“Torno a Latina e non posso dimenticare il 2014 e i centomila giovani che sono venuti a Latina per la giornata della memoria. Oggi io non sono qui, come don Ciotti, non sono io ma rappresento un noi. Questa azione contro le mafie non è opera di navigatori solitari, i cambiamenti hanno bisogno di ciascuno di noi”. Con queste parole il presidente di Libera, don Luigi Ciotti, ha aperto l’incontro con gli studenti delle quarte classi del liceo Grassi di Latina. Accanto a lui il prefetto Falco, una docente, un rappresentante degli studenti, il dirigente scolastico, Vincenzo Lifranchi, il referente di Libera del Lazio, Gianpiero Cioffredi e tutti i rappresentanti provinciali delle forze dell’ordine. Sono parole che ripercorrono la storia quelle di don Ciotti, e che arrivano dritte alle nuove generazioni, chiamate ora a fare la loro parte.
Comincia subito con il raccontare come nasce la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia,che si celebra il 21 marzo e che quest’anno ha in programma un grande evento a Roma. “Ho cominciato a 17 anni quando non ero ancora sacerdote. C’è stata una situazione che ho vissuto e che mi ha cambiato la vita e mi ha posto delle domande nella mia mente di adolescente, a cui ho cercato di dare risposte. Capiterà anche a voi. Certi incontri ti graffiano dentro e ti fanno chiedere cosa puoi fare di più”. Erano gli anni in cui si parlava ancora poco di droga ma cominciavano ad avvertirsi i primi segnali di vite allo sbando. “Bisognava cambiare la legge che impediva a chi aveva bisogno di essere aiutato e non di scegliere tra il carcere e l’ospedale psichiatrico – dice ancora Don Ciotti – Bisognava metterci la faccia”. Solo dopo molti anni, nei suoi giri per l’Italia per sensibilizzare gli educatori sulla lotta alle dipendenze, è arrivato l’incontro con Giovanni Falcone, la promessa di prendere presto un caffè insieme per discutere. “Quel caffè – racconta – non lo abbiamo potuto più prendere. Il 23 maggio del 1992 io mi trovavo in Sicilia e 57 giorni più tardi, quando morì Borsellino, ero a Palermo. Questi erano ancora segnali, quelli che mi hanno portato a chiedere cosa potevo fare. E’ lì che nasce l’idea di Libera. Perché la lotta alle mafie non si può delegare solo alla magistratura e alle forze dell’ordine, c’è una grossa parte che tocca ai cittadini, non solo nelle ricorrenze che fanno commuovere ma nella nostra vita quotidiana. Nel corteo del primo anno dell’anniversario della strage di Capaci, accanto a me c’era una donna che non smetteva di piangere. Mi ha chiesto: ‘Perché non dicono anche il nome di mio figlio?’. Era la mamma di Antonio Montinaro, agente della scorta di Falcone che perse la vita insieme ai colleghi Vito Schifani e Rocco Dicillo. E’ da qui che poi nasce l’idea di celebrare una giornata per ricordare tutte le vittime innocenti di mafia, perché il dolore è lo stesso e tuttora non c’è un elenco completo delle vittime della mafia. Pio La Torre ucciso dalla mafia ebbe l’intuizione di far istituire i reati di Mafia “. “Il primo dovere – ha ricordato don Ciotti agli studenti – è cogliere sempre le cose belle, che non fanno chiasso e non fanno notizia ma che ci danno respiro. Ma non dimenticate mai che l’ultima mafia è sempre la penultima”. E ancora: “Rispettate sempre la sacralità delle istituzioni, prima fra tutte la scuola, perché è la cultura che sveglia le coscienze. Ci sono momenti in cui tacere diventa una colpa ed è d’obbligo parlare”. Non manca poi, il presidente di Libera, di fare riferimento al territorio pontino, in particolare all’inchiesta che anni fa travolse il Comune di Fondi e che portò l’allora prefetto Bruno Frattasi a chiedere lo scioglimento dell’amministrazione comunale per infiltrazioni mafiose. “Il gioco della politica – ricorda – non ha permesso di fare ciò che si doveva fare. C’è bisogno di voi. La mafia è più forte di prima, anche se spara di meno”. Molti riferimenti al territorio pontino anche nelle parole del prefetto Maurizio Falco, sul palco accanto a Don Ciotti: “In questa provincia c’è una pace armata tra le mafie e le varie organizzazioni criminali. La nostra guardia resta sempre alta, soprattutto ora con il grande salvadanaio del Pnrr. Abbiamo grandi risorse da spendere per opere che vanno realizzate senza che la criminalità organizzata ci metta le mani. Ma attenzione, l’allarme non è più solo per le affiliazioni o le collusioni, basta l’ignavia per creare un danno. Bisogna invece essere coraggiosi sui territori, trasparenti nella nostra azione quotidiana”. ” La legalità mette radici solo in terre fertili di responsabilità. La politica nasce per governare le città e scaturisce dall’etica per il bene comune, non per il privilegio di pochi. Si deve prendere cura delle persone più fragili”.
“La conoscenza ci rende più consapevoli e ci mette in gioco. La scuola, la cultura, l’educazione sono pilastri insostituibili che ci rendono liberi per affrontare meglio i seduttori.Agite ragazzi, perchè ora c’è più bisogno di voi “.
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