I quattro maestri

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I quattro maestri                                                                                                di Vito Mancuso (Seconda Parte) 

Abbiamo bisogno di maestri per ricostruire la nostra anima. 

     Il terzo maestro esaminato da Vito Mancuso nel saggio I quattro maestri è Confucio, considerato un politico il cui obiettivo era la cura dei legami che uniscono gli esseri umani in un sistema coeso al fine di generare l’armonia.

Confucio, per l’autore è uno «scienziato del bene comune», «un educatore della collettività», un saggio e un architetto della convivenza umana, per il quale l’esercizio della politica, intesa come cura della vita civile e del bene comune, richiede oltre alle indispensabili doti morali, anche lo studio come un dovere inderogabile, come acquisizione e trasmissione della sapienza antica, che serve per realizzare complessivamente in ogni essere umano la personalità e la perfetta padronanza di sé, i cui valori più significativi sono: il senso di umanità, la saggezza, la sincerità, la schiettezza, il coraggio e la fermezza.

Confucio, dal filosofo tedesco Karl Jaspers, è considerato una delle quattro personalità “costitutive” e decisive che sono alla base del pensiero filosofico dell’umanità. Per Confucio la virtù era lo scopo essenziale di ogni essere umano e le virtù dell’uomo nobile sono il senso di umanità, la conoscenza e il coraggio. La massima virtù per Confucio sta nel senso dell’umanità, nella benevolenza, nella bontà autentica, nella generosità, nel rispetto, nell’altruismo, nell’apertura del cuore agli altri uomini.

Il senso dell’umanità, collegato alla giustizia, è il concetto “vertice” di tutta la filosofia del saggio cinese, per il quale nel senso dell’umanità si sostanzia l’etica che è difficile perché presuppone un lungo lavoro su di sé fatto di studio e di disciplina, accompagnato dalla gioia di vivere che regala gentilezza e amorevolezza, cordialità e solidarietà verso gli altri (genitori, fratelli, amici, discepoli…). Un’etica conservatrice, finalizzata all’armonia e all’ordine dell’assetto familiare e  politico. politico.

La regola d’oro dell’etica naturale e culturale e della coscienza morale si basa sul principio di reciprocità: «ciò che non desideri per te non imporlo agli altri» e «comportarsi con gli altri come ci si comporta con se stessi e non far subire agli altri quel che non si vorrebbe per se stessi».

 Per Confucio la vera politica è un atto d’amore per gli uomini e per il mondo  che lo abitano; è un desiderio per accudirlo, proteggerlo e nutrirlo. L’essenza della vera politica consiste nel dedicarsi al mondo, nell’amministrare il bene comune.  Etica e politica sono intrinsecamente connesse, saldate e gli ingredienti principali del buon governo sono la virtù e la condotta all’insegna della giustizia, perché governare significa uniformare i principi alla rettitudine morale.

Occorre essere giusti con se stessi, con gli altri in tutti gli ambiti dell’esistenza, perché chi pratica il rispetto costante della giustizia ottiene la consapevolezza della propria conoscenza, della conoscenza di sé e dei propri limiti e quindi della pratica del perfezionamento di sé attraverso il continuo esame interiore.

Sebbene l’essere umano sia per Confucio un animale sociale e la religione sia strettamente legata con la politica e abbia una valenza civile, nella «scommessa sull’uomo» sta il senso più profondo della spiritualità. E il pensiero di Confucio sul divino sfocia nell’apofatismo, cioè nella sospensione del giudizio (come Buddha) sulla trascendenza e sul Cielo.

Il quarto maestro spirituale per l’autore è certamente Gesù che ha sempre suscitato nel corso dei secoli un fascino misterioso per la valenza del suo insegnamento spirituale. Gesù fu un profeta il cui obiettivo era l’annuncio di un nuovo statuto del mondo più giusto e del cambiamento possibile per scoprire la vita nel suo volto più vero.

Vito Mancuso, nell’esaminare Gesù con attenzione e rispetto, chiarisce preliminarmente la differenza tra il Gesù della storia e il Gesù della fede e invita a distinguere Gesù con il cristianesimo, e a tener conto che il Gesù dei diversi Vangeli non è il Gesù storico, rivelando le principali incongruenze e differenze riscontrabili tra i diversi Vangeli. L’autore s’interroga, infine, sull’identità storica di Gesù, identificandolo come un fondatore religioso, un rivoluzionario politico carismatico, un saggio itinerante e un ebreo osservante particolarmente radicale.

