L’angolo delle curiosità artistiche (71)
L’arte è fatta per turbare, la scienza per rassicurare. Georges Braque
Leonardo da Vinci nel 1509 fornisce le illustrazioni per la prima edizione del De divina proportione di Luca Pacioli, matematico religioso dell’ordine francescano ed economista. Questo curioso frate, una delle menti più brillanti e famose del Rinascimento: studiò con Piero della Francesca, conobbe il Bramante e insegnò a Leonardo da Vinci.
Leonardo da Vinci nel dipingere l’Ultima Cena, nel convento di Santa Maria delle Grazie a Milano, sbagliò la tecnica. Usò una tecnica “a secco”, dipingendo sulla parete asciutta e non bagnata come si fa con gli affreschi. Una tecnica che ha portato alla caduta del colore. Per questo il capolavoro nel corso degli anni ha subito moltissimi restauri.
Il 21 agosto del 1911 Monna Lisa, La Gioconda di Leonardo da Vinci, il quadro più famoso del mondo, sparì da Museo Louvre di Parigi. Il furto avvenne in maniera indisturbata da parte di Vincenzo Pietro Peruggia, un imbianchino italiano che voleva che il dipinto fosse restituito al nostro Paese. Dopo due anni di peripezie il celebre dipinto fu restituito al Museo francese.
Nel film Il tormento e l’estasi (anni Sessanta) nella scena di Michelangelo Buonarroti (1475–1564), artifex, che si aggira fra le cave di marmo delle Alpi Apuane, a sondarne coi polpastrelli magici le vene più segrete, resta irresistibile. Secondo lo scrittore e critico letterario, Giorgio Manganelli, Michelangelo fu «un teologo della pietra, un inventore di tombe». La Pietà e il Davide sono due delle sculture più famose dell’intera storia dell’arte.
Daniele da Volterra, il discepolo più fedele di Michelangelo, fu costretto a mettere i “braghettoni” ai nudi scandalosi della Cappella Sistina, per i quali il poeta, scrittore e drammaturgo Pietro Aretino (da quale pulpito!) s’era scandalizzato.
Raffaello, nel visitare la Cappella Sistina dipinta da Michelangelo, di fronte al gesto assoluto che unisce e allontana Dio e l’Uomo, provò una forte vertigine.
Nel libro bizzarro Michelangelo anoressico si afferma che l’artista, abbandonato dalla madre a una balia di Settignano, moglie di uno scalpellino, fu nutrito con un latte intriso di polvere di marmo, disse che prese «dal latte della balia gli scalpegli e ‘l mazzuolo». Quel marmo gli lasciò in dote l’orribile «mal di pietra» che lo tormentò durante tutta la sua vita.
Nella Cappella Paolina, in Vaticano, si può osservare la “Crocifissione di Paolo”, un affresco della metà del 1500 ad opera di un anziano Michelangelo. “L’apostolo è colto disteso sulla croce, nel momento antecedente all’essere trafitto dai chiodi (inseriti da un pittore successivo), con un volto duro, corrucciato, che ci fissa con occhi ardenti… un fiotto di luce scende dall’alto, apre un canale luminoso nei cieli e tra le nubi, e raggiunge Saulo atterrato e accecato.
Michelangelo nella Cappella Sistina ha dipinto la scena di Noè con i suoi tre figli che hanno panni svolazzanti che lasciano interamente scoperte le parti sessuali del padre, rimasto nudo per l’ebbrezza.
Il famoso quadro Presentazione al tempio di Andrea Mantegna testimonia che il bambino veniva fasciato perché in questo modo si cercava di prevenire il rischio dei disturbi della colonna vertebrale.
Una delle opere più belle di Giorgione è La vecchia (1506 ca, olio su tela, cm 68 x 59. Venezia, Gallerie dell’Accademia). È un dipinto che, con quell’espressione rivolta al vuoto e il viso solcato dall’età avanzata, ammonisce l’osservatore sugli effetti inevitabili del trascorrere del tempo.
La sistemazione dell’accesso alla Piazza di san Pietro con Via della Conciliazione avvenne con la demolizione dei “borghi” e fu compiuta nel 1941-1950 su progetto dell’architetto Marcello Piacentini.
Giuseppe Madaudo, uno dei maggiori pittori italiani viventi, è considerato insieme a Milo Manara, Hugo Pratt e Crepax, uno dei più importanti fumettisti moderni, Il suo stile è profondamente pittorico e le sue opere hanno spesso radici od origini letterarie.
Il pittore e incisore tedesco Johann Heinrich Wilhelm Tischbein nel 1787 ha dipinto Goethe nella campagna romana. Nel celebre dipinto (olio su tela) la scena è collocata in un contesto di arcadia felice: fronde di alberi, monumenti antichi, cime di monti. Il poeta è disteso su blocchi di pietra.
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