Per i Greci l’epitaffio è il discorso pronunciato pubblicamente per onorare gli eroi della patria. Nel nostro caso per deplorare o denunciare un antieroe (nell’accezione peggiorativa del termine) che attenta alla patria, dal comportamento assolutamente “dissoluto”. Per allontanare, magari fosse possibile, un traditore, aggressore guastatore della patria o Repubblica. Per debellare l’insostenibile nefandezza di un essere squalificato e inqualificabile. Premesso che a differenza dei vari “postini” a loro modo più o meno politologi, almeno rispetto a me per nulla abile né abilitato ad addentrarsi in discussioni di alta politica(!), lo scrivente in virtù della sua dichiarata ignoranza in materia si limita a osservare che costui ,non da ora, ha oltrepassato ogni misura del metro politico propriamente riconosciuto cioè il cosiddetto velo sulle pudende idest l’arte della menzogna o del raggiro di cui il magister o homo faber fu l’Andreotti di perenne memoria, nei termini più beceri il Berlusconi, né l’uno né l’altro arrivati agli estremi di costui. A confronto assolutamente “scostumato”(ci vorrebbe la Valeri!), un povero giovinastro di periferia che si diverte a far saltare le automobili o a pisciare per aria a viso aperto. Davvero non esattamente con quell’ infame d’incalcolabile sconcezza quale è un
Tramp di cui però potrebbe esser un epigono sia nel carattere sia nell’insopprimibile istinto dell’egotismo, narcisismo, sbalzo o labilità caratteriale. Sempre pronto ad attentare a quel che sia pure con ampia approssimazione chiamiamo il buon costume della politica, di fatto di facili costumi: sì una gran “mignotta” ma di quelle che sanno dominare e vendersi in virtù di un consumato mestiere, paradossalmente anche con eleganza! Renzi invece potrebbe dirsi un “mignottone” senza ritegno, da quel malefico toscano qual è (Malaparte docet, “Maledetti toscani”!) egli persiste nel rivendicare a sé il titolo di primo Signore d’Italia, per lui non già un civile Comune bensì un luogo comune, un cantone, insomma, una pezza da piedi con cui lustrare i suoi stivali sputazzando sullo Stivale. Quando capirà che farla finita significherebbe liberarci da una presenza ossessiva -la sua- fastidiosa e insidiosa assai? Che la politica se non è proprio una cosa seria non può giocarsi nei termini del “così è se vi pare” cioè o si fa come dico io o vi mando tutti a farvi fottere. Verrà finalmente il tempo in cui arriverà “un Veltro che lo farà morir con doglia”? Nell’originale (Dante) chiamavasi Cangrande della Scala, da noi potrebbe essere Sergiogrande dei Trampoli (pover’uomo, che equilibrio!). Firenze per Firenze dopo 700 anni Padre Dante ce la farebbe ‘sta grazia?! Depositarlo in Santa Croce come custode delle Urne de’ Forti illudendolo che lui, il custode, discende da quelli: forse si convincerebbe! Più modestamente noi gli consegniamo l’iscrizione per l’epitaffio di cui sopra >
“Se non vuoi che ti gracchino d’intono /i corvi, esser non devi sulla punta/del campanile”. (W.Goethe). A tutti voi il mio saluto e auspicio: “Quel che conta, in fondo, è solo andare avanti!” (Goethe). (gimaul)


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