivato un sistema da remoto che ci ha permesso di portare avanti i laboratori con le videochiamate e mantenere i contatti con tutti, ragazzi e genitori, monitorare le criticità dovute alla paura e all’isolamento.

Il 14 maggio, con la fase 2, siamo partiti subito con passeggiate al mare ottenendo effetti benefici per il recupero di una serenità minacciata dall’ansia trasmessa dai mezzi di comunicazione.

Il 3 giugno abbiamo attivato il Summer Camp presso la sede di Fogliano e al mare dove i ragazzi hanno potuto svolgere tantissime attività ludico-formative pur rispettando le disposizioni governative inerenti la prevenzione e la sicurezza.
Un grazie speciale a tutti i professionisti che si sono resi disponibili a luglio e agosto in forma gratuita per portare avanti i laboratori sospesi nei mesi da marzo a maggio.

In questo momento i laboratori sono tutti attivi, con numeri ridotti e nel rispetto del DPCM, limitando gli ingressi alla sede solo alle persone autorizzate e l’utilizzo dei dispositivi di sicurezza e dell’igiene.

Vi seguo molto e vedo che non vi fermate mai. Ci sono altre idee in cantiere?

In cantiere c’è un progetto importante ed è quello che diciotto anni fa ci ha spinto a costituirci in Associazione. Immaginare un futuro dignitoso per i nostri figli, con un piano di di vita indipendente da realizzare insieme ai propri amici, ai propri affetti.

Stiamo progettando la prima casa famiglia della nostra città, un luogo necessariamente posizionato in zona centrale, per rendere autonomi i ragazzi negli spostamenti e poter mantenere i rapporti con la propria famiglia di origine. Un progetto in cui ci piacerebbe coinvolgere tutta la città, l’Amministrazione Comunale in primis, per studiare le soluzioni e trovare gli strumenti per raggiungere questo importante obiettivo.

A breve attiveremo un crowdfunding, (raccolta fondi) per sostenere le famiglie nell’acquisto dell’immobile, degli arredi e dei lavori di adeguamento.

Ci piace pensare che la realizzazione di progetti di vita indipendente diventi l’obiettivo di un’intera comunità, perché solo così possiamo essere sicuri della realizzazione di questo meraviglioso sogno.



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Mariassunta D'Alessio
Giornalista, scrittrice e blogger, con parecchi anni di giornalismo alle spalle. Ho iniziato a Latina Oggi, giornale appena nato e poi al Messaggero. Quindi a Roma per più di 20 anni, negli uffici stampa dei Ministri dell'Economia e Finanze e dell'Istruzione, Università e Ricerca. Qui ho diretto la redazione scientifica di Researchitaly, portale della Ricerca Internazionale. Un'esperienza unica quella di Roma, che mi ha portato a vincere importanti premi di giornalismo, come cronista, come miglior addetto stampa nella Pubblica Amministrazione e come scrittrice. L' ultimo è il premio Camilla. Mi occupo di Pari opportunità praticamente da sempre. Ho scritto libri e realizzato interviste a donne e uomini importanti. Fiera di averne fatte tre alla professoressa Rita Levi Montalcini ( compresa l'ultima concessami prima di morire), e poi a Margherita Hack, Umberto Veronesi e tanti altri, scienziati, politici, ministri, etc. Ora eccomi qui, a occuparmi di nuovo della mia città.