Dove eravamo rimasti? Torno a scrivere quel che penso.

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LATINA- Torno a scrivere dopo più di un mese di campagna elettorale.

Una avventura molto complicata, molto faticosa ma allo stesso tempo entusiasmante.

Sono stati giorni convulsi, di lotta corpo a corpo con il Tempo. Giorni cattivi, carichi di veleni, ipocrisie, menzogne e delegittimazioni personali.

Ho scelto con il cuore e con la testa Vincenzo Zaccheo. In Politica, come nella Vita,  scelgo con passione le battaglie e le sfide da intraprendere. Zaccheo rappresenta l’ultimo brandello di politica vera nella miseria del contesto locale.

La sua era una idea di città. Discutibile quanto vi pare, almeno era una idea. Quella degli altri o non l’ho capita o, più semplicemente, non esisteva.

Hanno prevalso gli insulti, le demonizzazioni, le riduzioni macchiettistiche dell’avversario politico. E’ stata operata una divisione manichea in buoni e cattivi, per bene e per male in un clima da poema epico che ha avvelenato i pozzi del confronto, dell’incontro, della vicendevole stima personale.

Adesso che la campagna elettorale è giunta al termine, spero che i vincitori si guardino attorno: scopriranno di avere vinto a metà. In altre parole, presto dovranno fare i conti con quell’altra metà del mondo , con “quelli di prima”.

La Politica è l’arte del possibile nelle condizioni date, non la realizzazione dei propri desideri personali.

Zaccheo ha donato alla città il suo carisma, la sua passione, il suo fisico con un amore senza limiti. Nelle ore in cui l’epilogo del ballottaggio risultava evidente è stato lui ad infondere coraggio, sicurezza, perseveranza in ognuno di noi.

E’ stata ancora una volta una lezione di vita e di Politica che porterò nel cuore ché la grandezza di un Uomo è nella reazione alla sconfitta.


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