Secondo la più accreditata linea storica interpretativa, sostenuta dalle fonti evangeliche, Gesù è stato il fondatore della nuova religione dell’umanità, del Cristianesimo, della Chiesa, come istituzione religiosa, e della fede. Inoltre Gesù ebbe un forte carisma politico, fu considerato un leader politico, il cui obiettivo mirava alla liberazione della patria (Israele) dall’oppressione straniera; tuttavia secondo l’autore neanche questa interpretazione racchiudeva completamente la figura di Gesù.

Un’altra interpretazione rappresenta Gesù come un saggio, un maestro di etica rivoluzionaria (finalizzata all’avvento di un altro mondo) e di virtù, e non un filosofo, un libero pensatore perché a lui la forma mentis teoretica atemporale era completamente estranea. Anche l’interpretazione che Gesù fosse un ebreo fedele alla sua tradizione religiosa (ebraica) non esaurisce, secondo Mancuso, la descrizione della sua personalità, perché fu discontinuo rispetto all’ebraismo.

Gesù fu un profeta escatologico, un portavoce perché parlava nel nome di Dio, il cui messaggio riguardava il mondo e annunciava, come messaggero, la buona notizia del regno di Dio come «fulcro della sua predicazione». Fu l’ultimo grande profeta di Israele e lo fu nel modo più radicale. Con il suo linguaggio fatto di parole dure, rivolte agli intellettuali (scribi), Gesù confermava i valori di sempre dell’umanità.

Il cardine del pensiero di Gesù  è il lieto annuncio, dopo la fine del mondo, della venuta imminente di Regno di Dio, fatto di giustizia. Per l’autore il regno di Dio è la dimensione umana interiore, la nostra anima spirituale, che impone di cambiare vita, stile di vita e che invita a pentirsi. E la buona notizia è la possibilità di salvezza che dipende dall’uso della nostra libertà.

Il messaggio di Gesù sta nel concepire l’esistenza umana come appartenente a una dimensione diversa rispetto a questo mondo, una dimensione più giusta chiamata regno di Dio, regno di giustizia. Essere discepolo di Gesù, per l’autore, che si dichiara postcristiano, significa essere giusto, vivere per la giustizia, dedicarsi alla libertà umana fecondata dal bene e dalla giustizia che per Gesù è il valore più alto.

L’interesse dell’autore per i quattro grandi maestri è giustificato non tanto dalla necessità di voler essere un discepolo alla sequela di un maestro o di imitarlo, quanto dal bisogno dell’interiorità umana di raggiungere la pace interiore e qualche volta anche la felicità, intesa come salute fisica e psichica  e come energia positiva.

Il suo intento è offrire ai lettori gli strumenti per istituire un laboratorio etico e spirituale per giungere a creare un’esistenza originale, attivando «l’umano nell’uomo», per costituire e seguire il quinto maestro, la propria coscienza morale, e per prevenire e fronteggiare così la paura di vivere e di morire.

Vito Mancuso, in conclusione, prima di ribadire l’importanza e la necessità della coscienza personale, come quinto maestro interiore, espone con semplicità e completezza le differenze tra i quattro maestri sulla visione della donna, sulla sessualità, sulla famiglia, sulla giustizia, sul lavoro e la ricchezza, sulla cultura, sulla natura ,sulla politica, sull’esperienza di Dio e sulla spiritualità e mette in risalto limiti e contraddizioni che si possono rintracciare nelle loro vite e nel loro insegnamento.

 L’autore, dopo aver esposto la sua idea sul cristianesimo e le sue critiche riflessioni sul cristianesimo di Paolo, afferma la necessità di giungere a un’armonia tra gli insegnamenti dei quattro maestri «provvisori e plurali», in modo tale che ogni essere umano possa ricercare un modello mentale più adatto alla sua salute spirituale e alla sua felicità.

L’obiettivo è trovare, attraverso il primato dell’etica e del bene comune rispetto alla politica e all’economia, e della giustizia rispetto alla forza del potere, propugnato da Socrate, Buddha, Confucio e Gesù, le sorgenti di un’energia interiore positiva e di uno slancio vitale per accrescere la propria rettitudine e il proprio coraggio di esistere.

Per Mancuso è necessario, risalendo alle antiche tradizioni spirituali e filosofiche dell’umanità, dare inizio a una nuova epoca assiale e rifondare nelle coscienze degli uomini e delle donne di oggi il primato del bene, della bontà e della giustizia per salvare l’umano nell’uomo, tenendo conto dell’insegnamento dei quattro grandi maestri che più hanno influito sulla formazione spirituale dell’umanità.

Per Vito Mancuso il genere umano, spiritualmente inteso, o perisce o rinasce all’insegna di una nuova epoca assiale, le cui condizioni oggi ci sono, perché mai l’umanità è stata così unita, in grado di dialogare, e i testi sacri delle altre civiltà possono diventare anche i nostri.


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