La fine di Roma Trionfo del Cristianesimo, morte dell’Impero di Corrado Augias
Roma è una città che ha un potenziale infinito per chi ama sperimentare continui nuovi percorsi, in una sorta di esplorazione senza fine. Liliana Cavani
Nell’affascinante affresco storico del libro La fine di Roma. Trionfo del Cristianesimo, morte dell’Impero (Einaudi editore), l’autore, Corrado Augias, nella breve Premessa scrive che i lettori potranno assistere al tramonto, al declino inevitabile e pieno di malinconie dell’impero romano e all’aurora e al trionfo della religione cristiana.
È una narrazione precisa, avvincente fatta di un mix di storia, politica, cultura e letteratura che, con una prosa semplice e scorrevole, segna, con leggerezza ed equilibrio, il trapasso tra il mondo classico e quello cristiano, avvenuto all’inizio del IV secolo, con la scomparsa di simboli, credenze, costumi sui quali milioni di persone avevano basato la loro esistenza.
L’autore, servendosi di fonti scritte e di pietre, di lapidi e di rovine, offre ai suoi lettori curiosi, nei diciotto capitoli del saggio, una guida di luoghi e monumenti celebri che vengono presentati come testimoni eloquenti di una storia importante da conoscere e approfondire.
Nelle prime pagine del libro il cristianesimo viene presentato come una rivoluzione sconvolgente che, nella cultura romana, muta usi e costumi e apporta profondi cambiamenti di enorme portata nei valori e nei comportamenti.
Secondo alcuni studiosi di storia, come lo storico inglese, Edward Gibbon, il cristianesimo, con la sua nuova spiritualità e teologia, intaccò le fondamenta del secolare dominio di Roma ed ebbe una certa influenza sulla decadenza e sulla caduta dell’Impero romano, secondo altri il cristianesimo ebbe il merito di aver salvato la cultura classica.
A Roma numerosi monumenti, come il Pantheon e il Tempietto presso il parco della Caffarella, ai margini dell’Appia Pignatelli, testimoniano il passaggio di civiltà dalla religiosità classica a quella nuova arrivata dalla Giudea, da quella pagana a quella cristiana.
In questo passaggio di civiltà un ruolo fondamentale ebbero le Lettere di san Paolo, l’apostolo delle genti, che fu decapitato fuori le mura, dove oggi si trova l’imponente basilica delle Tre Fontane. San Paolo con i suoi scritti costituì il primo embrione di una nuova teologia, fu un personaggio notevole dell’iniziale storia del cristianesimo perché contribuì in maniera decisiva alla diffusione della figura di Gesù e della sua risurrezione.
San Paolo, nato a Tarso in Turchia, con il nome di Saul, fariseo e cittadino romano, all’inizio della sua attività fu anticristiano, «arrestando e gettando in prigione uomini e donne», ma in seguito all’episodio della sua conversione sulla strada di Damasco, divenne un sostenitore e fondatore della nuova religione, che rappresentò una frattura col passato.
Nel raccontare il cristianesimo l’autore del saggio riserva un capitolo a Nerone il primo persecutore dei cristiani, che non avevano ancora raggiunto lo status di religione ed erano considerati una setta a cui fu attribuita la responsabilità dell’incendio dell’anno 64.
Tra le memorie del passato è ricordata anche la dinastia dei Flavi, fondata da Vespasiano, che iniziò la costruzione dell’Anfiteatro, ossia il Colosseo, e portata avanti dai figli Tito e Domiziano. L’autore si sofferma anche su Tito, l’imperatore che, nella feroce e spietata Guerra giudaica raccontata dallo storico Giuseppe Flavio, distrusse il Tempio di Erode a Gerusalemme (nel 70 d.C.), costruito dal re Salomone nel X secolo a. C. Con la fine del tempio ebbe inizio la diaspora del popolo ebraico nel Mediterraneo verso Roma.
