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Homo sapiens o homo videns? Questo è il problema che riguarda l’umanità intera


La ricerca del sapere, che richiede un notevole sforzo sia fisico che mentale, una riflessione attenta e critica, l’uso della logica e dei suoi principi, e un impegno continuo e ben accorto per conoscere il mondo in tutti i suoi molteplici aspetti, addestra continuamente la mente ponendo l’homo sapiens – prodotto dalla cultura scritta – in relazione con gli altri relativamente ad un determinato campo della conoscenza. Al tempo stesso lo libera dagli stereotipi e dalla schiavitù dell’omologazione sociale, in questa società dove sono le parole e le immagini televisive a primeggiare e non i fatti, dove la massima competenza è il controllo del linguaggio e della mente. Giovanni Sartori nel suo saggio Homo videns (Ed. Laterza, 2019) sostiene che la televisione incoraggia la violenza, oppure che informa poco e male, oppure che è culturalmente regressiva, … che il tele vedere sta cambiando la natura dell’uomo … e … un prevalere del visibile sull’intellegibile che porta ad un vedere senza capire. … La televisione non è soltanto strumento di comunicazione; è anche paidèia, un medium che genera un nuovo àntropos. Un nuovo tipo di essere umano. L’homo videns appunto. La ricerca del sapere, inteso come sinonimo di cultura, per cui la scuola, nella sua accezione più ampia, è delegata, ha la funzione di contrastare lo sviluppo del post-pensiero – inteso come cancellazione del pensiero o incapacità di pensare – che trasforma paradossalmente l’ignoranza in un privilegio. La ricerca del sapere, inoltre, deve fare acquisire competenze conoscitive che permettano all’individuo di indagare cognitivamente nel proprio campo culturale e risolvere i problemi ad esso pertinenti. Per impedire che la paidèia dell’homo videns prenda il sopravvento, deve esserci un ritorno al passato che, come sostiene Sartori, nel citato saggio, non avverrà se non sapremo difendere a oltranza le letture, il libro e, insomma, la cultura scritta. Ecco perché la scuola – sistema educativo necessario e importante – contribuisce a fare scoprire che l’uomo è spesso dominato dall’opinione, dall’inganno, dalla forza fine a se stessa, dal desiderio, dalla sopraffazione, dalla gelosia, dall’invidia ma, nel frattempo, fa migliorare l’intelletto nei suoi vari aspetti, fa cogliere anche l’essenza della vita e il refolo intimo profondo nascosto in tutti quegli eventi che “osserviamo” nel mondo macroscopico o microscopico. La ricerca del sapere, a dirla semplicemente, crea conoscenza che a sua volta genera altra conoscenza facendo ad ogni individuo acquisire e ampliare, nel contempo, le capacità riflessive, logiche e di astrazione e gli evita di trascorrere l’esistenza, sulla base di pensieri soggettivi, a discutere su banalità e evidenze superflue.

Da qualche decennio, in aggiunta al televisore, è in essere il computer, un mezzo che permette di fare e aiuta a pensare e, quindi, modifica il nostro modo di pensare.

Il computer consente di accedere alla rete Internet che, per la valanga di dati che offre, potrebbe essere usata come fonte di informazione in svariati campi, o come svago, o come arricchimento culturale. Quest’ultimo attributo potrebbe non essere preso in considerazione nel caso che l’homo videns non riesca a cambiare tale carattere com’è presumibile che sia. Il rischio, infatti, è che l’homo videns da analfabeta culturale continuerà ad essere tale perché non saprà gestire la rete Internet in modo proficuo e come mezzo di crescita culturale non possedendone gli strumenti mentali per farlo. Anzi, sarebbe immerso in una realtà virtuale che, sempre di più lo farebbe distaccare dalla realtà vera. Come sosteneva Umberto Eco, non potremo fare a meno dei libri se manterremo il desiderio di proseguire nella crescita culturale individuale e rimanere nello stato di homo sapiens.

Francesco Giuliano

 

 

 

 


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