Titolo: Il primo giorno della mia vita
Regia: Paolo Genovese
Soggetto: Paolo Genovese (dall’omonimo romanzo, Einaudi 2019)
Sceneggiatura: Paolo Genovese, Paolo Costella, Rolando Ravello, Isabella Aguilar
Musiche: Maurizio Filardo
Produzione Paese: Italia, 2023
Cast: Toni Servillo, Valerio Mastandrea, Margherita Buy, Sara Serraiocco, Gabriele Cristini, Vittoria Puccini, Lino Guanciale, Elena Lietti, Lidia Vitale, Alessandro Tiberi, Thomas Trabacchi, Antoni Gerardi, Giorgio Tirabassi, Davide Combusti, […]
Un uomo senza nome (Toni Servillo), durante una pioggia scrosciante e sotto le luci fioche della sera, ospita nella sua station wagon, di primo acchito senza una motivazione palese quattro persone: Emilia (Sara Serraiocco), una giovane atleta rimasta paralizzata durante una gara e costretta poi a stare su una sedia a rotelle, Arianna (Margherita Buy), una poliziotta depressa, che vuole suicidarsi perché ha perso la figlia e perché tradita dal marito Max (Giorgio Tirabassi), Napoleone (Valerio Mastandrea), un esperto motivatore che non riesce a motivare se stesso, e Daniele (Gabriele Cristini), un ragazzo bulimico che è ricoverato in ospedale per una crisi iperglicemica. Quell’uomo enigmatico li ospita nell’albergo Columbia dove essi, dopo l’interruzione momentanea delle loro vite e privati anche di acqua e di cibo, hanno una settimana di tempo – il tempo porta via il dolore e fa vedere le cose da un’altra prospettiva – per esaminare, senza poter essere percepiti, come i rispettivi parenti e amici – ci sono un sacco di persone nel vostro futuro che vi stanno aspettando, più o meno lontane nel tempo, ma sono lì – possano … vedere la vita senza di noi è doloroso sempre e non perché è bella o brutta, ma perché va avanti, va avanti comunque. In altre parole, dalle risultanze del comportamento dei congiunti in seguito alla loro improvvisa e immotivata scomparsa per suicidio, l’intento dell’uomo misterioso è quello di ottenere da parte dei quattro ospiti una profonda riflessione sulla vita e sul suo senso, e far rimandare la loro morte in un futuro imprecisato, anche se c’è qualcuno refrattario a tali stimoli, come Napoleone che recita: magari qualcuno non vuole essere salvato magari qualcuno lo devi lasciare stare.
Il primo giorno della mia vita, il cui soggetto è tratto dall’omonimo romanzo di Paolo Genovese (edito da Einaudi, 2019), che ne è anche eccellente regista, è un film che, nella sua voluta ed effettiva ombrosità scenografica, affronta una tematica sociale concreta, con un’impronta metafisica che rimanda all’antico pensiero parmenideo in quanto per l’essere umano le sole vie di ricerca possibili sono due: una che l’essere è e che non può non essere – è la via della Verità; l’altra, che l’essere non è e che il non essere necessariamente è – questa via, te l’avverto, non può necessariamente esser percorsa: poiché il non-essere non puoi né conoscerlo né esprimerlo (cit.). È un film che, grazie ad un cast di attori eccezionale, invita a riflettere sia sulla vita e sulle varie situazioni problematiche che possono capitare a ciascheduno quotidie, sia sulla morte. Basterebbe chiedersi quante persone su tremilioni di abitanti di una città, come Roma, in un dato momento, possano provare felicità o che abbiano visto realizzati i propri sogni. Pochissimi! Eppure la maggior parte di esse continua a vivere perché si è portati a comprendere che la vita non è fatta solo di rose e fiori, ma che essa è dura e brusca per i molteplici e tristi accadimenti casuali per superare i quali ci vuole del tempo. Nel libro Se questo è un uomo, Primo Levi infatti scriveva che La persuasione che la vita ha uno scopo radicato in ogni fibra di uomo, è una proprietà della sostanza umana.
Il filosofo stoico romano Seneca, vissuto nel I secolo, sosteneva che per aspera sic itur ad astra, cioè attraverso le difficoltà che la vita presenta si perviene al loro superamento e, nel frattempo, al miglioramento del proprio carattere e del modo di vedere la vita da un’altra prospettiva, In altre parole, non attraverso la rinuncia ma grazie alla ricerca del superamento degli ostacoli, senza mai arrendersi, si può apprezzare sempre di più la vita. In altri termini, usando una parola, che recentemente è diventata molto di moda, bisogna diventare resilienti, e vivere ogni giorno come se fosse il primo giorno della nostra vita.
Filmografia
Incantesimo napoletano (2002), Nessun messaggio in segreteria (2005), Viaggio in Itala – Una favola vera (2007) e Questa notte è ancora nostra (2008): film diretti assieme a Luca Miniero. La banda dei Babbi Natale (2010), Immaturi (2011), Immaturi – il viaggio (2012), Una famiglia perfetta (2012), Tutta colpa di Freud (2014), Sei mai stata sulla Luna (2015), Perfetti sconosciuti (2016), The Place (2017), Supereroi (2021).
Francesco Giuliano
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