Per comprendere la «rivoluzione cristiana», che ha apportato con il suo messaggio enormi cambiamenti e regole nei costumi e nella vita degli esseri umani, l’autore si attarda sul tema dell’amore, dichiarato e negato, significativo di una cultura e di una società, raccontando il mito della fondazione della città di Roma e proseguendo con eventi riguardanti la sessualità, il matrimonio, la concupiscenza, l’adulterio, l’impotenza, il trasporto erotico: temi narrati dalla letteratura latina.
Il cristianesimo elabora, con la sua complessa dottrina, una diversa concezione dei temi dell’amore, della verginità, della moralità e della sessualità, della vita amorosa e dell’universo femminile, narrati da eminenti figure di pensatori e apologeti della nuova fede, come Tertulliano, Ambrogio, Girolamo e Agostino, personalità grandiose vissute in epoche diverse, in cui la religione cristiana si è diffusa.
Soffermandosi sul II secolo e sulla dinastia degli Antonini (Nerva, Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio), l’autore mette in risalto l’imperatore Adriano noto, non solo per la costruzione del Pantheon, Castel sant’Angelo, il Tempio in piazza di Pietra e Villa Adriana a Tivoli, ma perché ebbe una importante parte nel passaggio dalla Roma classica alla Roma cristiana e perché manifestò una più vasta tolleranza nei confronti della nuova religione.
Nelle imponenti vestigia della Roma antica, nel II secolo dell’era cristiana, in età antonina, uno dei luoghi più eloquenti che testimonia il passaggio al cristianesimo, è il Tempio di Antonino e Faustina al Foro Romano. Antonino Pio, nell’aureo secolo dei cinque «buoni imperatori», ebbe un atteggiamento meno severo nei riguardi dei cristiani, nonostante ci fossero, nel suo periodo di governo, numerose condanne dei cristiani accusati di empietà ed ateismo.
L’ultima spietata persecuzione anticristiana avvenne con l’imperatore Diocleziano famoso per le sue Terme, in piazza Esedra o della Repubblica, imponenti costruzioni considerate le più grandi dell’Urbe, trasformate in seguito nella maestosa basilica cristiana di Santa Maria degli Angeli. Nell’anno 303 d.C., con il decreto imperiale di Diocleziano, durante il periodo della tetrarchia (ingegnoso sistema di successione), iniziò la sanguinosa persecuzione dei cristiani ritenuti colpevoli di alcuni incendi e disordini.
Con l’Editto di Milano del 313 d.C. l’imperatore Costantino, noto per aver avviato la costruzione dell’imponente e spettacolare Arco di Costantino, ammise il cristianesimo tra i culti che potevano essere liberamente praticati. Con questa decisione, gesto politico importante in una fase storica molto delicata, il logoro sistema di potere di Roma fu rafforzato con la nuova religione.
Con Giuliano l’Apostata, secondo la cronaca del maggior storico romano del IV secolo, Ammiano Marcellino, l’Impero romano cominciò a cedere perché corroso dall’interno e assediato dai Visigoti di Alarico. Alarico. Comunque Roma, grande città antica, è rimasta eterna. E il crescente potere politico della Chiesa ha garantito nella storia la continuità fisica della città.
L’ultimo capitolo è riservato all’imperatore filosofo Marco Aurelio, alla sua saggezza di uomo e al suo acume di politico, che segnò la fine del mondo antico e non dell’Impero romano (avvenuta per convenzione nel fatidico anno 476).
Il cristianesimo, come testimoniano le imponenti costruzioni e gli angoli nascosti di Roma antica, città unica e immortale, che occorre saper guadare con occhi nuovi, fu certamente una rivoluzione da conoscere e apprezzare.
La fine di Roma. Trionfo del Cristianesimo, morte dell’Impero è la storia di una città che da ventisette secoli è protagonista del mondo. È un libro lucido e documentato che offre un nuovo modo di vedere Roma, la città Eterna
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