MONTE SAN BIAGIO – Il fascino della Storia: la Torre di Portella a Monte S.Biagio, ingresso del Regno delle Due Sicilie. Qui Ferdinando di Borbone e Carolina d’Austria si incontrarono per la prima volta. Nel territorio dell’odierno comune di Monte San Biagio, provincia di Latina, sorge la Torre di Portella o Passo della Portella. Originariamente l’antica via Appia passava sotto la struttura. In epoca borbonica, questa costruzione segnava il confine tra il Regno delle Due Sicilie e lo Stato Pontificio. Nel 1400, Portella era inespugnabile e per la sua posizione è stata testimone della storia. Il 19 giugno 1738, la quindicenne figlia del re di Polonia, Amalia Valburga si incontrò con il promesso sposo, Corrado III di Napoli.
Il 2 maggio 1768 Maria Carolina, arciduchessa d’Austria, venne in questo luogo dove incontrò per la prima volta il futuro marito, Ferdinando IV di Borbone (che le donò nell’occasione uno scrigno di gioielli), dopo aver, prima sposato a Vienna, per procura, il giovane principe, e dopo aver intrapreso un lungo viaggio attraversando gli “Statarelli” che dall’Austria conducevano nel Regno di Napoli. Esattamente com’erano stati accolti in quello stesso luogo, Maria Amalia di Sassonia e Carlo III, predecessori di Ferdinando e Carolina. Stessa accoglienza per Francesco I, imperatore d’Austria quando si recò a Napoli nell’aprile 1846. Nel 1849 fu accolto l’imperatore Francesco I d’Austria. L’11 maggio 1770 toccò a Wolfgang Amadeus Mozart transitare dal Passo di Portella per entrare nel Regno di Napoli. La torre di Portella ha segnato il confine del Regno fino al 1870 e al suo interno ospitava la dogana e la Gendarmeria. Fra questi edifici c’era anche la cosiddetta “baracca per la disinfezione delle lettere”. All’epoca, infatti, anche l’aria era considerata veicolo di contagio tant’è che i viaggiatori potevano proseguire solo dopo aver cambiato i vestiti e superato un periodo di quarantena. Una lettera che proveniva da un luogo lontano era considerata veicolo pericolosissimo di contagio. Per ovviare a questo problema si usavano

 gas, aceto e fumo. In questo luogo venivano pagati i dazi doganali, controllati bagagli e viaggiatori, messe in sicurezza le merci, che erano sottoposto ad un controllo preciso prima di entrare ed uscire dal Regno delle Due Sicilie. Oggi quel che resta del passo (e della storia di questo territorio) lo abbiamo immortalato in queste fotografie: non lontano da qui troviamo il cippo numero uno che segnava il confine tra il Regno e lo Stato Pontificio. Ma in zona ce ne sono anche altri. La struttura è trascurata e non è possibile visitarla. Classica modalità di gestione italiana dei beni culturali, e borbonici in particolare. Consigliamo, ad ogni modo, una escursione.


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