Come quando è morto mio figlio Willy, ogni volta che un ragazzo viene ucciso dai suoi coetanei, mi si riapre la stessa ferita. È un dolore grande. Occorre intervenire, occorre fare qualcosa». Non usa mezzi termini Lucia Monteiro Duarte. Nel giorno in cui suo figlio Willy avrebbe compiuto 25 anni, le sue parole risuonano come un richiamo severo e straziante alla coscienza collettiva.
Oggi, 20 gennaio 2026, l’Italia celebra la Giornata nazionale del Rispetto, istituita dal Parlamento proprio in memoria del giovane di Paliano (Frosinone) ucciso a Colleferro nel settembre del 2020 per aver tentato di difendere un amico. Ma la cronaca recente, segnata dall’accoltellamento omicida a La Spezia e dal diffondersi della violenza con armi da taglio tra giovanissimi, rende questa ricorrenza non una semplice data sul calendario, ma un’emergenza educativa.
Il dolore e la rabbia giovanile
«È un dolore vedere che gli stessi meccanismi continuano ancora oggi, vedere che ci sono ancora tanti giovani con così tanta rabbia dentro», ha dichiarato Lucia Monteiro Duarte, intervenendo ieri nell’Aula Magna dell’Università degli Studi Internazionali di Roma (UNINT). «È assurdo che non si rendano conto che, agendo così, rovinano anche la loro vita». Agli studenti delle scuole medie e superiori presenti all’incontro, mamma Lucia ha rivolto un invito semplice ma potente: «A loro direi di credere sempre che il bene c’è, e il bene va ricercato».
Paliano in marcia silenziosa
Mentre a Roma si discuteva di educazione e futuro, a Paliano, il paese dove Willy è cresciuto, la comunità si è stretta ancora una volta attorno alla famiglia. Per la giornata di oggi, l’Istituto Comprensivo locale ha organizzato una “Marcia Silenziosa”. Studenti e cittadini sfileranno senza slogan urlati, per ribadire tre concetti chiave: dire no alla violenza, scegliere la gentilezza e costruire relazioni basate sul rispetto. Un modo per onorare la memoria di chi ha dimostrato che il vero valore di una persona risiede nella solidarietà.
Il sogno di Willy continua
Durante l’evento all’UNINT, a cui hanno partecipato anche la Rettrice Mariagrazia Russo, il Presidente Fabio Bisogni e il regista Vincenzo Alfieri per la proiezione del film “40 secondi”, è emerso come il sacrificio di Willy stia generando frutti concreti. L’ateneo ha infatti istituito borse di studio per studenti capoverdiani. «Sono molto contenta di queste borse di studio», ha commentato commossa la signora Lucia, ascoltando le vincitrici, una delle quali collegata da Capo Verde. «È come se facessero continuare il sogno di Willy, che voleva diventare un grande chef. Vedere dei ragazzi che riescono a realizzare quello che lui non è riuscito a fare è per me una grande consolazione, e mi dà forza».
Sulla giustizia e il perdono
Inevitabile il pensiero ai responsabili della morte del figlio, i fratelli Bianchi. Anche su questo, le parole di Lucia Monteiro Duarte restano un esempio di altissima dignità, prive di odio ma ferme nella richiesta di giustizia interiore: «Io non odio questi ragazzi. Quello che mi auguro è che prima o poi loro riescano ad avere un atteggiamento di pentimento, che è quello che a loro è sempre mancato».
Alle famiglie che oggi piangono un figlio vittima di violenza, mamma Lucia manda infine un abbraccio ideale: «A questa famiglia che sta soffrendo adesso posso solo dire che devono continuare a credere che il loro figlio continua a vivere dentro di loro. È la cosa che dà più forza».
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