Elogio della pazienza

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Elogio della pazienza                                                                            di Felice Accrocca

Tutto ciò che ha valore è costoso; esige molto tempo e richiede molta pazienza.                                                                                            Carl Gustav Jung

         Durante il drammatico periodo della pandemia, e conseguentemente della forzata quarantena, molte persone hanno colto l’occasione per riflettere, meditare e anche per manifestare e comunicare per iscritto i loro pensieri, sensazioni ed emozioni vissute.

Molti uomini e donne, giovani, adulti e anziani hanno riscoperto tempi più distesi, hanno rallentato la loro frenesia nel vivere la quotidianità e rivalutato virtù, come la pazienza, utile e necessaria per saper attendere gli eventi della vita e assaporare, come diceva l’antico sapiente cinese, Confucio (VI-V secolo a.C.), che «ogni foglia di gelso diventi seta». In quest’ottica lo scrittore francese Honoré de Balzac, nel romanzo Le illusioni perdute, ha scritto: «La pazienza è ciò che nell’uomo somiglia al procedimento che la natura usa nelle sue creazioni».

Questa premessa è appropriata per presentare il saggio di Felice Accrocca Elogio della pazienza (Libreria Editrice Vaticana, 2021, pp.192) in cui vengono raccolte e raccontate, con un linguaggio semplice, scorrevole e accattivante, Quattro storie vere di personaggi come Monica (madre), Agostino (figlio), Francesco e Chiara di Assisi (amici fraterni) che hanno, con le loro biografie, scritti e testimonianze di vita, caratterizzato il loro tempo storico e lasciato impronte indelebili nella memoria dei lori coevi e nella letteratura antica, moderna e contemporanea.

La prima biografia, ricostruita minuziosamente dall’autore, è quella di Monica la mamma di Agostino, filosofo e teologo nato a Tagaste in Africa. Una donna tenace, pronta a versare fiumi di lacrime e a pregare instancabilmente per la conversione del figlio perché, dopo l’adesione al manicheismo, tornasse al cristianesimo.

Nel tratteggiare le varie tappe del percorso di vita del figlio (Tagaste, Cartagine, Roma, Milano, Ippona) e soprattutto del suo curriculum professionale (maestro di retorica), l’autore si sofferma sulla perseverante pazienza e sulla forza di carattere di questa straordinaria figura femminile che, senza mai arrendersi, lo accompagna in tutte le peregrinazioni nell’interiore percorso di fede, fatto di dubbi e perplessità, disagio interiore e malessere, turbamenti ed esitazioni.

Monica è stata sempre presente nella vita di Agostino, nei suoi dibattiti filosofici, nel momento di gioia per il battesimo del figlio dalle mani del vescovo di Milano, Ambrogio, per la scelta di votarsi alla vita monastica contraddistinta da studio e ascetismo. La ferma volontà, nel seguire Agostino, è stata determinante anche per il ritorno in Africa, che per lei non fu possibile per l’improvvisa morte a Ostia.

La pazienza di Monica è tratteggiata, non solo nella sopportabilità delle sofferenze patite, ma anche nell’incrollabile fiducia della conversione del figlio e soprattutto nell’attesa dei “tempi di Dio”.

La seconda storia, strettamente legata alla prima, riguarda Agostino d’Ippona, giovane irrequieto intellettuale di razza, acuto filosofo e teologo la cui formazione, caratterizzata dalla ricerca di un rapporto tra ragione e fede, fu molto influenzata dall’attenta lettura dell’Ortensio di Cicerone e delle Sacre Scritture alle quali si avvicinò con superbia e senza umiltà. Nella biografia agostiniana viene sottolineata l’irrequietezza cognitiva ed euristica di Agostino che si manifestò nei vari incontri e colloqui, discussioni e dispute per la ricerca della verità. Con la sua mente speculativa affrontò l’angoscioso problema dell’origine del male, sciolse i dubbi e le ambiguità scritturistiche sul mistero di Dio con l’aiuto dei filosofi neoplatonici, dell’apostolo Paolo e soprattutto di Ambrogio e Simpliciano.

Con il racconto della sofferta e ricercata conversione al cristianesimo di Agostino, l’autore presenta un altro volto della pazienza legato all’instancabilità nella ricerca, senza la quale, come ha scritto Platone «una vita non mette conto (non merita) d’esser vissuta».

La terza storia raccontata è quella di Francesco, l’inerme e fragile uomo d’Assisi, la cui sete di affermazione sociale lo spinse in gioventù a imbracciare le armi. I suoi incontri con i lebbrosi, con il dolore umano, con l’emarginazione lo portarono alla conversione, all’incontro con Cristo, con i poveri e i deboli,  «a gioire nelle difficoltà, ad avere umiltà, pazienza (frutto di pace interiore) nella infermità», ad abbracciare uno stile di vita duro e aspro.

Il tratto distintivo della storia di Francesco è stato, secondo l’autore, la pazienza del martirio, la conquista di una grande pazienza infinita nell’infermità, nelle lacerazioni e turbamenti interiori, nelle tribolazioni e angustie della sua esistenza caratterizzata dall’umiltà e povertà.

Strettamente intrecciata alla storia di Francesco è quella di Chiara, straordinaria giovane donna, forte e testarda, che liberamente si pose alla sequela di Cristo e a seguire, con incontri segreti e clandestini, Francesco personaggio pubblico di cui tutti parlavano, le cui opere erano «più che umane». La giovane fu affascinata e attirata dalla radicale scelta di Francesco per i poveri, gli emarginati, i bisognosi, i derelitti, gli ultimi rifiutando una vita agiata e accettando derisioni e umiliazioni, rifiuti e offese.

Con la forza del carattere e con indomito coraggio Chiara, fuggita di notte dalla sua famiglia per raggiungere Francesco alla Porziuncola, si sottopose al taglio dei capelli, manifestando così la volontà di convertirsi a una vita povera, in clausura, alla sequela di Cristo, rimanendo  con pazienza  per quarantadue anni  nel monastero di San Damiano. La morte di Chiara avvenne soltanto dopo che la sua aspirazione, di vedere approvata la Regola, che prevedeva una vita ritirata, ma non avulsa dal mondo, fu esaudita.

Con questo ultimo ritratto l’autore aggiunge un ulteriore esempio di pazienza, virtù strettamente legata alla tenacia, al valore della costanza e della fedeltà dimostrate nel portare avanti il progetto di vita religiosa fortemente difeso contro tutto e tutti.

Elogio della pazienza (fedele compagna di vita di Monica, Agostino, Francesco e Chiara) di Felice Accrocca è un libro assolutamente delizioso per gli spunti offerti di riflessione sulla vita per i credenti e non; un saggio originale di straordinario spessore, storicamente interessante, ben documentato per la conoscenza della letteratura agiografica e per le minuziose e attente ricostruzioni delle biografie dei protagonisti.


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