Latina, tre giorni di letteratura e dibattiti col festival LeggoLatina

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Latina si trasformerà per tre giorni, dal 22 al 24 settembre, in una città letteraria. Tre giorni di appuntamenti in cui incontri con gli autori, reading, spettacoli teatrali, dibattiti e talk show entreranno nel cuore di Latina, creando un autentico salotto con tanto di verde in una sorta di nonluogo  come è Largo Palos de la Frontera.

L’evento si intitola LeggoLatina, non solo perchè è dedicato ai libri e al suo magico mondo che ne deriva, ma anche perchè è insito il concetto di leggere dentro una città: proviamo così a essere ‘latinamente’ intelligenti, ‘scegliere tra’ e ‘leggere dentro’. Il logo-simbolo di LeggoLatina è il palazzo comunale trasformato in libri, compresa la torre civica e la palla della fontana.

La filosofia del festival? Presto detto. “LeggoLatina perché Latina è una ‘città letteraria’ perché non pacifica, genera conflitti a prescindere. Latina non è mai stata una città analgesica, al contrario è sempre stata una città che inquieta. Alla fine, è il senso dell’inquietudine che muove lo scrittore, se fosse una città piatta di certo non genererebbe quei rapporti conflittuali che tutti noi nutriamo nei suoi confronti, ma è un’inquietudine che non nasce dall’isteria ma dal desiderio, dalla nostalgia, dalla voglia di scoprire, dall’essere in moto. Un rapporto di odio e amore, per intenderci, che richiama a sentimenti forti. E che hanno un ombelico, un suo centro con tanti nervi scoperti. E non è un caso che di tante location ho scelto largo Palos de la Frontera” spiega il direttore del festival, il giornalista e scrittore Gian Luca Campagna, che in questa avventura è affiancato dagli scrittori Alessandro Vizzino e Giorgio Bastonini.

Latina è una città ‘particolare’, fondata durante gli anni del fascismo nel 1932, è una città nuova, strappata alle estesissime Paludi Pontine, che dall’Agro Romano si spingevano giù oltre Terracina, delimitate dal mar Tirreno e dalla catena dei monti Lepini. Un territorio dove gente friulana, veneta, romagnola ha bonificato le paludi avendo in cambio terra da coltivare, poi terra di accoglienza negli anni successivi per gli esuli cacciati dalla Yugoslavia di Tito, fino a quelli cacciati dalla Tunisia di Bourghibba e dalla Libia di Gheddafi. Una terra che ha conosciuto una globalizzazione prima della contemporaneità.

“Abbiamo provato a mettere su un programma che potesse guardare all’attualità, anche a quella scomoda, perché la letteratura è soprattutto confronto e dibattito, è unione anche nello scontro. Se l’uomo è un animale sociale dagli albori della filosofia è anche vero che dovremmo arrivare all’interno del pluralismo che viviamo a una sintesi, determinata da una tesi e un’antitesi che si contrappongono ma non si annullano, piuttosto si fondono, diventano un’osmosi colma di energia” continua Campagna, che spiega anche perchè la scelta di un luogo, o meglio nonluogo come lo definisce lui, dove si svolgeranno i tre giorni di eventi.

“Perché ho scelto largo Palos de la Frontera come luogo per gli incontri? Perchè sin da quando ero bambino per me ha rappresentato un guado che partiva dallo splendido viale Mazzini per poi aprirsi a piazza del Popolo, da sempre il cuore della città. Una sorta di nulla, di terra di mezzo, uno Stato-cuscinetto, ma colmo di fascino e suggestione, con quelle aiuole un po’ incolte ma che richiamavano mondi esotici quasi salgariani, una sorta di largo che oggi mi ricorda la bellezza unica di piazza Ducale di Vigevano. Uno spazio di una città metafisica che imponeva rispetto e timore, ma anche voglia di evasione, perché certe volte mi ricordava a una gabbia. Insomma, da nonluogo a salotto letterario è un passo breve. Si badi che non è una scommessa, domani questo salotto, seppure temporaneo, esiste, c’è, magari potrà diventare quasi permanente per le altre arti. Potrebbe essere ‘recuperato’ per un’autentica funzione sociale della città. E si potrà dire: prima questo largo, questo nonluogo, mancava di identità e senso di comunità, di calore, di interazione sociale, era anonimo, ora magari proviamo a dargli una dignità. E la dignità diventa alta quando si trasmette coi valori della letteratura e del confronto dialettico. Largo Palos de la Frontera ha un significato particolare, è sì una città gemellata con Latina, un gemellaggio che si è smarrito nel tempo, è la cittadina dove Colombo è salpato per andare a scoprire terre ricche, voleva sbarcare nelle Indie e invece scoprì l’America: una sorta di serendipità antelitteram. Però ha tentato, ha abbracciato l’avventura per l’ignoto, era pervaso dalla wanderlust, è andato oltre le colonne d’Ercole, oltre le omologazioni. E da lì magari si deve (ri)partire per tentare di scuotere una città depressa, avvilita, mortificata. Anche se viviamo nell’era digitale, con le interazioni che avvengono virtualmente sui social, credo che l’importanza dei simboli resti fondamentale per una comunità e il suo sviluppare un senso d’appartenenza profondo, proiettandosi verso il futuro: un luogo fisico è fondamentale per l’animo umano, dire che da qui è partito qualcosa, da qui è nata una cosa, che il primo vagito sia avvenuto qui oppure un urlo di frustrazione e di inquietudine, alla Munch per intenderci, come se fosse la posa di una prima pietra, come se fosse il giuramento in un edificio dove si pratica la pallacorda. Insomma, un inizio. E Palos de la Frontera rappresenta il veleggiare verso nuovi orizzonti di una città troppo ferma su stessa. Via le ancora, per favore, fuori dalla comfort zone, affrontiamo il mare aperto, anche se ignoto”.

