LATINA – «Sono sinceramente amareggiata ed offesa per quel che è accaduto intorno alla manifestazione ‘Lazio Pride’, che si terrà a Latina il prossimo 8 luglio».

Queste le parole della sindaca di Latina, Matilde Celentano, in relazione all’apertura fatta dopo il dialogo a distanza con Tiziano Ferro sulla possibilità che il comune di Latina potesse concedere il patrocinio al Lazio Pride, l’evento LGBTQ che si terrà nel capoluogo (dopo il rifiuto di Roma) il prossimo 8 luglio.

«Ad una mia iniziale apertura al dialogo e al confronto con le Associazioni – scrive la Celentano in un comunicato – si è risposto con una inaccettabile strumentalizzazione, come avvenuto a livello regionale.

Non è possibile condividere l’impianto centrale del documento redatto dagli organizzatori del Pride, prima fra tutte la pratica della maternità surrogata, in netto contrasto con la legislazione vigente, con le coscienze di gran parte delle persone e, in particolare, delle donne più fragili.

Io sono e vorrò essere il Sindaco di tutti ed è, quindi, mio preciso dovere rispettare le leggi dello Stato.

Credevo che la disponibilità mostrata nel rispondere ad un artista di fama mondiale come il nostro concittadino Tiziano Ferro, costituisse un’apertura importante e inaugurasse un sereno e rinnovato dialogo.

Al contrario, per tutta risposta, ho dovuto prendere atto degli attacchi verso la mia persona e verso la carica che ricopro, chiedendomi di violare la legge, da parte degli organizzatori. Posizione, peraltro, condivisa da una parte delle opposizioni.

Lo stesso triste copione che ha costretto il Presidente Rocca a ritirare il patrocinio, inizialmente concesso al Lazio Pride, e che quindi mi costringe a non concedere il patrocinio.

Più che avere a cuore i diritti e il dialogo, gli organizzatori di questa manifestazione sembrano essere più interessati alle strumentalizzazioni politiche, alla visibilità e al risalto mediatico, con buona pace della tutela contro le discriminazioni, snaturando così il senso profondo di queste manifestazioni.

Per il profondo rispetto che nutro nei riguardi delle persone, di tutte le persone, delle Istituzioni e della carica che ricopro, non posso e non sono disposta a derogare a principi e valori inscritti nella mia coscienza ed a essere strumentalizzata per fini meramente politici ed interessi di parte».


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