Ferdinando Tripodi: «Omofobia in Italia, siamo seri per favore!»

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Ferdinando Tripodi

LATINA – Sulla vicenda del Ddl Zan arriva la presa di posizione di Ferdinando Tripodi, da sempre impegnato nel sociale e orgogliosamente appartenente al mondo arcobaleno.

«Omofobia in Italia – spiega Tripodi-? Siamo seri per cortesia.

L’Italia non è un Paese omofobo, i paesi omofobi sono quelli dove ti tagliano la testa se sei omosessuale, come l’Iran dove vengono impiccati o buttati dai piani alti.

In Italia le cosiddette associazioni lgbt  non servono a niente, solo a fare soldi ed organizzare serate nelle discoteche o parate volgari come il #gaypride dove sopra i carri si può offendere chiunque.

Gente travestita da prete o da suora col culo di fuori che richiama a volte in modo blasfemo anche la rappresentazione di Cristo.

Gli omosessuali sono persone normali, come le altre e non  esseri speciali.

Il Gay Pride mi ha sempre fatto schifo, una carnevalata inutile che non è mai servita a niente e a nessuno.

Ho già invitato le famiglie già hanno fa, e mi sento di rinnovare l’invito: non andate in piazza e non mandateci i vostri figli.

Cosa penso dela legge Zan?
Con la scusa del reato di omofobia vorrebbero censurare la libertà di espressione e di pensiero, quella per esempio di dire che un bambino ha bisogno di un padre e una madre.
Personalmente voglio vivere senza categorie e voglio poter dire che la famiglia è fatta da una madre, da un padre e dai figli. Che l’utero in affitto è una mostruosità e che sono totalmente contrario alle adozioni gay.

Sono anni che mi batto a favore di questi diritti e tutte le volte puntualmente ricevo migliaia di insulti, di ingiurie, di minacce da parte di esponenti cosiddetti appartenenti alla comunità lgbt è nessuna solidarietà da chi oggi pretende di essere rispettato nonostante poi sia il primo a non rispettare.

Ecco, per tutto ciò che ho detto per esempio, se ci fosse oggi la legge zan potrei essere querelato e processato.

Personalmente continuerò a difendere i diritti sanciti dalla nostra Costituzione Italiana e non permetterò mai a nessuno di privarmi della libertà di dire ciò che penso e soprattutto di condanna mre ciò che reputo sbagliato».


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