Così, sul palco si alterneranno incontri con professionisti della cultura letteraria del territorio uniti ad alcune figure selezionate in Italia e in Europa dando vita a incontri atti ad animare dibattiti per creare un think tank nuovo, più incontri con autori su temi reali e temi romantici, più performance che fondono i linguaggi in un’èlite multidisciplinare.

Questo il programma.

Venerdì 22 settembre

Ore 18.30 apertura del festival. ‘C’era una volta una città’: questa città si chiama Latina, si avvia al centenario, ma prima c’erano i Lepini, con le sue storie, le sue tradizioni, il suo immenso patrimonio raccontato oggi da 19 autori nell’antologia ‘Racconti Lepini’. Modera Mauro Nasi.

Ore 19.30 Rapimento Moro: il giorno in cui finì l’informazione in Italia, presentazione del libro del giornalista Ivo Mej. Il sequestro che sconvolse l’Italia in un saggio che ha la forza travolgente di chi ha la consapevolezza che la democrazia è un organismo debole. Modera Daniela Novelli.

Ore 20.30 ‘I festival letterari promuovono il territorio?’ con Gianluigi Superti, Giorgio Ballario, Angel De La Calle, Claudio Volpe, Alessandro Vizzino, Alessandro Maurizi. Quanto sono importanti i festival per accorciare le distanze tra scrittori e lettori? Quanto sono importanti i luoghi per promuovere e (ri)qualificare i territori? Modera Gian Luca Campagna.

Ore 21.30 ‘Latina, Italo Calvino e quelle città invisibili’: Angelo Favaro, Massimo Rosolini, Mauro Cascio e Athena Barbera racconteranno come gli uomini costruiscono le città e perché, le relazioni tra la gente che le abitano, i sentimenti che serpeggiano tra vie e palazzi. Ma non si tratta solo di città che esistono nella fantasia seguendo la lezione di Italo Calvino, le città pulsano e provano anche a non essere invisibili. Performance artistica di Dante Ceccarini e Amalia Avvisati.

Sabato 23 settembre

Ore 18.30 ‘Il giallo bussa sempre due volte’: incontro con gli scrittori Bruno Di Marco, Giorgio Bastonini, Marcello Ciccarelli, Alessandro Vizzino, Antonio Scarsella. Chi è l’assassino? Chi è la vittima e chi il carnefice? Come le città influenzano l’anima delle persone? I romanzi sono orologi perfetti? Cinque scrittori di gialli e noir racconteranno i loro protagonisti e le loro inquietudini.

Ore 19.30 ‘Quella cultura di destra… quella cultura di sinistra’: sarà forse un delirio cosciente ma ogni volta c’è la disputa su chi possa vantare l’egemonia culturale in una data società in un dato momento storico. Proveranno a rispondere Francesco Giubilei, Claudio Velardi, Gianluca Carfagna, Angel De La Calle. Moderano Athena Barbera e Gian Luca Campagna.

Ore 20.30 ‘Massaua, Torino e tango’, l’universo narrativo di Giorgio Ballario. Il giornalista e scrittore torinese ha nelle sue corde emozionali molte voci: il carabiniere Morosini che vive le sue avventure nella fascista Africa orientale e il detective di origine argentina che vive in Italia il presente con i fantasmi del passato. Modera Giorgio Bastonini.

Ore 21.30 ‘Quella lunga strada con Pier Paolo’: dal lottare contro tutti al portare la spada e non la pace. Il pensiero di Pier Paolo Pasolini resta una lunga strada che non accenna a fermarsi, conosce soste e piazzole, ma soprattutto orizzonti sconfinati. Incontro con Angelo Favaro, Maura Locantore, Rino Caputo, Andrea Del Monte. Modera Dante Ceccarini.

Domenica 24 settembre

Ore 18.30 ‘Tutto troppo presto’: i giovani e quella difficoltà all’educazione sessuale e sentimentale, smarriti nei sentieri del web e dei social, sollecitati a volere tutto e subito, a fare tutto troppo presto. E le difficoltà degli adulti a prendersi cura del benessere digitale dei ragazzi. Presentazione del libro del professor Alberto Pellai. Modera Sara Di Matteo.

Ore 19.30 ‘Vieni tu giorno nella notte’, presentazione del romanzo di Cinzia Leone. Un kamikaze si fa esplodere in un locale a Tel Aviv: nella strage muore un giovane, è italiano e indossa la divisa dell’esercito israeliano. Arriveranno i genitori per il riconoscimento del figlio. Ma come si chiama chi è orfano di un figlio? La parola non esiste. Ma, poi, conosciamo davvero tutto dei nostri figli? E dei loro amori segreti? Moderano Roberta Colazingari e Valerio Vitale.

Ore 20.30 ‘La città delle donne’: energia, tenacia, pazienza. Le donne conoscono la vita, infondono la vita, espellono la vita. Sanno rinascere, riscattarsi, perdonare. E vendicarsi. Presentazione dei romanzi ‘Non è il mio tempo’ di Graziella Di Mambro e ‘La banda’ di Claudia Giorgi, e della guida ‘Donne audaci’ di Beatriz Zwarg. Modera Alessandro Vizzino.

Gli incontri di domenica 24 saranno intervallati dai quadri ricavati dallo spettacolo teatrale ‘Donne nella rete’ del laboratorio Palco 19.


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