Lunedi scorso è stato l’anniversario della morte di John Lennon. Quarantacinque anni fa, ed era sempre di lunedi, Mark David Chapman, uccise John Lennon con una calibro 38 proprio all’entrata del Dakota Building, bellissimo ed elegante palazzo della 72.ma che si affaccia su Central Park.
Era una sera molto fredda, come possono essere le sere di dicembre a New York, quando questo fan squilibrato volle passare alla storia.
La colpa di Lennon? Aver asserito che “ i Beatles erano più popolari di Gesù”.
E poi imperdonabile quella frase di “Imagine” : “Nothing to kill or die for and no religion too”. Immagina che non esista nulla per cui uccidere o morire, e nemmeno la religione. Troppo per una mente distorta.
Qualcuno ha ricostruito gli ultimi istanti di vita di John Lennon.
Lui e Yoko Ono stavano rientrando a casa dopo aver passato il pomeriggio negli studi Record Plant sulla 44ma strada.
L’artista stringeva ancora in mano i nastri di «Walking On Thin Ice».
Per ricordarlo a poca distanza dal Dakota e all’interno del famoso parco, è stato realizzato lo Strawberrry Fields Memorial, punto di richiamo straordinario per tanti fans. Si trova sempre qualcuno che va’ lì con la chitarra e suona le musiche dei Beatles.
In molti si siedono e cantano.
E’ anche il mio di pellegrinaggio e cerco di passarci ogni volta che vengo a New York.
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