
L’origine della locuzione latina è espressione della sensibilità degli antichi romani per il tema della morte, e quindi per la vita stessa. La frase deriva dalla particolare usanza che quando un generale rientrava a Roma dopo una grande vittoria sui nemici, esso sfilava in corteo per le strade su un carro dorato e raccoglieva gli onori che gli venivano tributati dalla folla. Questo tributo pubblico veniva chiamato “trionfo” ovvero una cerimonia solenne di antichissima origine, forse risalente all’epoca degli Etruschi. Si riteneva che un generale in Trionfo potesse correre il rischio di essere sopraffatto dalla superbia e dal delirio di onnipotenza. Proprio per questo, al momento culminante, l’umile schiavo che teneva l’alloro della vittoria sulla testa del generale gli sussurrava all’orecchio le parole di ammonimento “Respice post te! Hominem te memento!”, tradotto: “Guarda dietro te! Ricordati di essere un uomo!”
“Memento homo quia pulvis es, et in pulverem reverteris («ricòrdati, uomo, che sei polvere, e in polvere ritornerai») sono le parole che il sacerdote cattolico pronuncia imponendo sul capo dei fedeli la cenere durante la messa della Feria IV delle Ceneri, in ricordo delle parole con cui Dio formulò ad Adamo, dopo il peccato, la sua condanna al lavoro nel dolore e alla morte (Genesi III, 19); da esse fu poi dedotto anche il motto dei frati trappisti, memento mori «ricòrdati che devi morire».
Memento mori, declinato in maniera laica o religiosa, incoraggiava comunque a distaccarsi dai beni terreni e dal lusso. Gli oggetti erano poca cosa davanti all’immortalità dell’anima e all’idea dell’aldilà. Il ricordati che devi morire era un invito a dedicare maggiore energia a ciò che davvero contava, canalizzando i propri sforzi sull’anima più che sulla materialità. Come molte altre filosofie e correnti di pensiero, anche il Memento mori ispirò un ammirevole ricco immaginario artistico-creativo.
Arrivando ai nostri giorni di covid, che devo dire, io? Io, che non so, alla soglia degli incipienti 69 anni, quando potrò prenotarmi per il vaccino (ad oggi l’unica speranza di sopravvivenza nella pandemia)?
Io, oggi, 30 marzo 2021, non sono abbastanza vecchio, in termini anagrafici per potermi iscrivermi al sito della regione Toscana Prenota vaccini. Non sono neppure abbastanza fragile, pur avendo due comorbidità, non rientrando nella classificazione da tabella per pazienti fragilissimi e quindi niente prenotazione!
Non sono ultraottantenne, né insegnante, né militare. La mia è una situazione da Limbo. O da Aretino Pietro, che per non sapersi come badare, si metteva una mano davanti ed una dietro? Esposto ai venti infidi ed odiosi degli untori negazionisti, no coronavirus, no mask, no vax che imperversano sui social ed in cui potrei imbattermi per strada, in piazza, ovunque, ancorché in zona rossa. Esposto ad ogni tergiversazione della politica che a fronte di aumentati contagi da sars cov 2, esposto a meccanismi politici e tecnici che non hanno ancora permesso di ingranare la quinta marcia nella corsa alla vaccinazione di massa. Se poi ti capita come oggi a me, di recarmi nella sede del circolo ricreativo aziendale dei dipendenti e pensionati ex ASL 1 MS, confluiti nella AUSL Toscana Nord-ovest, per ritirare, come socio, il pacco di Pasqua e vedi l’abbandono esterno, il degrado in cui è stato lasciato il Presidio Ospedaliero dei Santi Giacomo e Cristoforo, ti rendi conto del pacco sanitario, datato 2015, da parte della Regione Toscana, di concerto con i Comuni di Massa, Carrara, Montignoso, Fosdinovo e della Lunigiana. Un presidio ospedaliero, come quello di Massa, classificato, per le sue specialità medico chirurgiche e la tecnologia, di rango provinciale, secondo la Legge Mariotti (ovvero la Riforma Sanitaria del 1978), è stato smantellato, assieme all’analogo Ospedale di Carrara, per concentrare, tutto o quasi, al Nuovo Ospedale Apuane di Viale Mattei. Sembra, anche alla luce della tragica pandemia, oggi una scelta, per essere eufemistici, riduttiva. Sapere che la parte di pregio vista mare dell’ex Ospedale di Massa è occupata ai piani bassi da alcune stanze per pazienti covid non in acuzie e la parte storica, tutelatala dell’Intendenza delle Belle Arti, è ridotta a “cacatoio per piccioni”. Diciamo che quanto raccontato non mi ha indotto al migliore umore, tornando a casa.

Solo grandi passioni portano a vere, grandi rivoluzioni. Sento, ogni giorno, il male che mi circonda, ma ripropongo con forza, ogni giorno, valori per il bene comune. Ci sono state generazioni per cui il giorno era ben speso, se lottato per i diritti di tutti. Sono orgoglioso di esserci stato, per un decennio, in quel flusso della storia. Ho perso battaglie ed il sogno si è infranto. Ho camminato però a testa alta, assieme a compagni di strada, senza mai l’ansia di primeggiare, issando vessilli e bandiere, in nome di ideali e non di tornaconto personale. Ho difeso anche con le unghie e con i denti il Servizio Sanitario pubblico in Toscana e la dignità degli Ospedali e dei lavoratori ospedalieri di Massa e di Carrara, ma nulla è valso.
Sconfitto, ma non dòmo: ho ancora sogni e speranze nel cassetto, intatti.
Uno di questi, a tutela della salute dei cittadini apuani, è quello di veder trasferito il Distretto Sanitario / Casa della Salute, ora ingolfato in via Bassa Tambura, in questa vasta struttura con destinazione sanitaria lasciata, al 90 %, tragicamente vuota.
Parzialmente consolatoria l’inaugurazione, in data lunedì 29 marzo 2021, del nuovo mega hub vaccinale, a Marina di Carrara, nella struttura di CarraraFiere.
Tra tutte queste incongruenze e ritardi, sapere che potrei morire per non essere stato vaccinato a tempo debito, rende superfluo, dal punto di vista filosofico, ricordarmi la frase citata nell’incipit, “Memento mori”, perché, purtroppo lo so benissimo che posso morire. Ci penso ogni giorno, attastandomi i cabasisi…
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