Il G-20 di Roma 2021 : “Solo uniti riusciremo a vincere le sfide globali – pandemia Covid-19, clima e disuguaglianze”

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Dal 30 al 31 ottobre 2021, a Roma, si è tenuto il vertice dei Paesi del G20, i cui membri sono Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Repubblica di Corea, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sud Africa, Turchia, Regno Unito, USA e UE, Singapore, Spagna e Paesi Bassi.

Non sono intervenuti i rappresentanti di Russia (VladimirPutin ha accusato UE e USA per non aver ritenuto efficace il vaccino Sputnik V) e di Cina (Xi Jinping), in quanto, essendo la pandemia iniziata a diffondersi dalla città cinese di Wuhan sul finire del 2019, sarebbe stato difficile avviare una discussione a riguardo con il responsabile.

Comunque è stato “Un summit di successo” – ha detto il capo del governo italiano Mario Draghi – dove si è discusso della pandemia Covid-19, del clima e delle disuguaglianze sociali. Riguardo alla pandemia e alle disuguaglianze i paesi più ricchi si sono impegnati di destinare ogni anno 100 miliardi di dollari ai paesi più poveri e di assicurargli i vaccini necessari anti-Covid-19.

Per ciò che concerne il riscaldamento climatico, tutti i Paesi del G-20 si sono impegnati di avere come obiettivo quello di diminuire la temperatura climatica di 1,5°C entro il 2050, mentre Russia e Cina, i cui rappresentanti come già detto, non erano presenti fisicamente, hanno fissato il termine nel 2060. E questo ci fa pensare che gli obiettivi probabilmente non saranno raggiunti.

Senza entrare in considerazioni di geoeconomia e di geopolitica che si lasciano agli esperti dei relativi settori, gli obiettivi stabiliti potrebbero (il condizionale è d’obbligo visti i risultati precedenti che si sono risolti in bla-bla-bla come ha recitato l’attivista svedese contro il cambiamento climatico e per uno sviluppo sostenibile basato sull’economia circolare, Greta Thumberg)  essere raggiunti se le sfide venissero affrontate e risolte soltanto a livello globale, in quanto ogni Stato non potrebbe annullare il problema climatico entro l’ambito dei propri confini. L’intervallo di tempo fissato in circa trent’anni potrebbe essere adeguato se ogni Stato adottasse politiche socio-economiche e industriali rispettose degli accordi. Basterebbe frenare o bloccare subitamente la deforestazione incontrollata utilizzata per ottenere terreni fertili, come quella dell’Amazzonia in Brasile, che nel 2020 ha subito una perdita arborea pari al 25%, e come quella in altri Paesi del mondo, Congo e Sud-Est asiatico, oltre a quella causata dagli incendi, accidentali o abituali, che si ripetono annualmente in varie parti del mondo. E nel contempo adottare una politica di forestazione che potrebbe un po’ diminuire ( e questo sarebbe un grande passo in avanti) l’aumento di CO2 nell’atmosfera da cui ne consegue anche l’aumento della temperatura. A titolo di esempio ritorna utile per il lettore questo semplice calcolo: Ogni italiano, secondo le stime più recenti, produce, per tutte le attività lavorative e non che svolge, ogni anno 5,533 tonnellate di CO2, da cui per 60 milioni di abitanti si ha una produzione di circa 332 milioni di tonnellate annue. D’altra parte, un albero di medie dimensioni che ha raggiunto la propria maturità e che vegeta in un contesto adatto alla propria specie, assorbe dall’atmosfera mediamente 35 kg CO2 all’anno. Piantando, in Italia, ogni anno un albero per abitante, quindi 60 milioni di alberi per anno, a maturità raggiunta si avrebbe un assorbimento di CO2 di circa 2,1 milioni di tonnellate annue con una diminuzione dello 0,63%.

Inoltre, assieme ad un incremento dell’energia proveniente da fonti rinnovabili a svantaggio dei combustibili fossili – eolico, solare – ci vorrebbe la realizzazione di una politica globale come quella adottata nei Paesi UE, di cui ho già pubblicato alcuni aspetti, il 16 settembre 2021, in https://www.news-24.it/transizione-ecologica-e-rivoluzione-verde-contributi-della-ricerca-chimica/, e di cui riporto il contenuto:

«La Direttiva Europea RED II (Renewable Energy Directive) favorisce l’uso di biocarburanti prodotti da biomasse (miscele di sostanze organiche, sia vegetali che animali, provenienti da rifiuti urbani e da residui o scarti di lavorazione) sulla base di processi che tengano conto dell’economia circolare, cioè del sistema economico che possa auto-rigenerarsi sulla base della sua eco-sostenibilità. La produzione di anidride CO2 emessa dalla combustione dei biocarburanti è considerata virtualmente neutra in quanto essa viene fissata dalle piante per fotosintesi clorofilliana. Conseguentemente si produce nuova biomassa e quindi nuovo biocarburante attraverso un processo ciclico a “emissione zero” che imita quello naturale primigenio.

