Ho un brutto vizio, sono garantista. Perché Durigon non deve dimettersi

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LATINA- Ho un brutto vizio: sono garantista non soltanto per gli amici o, in subordine, per gli amici degli amici. Lo sono anche per gli avversari. Anzi, lo si dovrebbe essere, garantisti, in modo particolare verso chi la pensa diversamente.

E’ difficile e faticoso, lo capisco. Tuttavia se hai letto Beccaria e lo hai compreso saprai, caro lettore, che le garanzie di un Paese civile liberale e democratico si estendono a chiunque.

Anche al Sottosegretario Claudio Durigon. Chiederne le dimissioni dal Governo per alcuni frammenti di video girati non si sa dove e non si sa perché – commettendo, a naso, un reato penale – mi pare una roba da paese sudamericano.

Il processo mediatico, la gogna, l’esposizione della vittima al pubblico ludibrio è una antica quanto squallida specialità italiana. Senza avventurarsi in paragoni che rischierebbero d’essere ingenerosi per l’ex Premier socialista ieri, 30 aprile, ricorreva l’anniversario del lancio delle monetine all’indirizzo di Bettino Craxi. Nel 1993 davanti all’Hotel Raphael, la residenza romana preferita da Craxi in Largo Febo. Appositamente convenuta una folla di fascisti reclutati da Teodoro Buontempo e un nutrito gruppo di militanti del Pds. “Bettino vuoi pure queste, vuoi pure queste, Bettino vuoi pure queste” intonava una folla inferocita sventolando banconote e lanciando monetine verso la macchina dell’ex Presidente del Consiglio.

Ripeto, senza voler fare paragoni che rischierebbero di sminuire la tragedia craxiana culminata con l’esilio e la morte ad Hammamet, l’Italia ci ha spesso abituato al clima da pogrom da riservare al nemico di turno.

Senza pensare che, come dicono a Milano, ” la reuda la gira”.


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