Il nuovo ospedale sia patrimonio di tutta la città ma l’idea, al netto delle bugie, fu di Zaccheo.

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LATINA- Cercherò di buttarla giù chiara: se Latina vedrà mai la realizzazione di un Policlinico questo si dovrà alla tenacia sconfinata del Sindaco Zaccheo.

Ora, a distanza di molti anni dalla sfiducia, vile atto barbaro di cui sono responsabili una gran moltitudine di piccoli uomini politici, Zaccheo potrebbe godersi con serenità l’ultima stagione della vita. Al riparo dalla imbarazzante mediocrità che caratterizza la politica pontina. Ed invece, non so come diavolo faccia, egli non perde l’entusiasmo e la passione che sono insieme proprie del militante e dell’uomo di governo.

L’ultima visione, l’ultima idea intorno allo sviluppo di questa città la si deve agli anni del suo impegno politico. Dicono dalle parti del Pd che se presto sorgerà un nuovo ospedale il merito è tutto loro. Bene, bravi, se fosse vero gli baceremmo la pantofola. Peccato che è un falso storico e politico , giacché tutto nacque nel 2003 fra l’allora Direttore Generale della Asl Petti ed il Sindaco Zaccheo. Il Comune di Latina, allora conscio delle criticità irreparabili del Santa Maria Goretti, cambiò destinazione d’uso all’area di proprietà della Regione Lazio a Borgo Piave con la chiara previsione che lì, non altrove, sarebbe sorto il nuovo ospedale.

I dirigenti dem negli anni hanno detto la qualunque su questo argomento. Imprigionati dalla mancanza totale di idee (infatti le elezioni le hanno sempre perse, persino contro un parvenu come Damiano Coletta) e dall’unica ansia di disfarsi delle intuizioni di un (ex) Sindaco forse troppo ingombrante come Zaccheo, una volta erano per l’ampliamento del Goretti un’altra volta per intervenire sull’area del Parco San Marco.

Soltanto Enrico Forte, politicamente il più acuto di quel gruppetto, ha detto apertamente che da quel progetto di Zaccheo occorreva ripartire.

Come anche Pino Simeone, del resto, autore di un importante emendamento circa l’urgenza di velocizzare l’iter del Policlinico, ha avuto la correttezza e la sensibilità istituzionale di alzare il telefono per condividere quel passaggio politico con chi ne fu, decenni fa, l’iniziatore.

Sgradevole propagandare manifesti mettendo il cappello su una questione che dovrebbe essere patrimonio di tutta la Politica. Di una Politica che sia intellettualmente onesta, però. E che magari trovi il tempo di scusarsi con la città per avere consentito che si mandasse a casa un Sindaco attraverso un agguato teso nello studio di un notaio, arando il terreno alla peggiore stagione politica di sempre, leggi Giovanni Di Giorgi.

Non penso che i cittadini abbiano la memoria corta, penso che la città sappia chi negli anni ha continuato a difendere con le unghie e con i denti la sua comunità nonostante non ci fossero più né gli oneri né, tantomeno, gli onori.

Distorcere la Storia è sempre un esercizio squalificante ché non ha nascondigli, come canta in una bellissima canzone Francesco De Gregori.

I cittadini sanno e non consentiranno a questa gran schiera di falsari di vincere la battaglia  più importante, quella della Storia.


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