“Enea” è un elogio dell’amicizia e dell’amore in una società che ha perso il senso del rispetto

14

Titolo: Enea

Genere: drammatico

Durata: 117 min

Regia: Pietro Castellitto

Sceneggiatura: Pietro Castellitto

Musica: Niccolò Contessa

Produzione paese: Italia, 2023

Cast: Pietro Castellitto, Giorgio Quarzo Guarascio, Benedetta Porcaroli, Chiara Noschese, Giorgio Montanini, Adamo Dionisi, Matteo Branciamore, Cesare Castellitto, Sergio Castellitto, Paolo Giovannucci, […]

Il film Enea, dopo il successo inaspettato de I predatori (2020), è la seconda pellicola diretta da Pietro Castellitto che ne ha scritto pure la sceneggiatura e che, nel suo esplicitarsi, manifesta una combinazione originale di personaggi che sono, nel contempo, vittime e artefici di una società decadente, corrotta e amorale. Una combinazione caratterizzata anche dalla manifesta compresenza, come le peculiari proprietà di una lastra di vetro, di fragilità e durezza della città di Roma, la cui “grande bellezza”, offusca e nasconde, come uno spesso strato di nebbia, la malavita che esprime in maniera latente e disinvolta il suo carattere subdolo e violento. Ed è quella stessa bellezza che ci riporta alla memoria il film, premio Oscar 2014, “La grande bellezza” (2013) di Paolo Sorrentino.

Enea è, al tempo stesso, un elogio originale dell’amore e dell’amicizia attraverso il nesso dinamico tra due giovani rampanti, Enea (Pietro Castellitto) e Valentino (Giorgio Quarzo Guarascio), spacciatori di droga, che si muovono con disinvoltura  in una società che ha perso la sua bussola, dove il sacro e il profano si alternano cinicamente e pervasivamente senza soluzione di continuità. Ma Enea è anche la celebrazione della bellezza immacolata, genuina, incontaminata, simboleggiata dall’incantevole e seducente Eva (Benedetta Porcaroli), la fidanzata di Enea, la quale, come un fiore che ha appena aperta la sua corolla, esplode nella sua magnificenza come una meraviglia della natura. E che fa tornare alla mente la canzone Via del Campo quando Fabrizio De Andrè canta “Ama e ridi se amor risponde, piangi forte se non ti sente, dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”. Non è la ricerca forsennata del denaro né la bramosia di potere che spinge i due amici sulla strada della malavita, ma è una sfida che ognuno di loro intraprende con se stesso per sentirsi attivo, vitale, e per staccarsi dalla massa di individui conformi, plagiati, amorfi, acritici, depressi, non pensanti, e per dare un senso alla loro deflagrante giovinezza – fase misteriosa della vita che estrinseca vigore, intraprendenza, immortalità.

Il film Enea, nella sostanza, “rincorre il mito che porta nel nome”, quello delle imprese dell’eroe troiano, osannato dal poeta antico romano Virgilio nel poema Eneide: Erga age, care pater, cervici imponere nostrae: ipse subibo humeris, nec me labor iste gravabit (Suvvia, caro padre, aggrappati al nostro collo: io mi sottoporrò con le spalle, né questa fatica mi peserà).  E tutto questo si evince soprattutto in una delle ultime scene filmiche dove Enea, ripreso a seguire le orme dei genitori subito dopo essersi unito in matrimonio con la sua Eva – cioè con la bellezza –, attraverso il penoso avvenimento a cui va incontro, afferma il rispetto, la profonda devozione e la cura che rivolge nei loro confronti. Per Enea, insignem pietate virum, uomo di insigne pietas, infatti, salvare il padre ( o i genitori) significava salvare se stesso, perché nella pietas romana è conservato il patrimonio culturale, morale, etico, religioso, sociale e politico in cui ogni romano si riconosceva; la pietas manifestava il legame con le proprie radici ed era l’esempio di comportamento da osservare.

L’ambientazione del film, per tale motivo, non è casuale che sia Roma, perché come Caput mundi, la città eterna ci riporta storicamente al carattere dei suoi antichi abitanti della Repubblica, espresso magnificamente dal filosofo francese Michel Onfray in Saggezza – Saper vivere ai piedi di un vulcano (2019), secondo cui “Se anche prima o poi il Vesuvio della nostra civiltà dovesse esplodere, possiamo tuttavia sempre vivere da Romani: in piedi e a testa alta” –esortandoci a (ri)trovare il romano che è in noi, e a vivere non fissando gli occhi al cielo, ma proteggendo la città e amando più che si può: soprattutto se si sta approssimando una tempesta”.

Il film Enea è stato presentato in concorso all’LXXX Mostra Internazionale de’Arte Cinematografica di Venezia

Filmografia

I predatori (2020): Premio Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia 2020, Premio David di Donatello 2021 e Premio Nastro d’argento 2021 per il Miglior regista esordiente.

Francesco Giuliano


News-24.it è una testata giornalistica indipendente che non riceve alcun finanziamento pubblico. Se ti piace il nostro lavoro e vuoi aiutarci nella nostra missione puoi offrici un caffè facendo una donazione, te ne saremo estremamente grati.



Articolo precedenteSupercoppa, Baldassarre : Lazio, bene promuovere brand regionale a Ryad
Articolo successivoSpazio: Regione Lazio in USA per lancio missione AX-3 con il colonnello Villadei
Francesco Giuliano
Giuliano Francesco, siciliano d’origine ma latinense d’adozione, ha una laurea magistrale in Chimica conseguita all’Università di Catania dopo la maturità classica presso il Liceo Gorgia di Lentini. Già docente di Chimica e Tecnologie Chimiche negli istituti statali, Supervisore di tirocinio e docente a contratto di Didattica della chimica presso la SSIS dell’Università RomaTre, cogliendo i “difetti” della scuola italiana, si fa fautore della Terza cultura, movimento internazionale che tende ad unificare la cultura umanistica con quella scientifica. È autore di diversi romanzi: I sassi di Kasmenai (Ed. Il foglio,2008), Come fumo nell’aria (Prospettiva ed.,2010), Il cercatore di tramonti (Ed. Il foglio,2011), L’intrepido alchimista (romanzo storico - Sensoinverso ed.,2014), Sulle ali dell’immaginazione (NarrativAracne, 2016, per il quale ottiene il Premio Internazionale Magna Grecia 2017), La ricerca (NarrativAracne – ContempoRagni,2018), Sul sentiero dell’origano selvatico (NarrativAracne – Ragno Riflesso, 2020). È anche autore di libri di poesie: M’accorsi d’amarti (2014), Quando bellezza m’appare (2015), Ragione e Sentimento (2016), Voglio lasciare traccia (2017), Tra albori e crepuscoli (2018), Parlar vorrei con te (2019), Migra il pensiero mio (2020), selezionati ed editi tutti dalla Libreria Editrice Urso. Pubblica recensioni di film e articoli scientifici in riviste cartacee CnS-La Chimica nella Scuola (SCI), in la Chimica e l’Industria (SCI) e in Scienze e Ricerche (A. I. L.). Membro del Comitato Scientifico del Primo Premio Nazionale di Editoria Universitaria, è anche componente della Giuria di Sala del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica 2018 e 2019/Giacarlo Dosi. Ha ricevuto il Premio Internazionale Magna Grecia 2017 (Letteratura scientifica) per il romanzo Sulle ali dell’immaginazione, Aracne – NarrativAracne (2016).