Giovane cantante stroncato dalla censura del politically correct

Lorenzo Pagni, voce promettente e passione da vendere, con una laurea in psicologia e tanta voglia di entrare in contatto con gli altri persino in questo momento di massimo distanziamento sociale, si è scontrato con un microcosmo le cui regole non sono sempre di immediata comprensione: il web. Oggi ha deciso di raccontare se stesso.

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Foto di Giada Paolicchi

PISA – 26 novembre 2020

Lorenzo Pagni è un giovane cantante toscano, made in Pisa per la precisione: classe 1993, tanta voglia di mettersi in gioco e una rara passione per la musica. Sempre più conosciuto e apprezzato, con una carriera in ascesa nel complesso mondo della canzone, ha rilasciato giorni fa un nuovo pezzo, accolto con entusiasmo dai fan, per scoprire qualche ora più tardi di essere stato, senza tante cerimonie, censurato: l’account YouTube associato al video è stato chiuso.
Link al brano:
https://www.instagram.com/pugnimusica/
https://www.facebook.com/pugnimusica/videos/710161946565421/
Il titolo della canzone, “Ca**o che pal*e”, parla da solo:
“il pezzo è nato in piena zona rossa, tra le mura di un monolocale troppo piccolo, a Torino, dove mi sono trasferito da pochissimo. È l’espressione più diretta e sintetica che ho trovato per riassumere il 2020 mio e di tantissime altre persone. Scrivendo, pensavo a tutti i progetti che stavano andando finalmente in porto dopo anni di attese e che sono stati rimandati a data da destinarsi; oltre al fatto che, oggettivamente, rinchiuso in casa da solo dalla mattina alla sera la noia è devastante. Dissacrare un momento difficile non vuol dire mancargli di rispetto. In psicologia, l’ironia è considerata una delle difese più mature a tutela della salute mentale. Credo che sia utile, in un periodo del genere, farne un uso pieno e consapevole. Come viene sottolineato nella canzone, la malattia mentale miete moltissime vittime, in vertiginoso aumento durante questo periodo così difficile, non meno importanti di quelle da Covid-19. Dietro la dissacrazione e l’ironia scanzonata c’è la considerazione di tematiche quali la salute del pianeta, lo sfruttamento lavorativo della mia generazione, la perdita di “profondità” nelle relazioni, metaforicamente rappresentata dalla nuova forma di movida virtuale delle videochiamate di gruppo, e la disillusa prospettiva di “sperare nel male minore, come agli scrutini di un’elezione”, con un chiaro riferimento alle recenti elezioni presidenziali americane.”

Lorenzo sta ancora cercando di capire il motivo della censura, per quanto concerne la sua reazione alla scoperta dell’eliminazione, ironizza con un: “Ca**o che pal*e”.

Conosciamo insieme questo giovane cantante.
“Credo che il canto e la musica in generale siano stati una necessità. Non ho ricordo di quando abbia iniziato a cantare, perché probabilmente l’ho sempre fatto.”
Cresciuto in un ambiente molto stimolante grazie al padre artista, in una casa che ci descrive come una “galleria aperta 24 ore su 24”, già durante l’infanzia passa intere giornate cantando a squarciagola imitando i suoi idoli e ascoltando musica, all’età di 12 anni inizia a suonare la batteria e a 14 fonda la sua prima band, di cui diviene anche il cantante. Raggiunti i 15 anni inizia a destreggiarsi con la chitarra e a scrivere le prime canzoni, studiando canto con vivo interesse, due anni dopo comincia a esibirsi in pubblico, cosa che ha continuato a fare riscuotendo sempre più successo, fino a oggi, o meglio, fino ai primi DPCM.
“Devo dire che la situazione è ancora più critica di quello che sembra. Lungi dal fare del vittimismo, l’ambito artistico/culturale è uno dei meno tutelati dall’inizio di questa situazione e il sistema è in seria crisi. Tuttavia, credo che proprio dall’etimologia della parola “crisi” si possa ripartire: nella sua accezione originaria la parola significa “dividere”, “discernere”, ma anche “scegliere”.

Foto di Giada Paolicchi

Anche in questo difficile frangente Lorenzo sta continuando a perseguire il suo obiettivo, quello di vivere facendo la cosa che più ama, ovvero creare. “Non ho un preciso obbiettivo a livello di successo o incassi, quelle sono cose che se verranno faranno sicuramente piacere, ma resteranno secondarie alla possibilità di entrare in sintonia con le persone, e sapere che a qualcuno una canzone, una frase, un suono, può suscitare un moto dell’anima, bello o brutto che sia.”

Foto di Giada Paolicchi

Il contatto con le persone è dunque al centro dell’interesse di Lorenzo Pagni, il quale ha alle spalle anche una laurea in psicologia che lo ha aiutato a sviluppare una maggiore attenzione per processi mentali, comportamentali ed emotivi. “Negli ultimi anni è cambiato il mio modo di concepire la musica e l’arte in generale. Fino a poco tempo fa ne facevo una questione personale, quasi privata. Col tempo ho capito che un artista non è altro che un canale di uscita di qualcosa di molto più grande e appartenente a tutti, come il pertugio in una roccia che diventa una sorgente d’acqua: un foro piccolo e nascosto in cima a un monte, origine di un esile rivolo che nella sua discesa a valle, quasi inconsapevolmente, riesce a dare vita, a unire, a ripulire, ma anche a scuotere e fare male. Mi piace osservare le persone, provare a unire i puntini, andare oltre il primo giudizio che sono portato a formulare su una situazione, e il modo migliore che ho per fermare e sistemare le mie considerazioni è la scrittura. Parlo spesso dei vissuti della gente della mia età: una generazione cresciuta con aspettative che sono state formulate sulla base di quelle dei genitori, portatori di un sistema di valori decaduto nel corso degli ultimi vent’anni. Il risultato è che un sacco di giovani si trovano sulle spalle uno zaino pieno di ambizioni difficilissime da realizzare, un peso che alla lunga sfianca le gambe.Per quanto riguarda la musica: il mio background principale è la black music, alla quale tendo naturalmente come una calamita ma dalla quale sto cercando di trovare una giusta distanza, più per una questione di rispetto che di gusto personale. Tutta la musica, ma la black music in modo particolarmente forte, è figlia della storia, delle lacrime e delle lotte delle persone che le hanno dato vita. Per quanto tutto questo possa entrare in risonanza con me, io non ho la stessa storia di quelle persone e non mi sento in diritto di appropriarmi di qualcosa che non mi appartiene. Sto cercando quindi di creare la mia musica sulla base di quelli che sono i miei punti di riferimento. Amo la black music, ma anche il pop, l’hip hop, il rock, l’elettronica; ed è un po’ come avere a disposizione una tavolozza di colori: il risultato finale sulla tela dipenderà dalla quantità che metterai di ciascun colore e dal modo in cui userai il pennello.”

AGGIORNAMENTO, ORE 19.00: Il canale YouTube di Lorenzo Pagni è stato riattivato.


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