LATINA – Gloria (Bell): un film per ogni donna, e non solo! Leggendo un testo curato da Nicola Dusi e Lucio Spaziente intitolato REMIX – REMAKE: PRATICHE DI REPLICABILITA’ ci permette di rivalutare, in un certo senso, il valore del cosiddetto “rifacimento”, o remake. Tale pratica, secondo una citazione all’interno di quel testo, viene sperimentata grazie ad un bisogno arcaico che tutti noi abbiamo nel sentire sempre la stessa storia, e nel contempo differente. Dopo il SUSPIRIA diretto da Luca Guadagnino, che nel “rifarlo” ha completamente stravolto il film originale di Dario Argento, c’è stato nelle nostre sale un altro rifacimento che sfortunatamente è stato distribuito il mese scorso durante una competizione a suon di box office con il cinecomic CAPTAIN MARVEL, e che consiglio a tutti di riscoprirlo. Il film in questione sarebbe il dramedy GLORIA BELL diretto dal regista cileno Sebastian Lelio, che ha già vinto un Oscar come miglior film straniero per UNA DONNA FANTASTICA.


È consigliabile per lo spettatore vedere prima la versione originale per poi andare in sala a vedere quella recente, per farne un giusto confronto tra le loro similitudini e/o differenze. La maggior parte delle inquadrature, in effetti, sono quasi identiche tra i due film: nell’inquadratura iniziale, per esempio, l’obiettivo della macchina da presa si concentra, in un primo momento, sulla gente che si scatena sulla pista da ballo della discoteca per poi focalizzarsi su Gloria che si trova nella zona bar che osserva tutti gli altri mentre ballano; oppure ci sono dei mezzi primi piani che ritraggono la protagonista, all’interno della sua auto, mentre canta a squarciagola le canzoni trasmesse per radio. Ci sono anche diverse sequenze, come quelle riguardanti il vicino urlante di Gloria che vive nel piano di sopra, e diversi dialoghi che sono sempre uguali a quelli del film cileno. Alcuni di quei dialoghi, nel proseguire della visione, cominceranno a subire una leggera modifica a causa dello spostamento di ambientazione principale, che passa a sua volta da Santiago del Cile a Los Angeles; e quindi le conversazioni riguardanti il Cile durante la dittatura di Pinochet lasciano il posto a quelle legate alla politica statunitense. Cambia anche l’omonima canzone della protagonista, passando dalla versione spagnola del nostro Umberto Tozzi a quella di Laura Branigan.
Quale dei due film è il migliore? Bella domanda! Anche se è scontato che molta gente preferisca il vecchio rispetto al nuovo. Comunque sia GLORIA (o GLORIA BELL) è un film che ogni donna dovrebbe vedere; e di sicuro anche diversi uomini potrebbero imparare tante cose dalla protagonista. Tutto questo grazie allo sguardo sapiente e maturo di Sebastian Lelio che, nonostante ci sia ancora del maschilismo all’interno dell’industria cinematografica che continua a snobbare diverse registe donne, si è già messo a dura prova raccontando altre figure femminili autentiche e indimenticabili come la trangender Marina Vidal, protagonista di UNA DONNA FANTASTICA, e le due ex amanti Ronit ed Esti in DISOBIDIENCE. Salvo la maestria di Almodovar nel saper raccontare le donne sul grande schermo, la visione di Lelio (oltre ad essere personale) è piena di semplicità, dignità e bellezza.
Di certo è difficile dimenticare la Gloria di Paulina Garcìa, che ha già conquistato critica e pubblico; ma quella interpretata da Julianne Moore è di sicuro uno degli elementi più riusciti di questo rifacimento, anzi è riuscita a calarsi in quei panni senza imitare la sua predecessora. Molti direbbero che per una donna, a differenza di un uomo, sia difficile cominciare una nuova vita appena superati i quaranta o cinquanta anni; e da quel che si è visto in entrambi i film sembra che per le donne in generale una visita inaspettata, e indesiderata, di un gatto randagio all’interno della loro abitazione possa rappresentare la fine della loro giovinezza, proprio come la scoperta di un primo capello bianco. Nonostante il fatto che Gloria abbia passato ancora una volta quella fase di scoraggiamento e depressione a causa di una relazione finita male, riesce comunque a ritrovare la forza di alzarsi in piedi e di ballare, perché come le ha insegnato sua figlia Ana/Anne: “tutti quanti potrebbero morire domani”.
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