Ecco, allora, in sintesi alcuni risultati della ricerca chimica.

La “Liquefazione idrotermale o HydroThermal Liquefaction” (HTL) è un processo biochimico a cui viene sottoposta una biomassa (rifiuti organici) in presenza di acqua che, ad una temperatura di 250-400 °C e ad una pressione di 200-300 *105 Pa, in pochi minuti si trasforma in bio-olio. Questo prodotto può avere diversi usi: combustibile, può essere trasformato in biocarburante o in materie prime per l’industria chimica.

La tecnologia “LOHC – Liquid Organic Hydrogen Carriers” permette di utilizzare in sicurezza l’idrogeno molecolare H2. L’idrogeno è nel contempo un combustibile e un carburante ideali in quanto è il gas più leggero in assoluto e, oltre a produrre nella reazione di combustione solo vapore acqueo, ha un contenuto energetico di 120 MJ/kg, circa tre volte superiore a quello della comune benzina. L’unico problema è costituito dai costi elevati per raffreddarlo e liquefarlo e dalla bassa temperatura criogenica pari a – 253°C per mantenerlo allo stato liquido.

L’idrogeno può essere ottenuto allo stato praticamente puro per elettrolisi dell’acqua secondo la reazione di decomposizione (analisi) dell’acqua:

H2O (l) –> H2(g) + ½ O2 (g)  (22,4 dm3 di H2 in c.s. ogni 18 g di acqua),

Una recente ricerca permette di fare avvenire tale reazione con produzione di idrogeno mediante una “fotosintesi artificiale”, basata su sistemi foto-catalitici (fotoscissione catalitica) e foto-elettrochimici (fotoscissione elettrochimica) dove si usano coloranti organici (complessi di- o ter-piridinici del rutenio bivalente o porfirine/ftalocianine, ecc.) aventi la funzione di foto-sensibilizzatori per l’assorbimento della luce, come lo è la clorofilla nelle foglie dei vegetali.

Altri processi biochimici consentono di produrre biocarburanti avanzati con un elevato rapporto C/O come il bioetanolo (C2H5OH), gli oli microbici e gli oli algali».

Francesco Giuliano


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Giuliano Francesco, siciliano d’origine ma latinense d’adozione, ha una laurea magistrale in Chimica conseguita all’Università di Catania dopo la maturità classica presso il Liceo Gorgia di Lentini. Già docente di Chimica e Tecnologie Chimiche negli istituti statali, Supervisore di tirocinio e docente a contratto di Didattica della chimica presso la SSIS dell’Università RomaTre, cogliendo i “difetti” della scuola italiana, si fa fautore della Terza cultura, movimento internazionale che tende ad unificare la cultura umanistica con quella scientifica. È autore di diversi romanzi: I sassi di Kasmenai (Ed. Il foglio,2008), Come fumo nell’aria (Prospettiva ed.,2010), Il cercatore di tramonti (Ed. Il foglio,2011), L’intrepido alchimista (romanzo storico - Sensoinverso ed.,2014), Sulle ali dell’immaginazione (NarrativAracne, 2016, per il quale ottiene il Premio Internazionale Magna Grecia 2017), La ricerca (NarrativAracne – ContempoRagni,2018), Sul sentiero dell’origano selvatico (NarrativAracne – Ragno Riflesso, 2020). È anche autore di libri di poesie: M’accorsi d’amarti (2014), Quando bellezza m’appare (2015), Ragione e Sentimento (2016), Voglio lasciare traccia (2017), Tra albori e crepuscoli (2018), Parlar vorrei con te (2019), Migra il pensiero mio (2020), selezionati ed editi tutti dalla Libreria Editrice Urso. Pubblica recensioni di film e articoli scientifici in riviste cartacee CnS-La Chimica nella Scuola (SCI), in la Chimica e l’Industria (SCI) e in Scienze e Ricerche (A. I. L.). Membro del Comitato Scientifico del Primo Premio Nazionale di Editoria Universitaria, è anche componente della Giuria di Sala del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica 2018 e 2019/Giacarlo Dosi. Ha ricevuto il Premio Internazionale Magna Grecia 2017 (Letteratura scientifica) per il romanzo Sulle ali dell’immaginazione, Aracne – NarrativAracne (2016).