Il Buongiorno dell’Amico. Mario Draghi, Franco Gabrielli e la Caligo

La Toscana costiera si è svegliata nebbiosa, è il fenomeno della caligo

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Mario Draghi

Buongiorno, il weekend è alle porte, per iniziarlo al meglio è doveroso un buongiorno, al vetriolo come sempre!

Mario Draghi s’è insediato alla guida del governo sabato 13 febbraio 2021, giorno del primo Consiglio dei ministri. Ha nominato 24 ministri, con e senza portafoglio, tecnici e politici “puri”, 15 ministri uomini, 9 donne. In data 25 febbraio il Consiglio dei Ministri, dopo tre ore, ha partorito, podalicamente, 39  tra viceministri e sottosegretari che poi alla fine dei conti saranno 41, ove la proporzione tra politici e tecnici propende nettamente verso i primi, con equa proporzionalità tra uomini e donne. Meritavamo, noi Italiani,  questa orrenda accozzaglia ove ministri del PD avranno un/una forzitaliota sottosegretaria, un ministro leghista un/una sottosegretaria pentastellata e via dicendo?
La domanda è retorica, perché la real politik supera sempre la fantasia o il valore di un popolo di elettori che pensano, votando, di cambiare sempre in meglio, anche quando ciò non avviene quasi mai.

Non mi dilungherò sulla compagine ministeriale e sotto-ministeriale, per carità di Patria, ma tre cosine le voglio dire. La prima su Benedetto Della Vedova (Più Europa) che (per viltade?) fece il gran rifiuto da responsabile e negò fiducia al Conte Bis un mese fa ed ora si accomoda in poltrona; la seconda su Teresa Bellanova di Italia Viva che ha abbandonato la poltrona per fare chiarezza per il bene del Paese, ha usato il grimaldello renziano per scardinare il sopracitato governo ad egida pentastellata ed ora si annida su una poltrona vice-ministeriale; tertium, mirabilmente, datur nel caso della forzitaliota Lucia Borgonzoni che in salotto TV ha dichiarato pubblicamente di “aver riletto per svago tre anni fa ‘Il Castello’ di Kafka” ed ora viene paracadutata a fare la sottosegretaria ai Beni Culturali. A questi punti è d’obbligo, se i semianalfabeti vanno al potere, che  almeno il popolo colga, se non i segni del destino, almeno quelli atmosferici. Nei giorni in cui questa nuova leva o cova di viceministri e sottosegretari si schiude, si verifica che la nebbia, fenomeno atmosferico noto soprattutto in inverno in val Padana, si è  presentata anche in posti che potremmo definire insoliti, ovvero sulle coste della Liguria e della Toscana. Questo fenomeno è definito nebbia marittima da avvezione calda o in termini dialettali genovesi “Caligo” che si crea per la forte differenza di temperatura tra l’acqua del mare, fredda, com’è normale che sia in pieno inverno, e quella dell’aria, che in questi giorni è più calda di come dovrebbe essere a febbraio.

In queste circostanze avverse meteorologiche e pandemiche, con una ciurma raffazzonata e variegata politicamente, basterà solo un lucido nocchiero, come Super Mario (sulla cui competenza non si discute, ma sulla cui linea politica, se sarà ancora una volta serva del mondo finanziario, avremo tutto da discutere) ad evitare alla nave Italia di andare a sbattere fragorosamente sui duri scogli? Una luce nella nebbia la vedo, personalmente, in Franco Gabrielli, non tanto perché stimato quasi vicino di casa (abitando io da 40 anni sul confine di Massa e ad un km da Montignoso) ma perché la sua carriera è senza macchia. Il “moncero” è infatti originario di Montignoso, piccolo Comune ai piedi delle Apuane, con Sindaco Gianni Lorenzetti (che è anche Presidente della Provincia di Massa Carrara).

Ora, il ruolo di Franco Gabrielli, come autorità delegata agli 007, ma anche nelle vesti di consigliere sui problemi della sicurezza, diventa strategico nell’interfaccia con Draghi

Il campo d’azione del neo-sottosegretario diventa ancora più importante. Soprattutto in un periodo in cui il disagio sociale, provocato dal coronavirus e dalle varianti che si faticano ad arginare e dalla conseguente crisi economica finora contenuta da provvedimenti tampone ed emergenziali, sembra sempre sul punto di esplodere.
Come  funzionario dello Stato nella sua carriera ha sempre curato e privilegiato questi aspetti: da investigatore dell’antiterrorismo e di quella che un tempo si chiamava «polizia politica» alla guida del Sisde, il vecchio Servizio segreto civile; dal ruolo di prefetto in città diverse come L’Aquila e Roma al vertice della Protezione civile, fino al ruolo di capo della polizia, responsabile del Dipartimento della pubblica sicurezza. Comunque sia, resto perplesso. Ipso dicto, “Voglio proprio vedere come va a finire” (cit.  pricipe Antonio De Curtis, in arte Totò).

 

 


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