LATINA – Una bomba ad orologeria sotto il tavolo della neonata Abc, può benissimo essere vista cosi la dettagliatissima interrogazione presentata dal vice presidente del Senato Maurizio Gasparri sulle scelte che hanno portato alla nascita della nuova Azienda Speciale voluta dal sindaco Coletta e dalla sua maggioranza.

Gasparri chiama in causa i ministri dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti, dell’Interno Marco Minniti, della Giustizia Andrea Orlando e della Semplificazione e la Pubblica Amministrazione Marianna Madia, ponendo una serie di quesiti che minano alle fondamenta la genesi dell’Azienda speciale a cui proprio oggi il Comune di Latina ha deliberato di affidare il serzio di igiene urbana a partire dal primo gennaio 2018 e per la durata di 15 anni.

Gasparri si rivolge ai ministri, ma sollecita anche le competenti autorità giudiziarie amministrative, civili e penali per avere risposte sulla «scelta e conseguente decisione dell’attuale amministrazione comunale di Latina di istituire una c.d. Azienda Speciale per il settore dei rifiuti non configuri una evidente violazione della lettera e della ratio del c.d. Decreto Madia;
se tale determinazioni configurino un danno erariale per il Comune di Latina e se sia opportuna una valutazione dalla Corte dei Conti per i seguiti di competenza;
se le nomine effettuate con relative formalità e adempimenti procedurali che hanno portato alla costituzione dell’Azienda Speciale e degli atti conseguenti siano conformi al rispetto dei principi di legalità, trasparenza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa;
se sia legittimo che il Comune di Latina, proprietario al 51% delle quote dalla fallita Latina Ambiente, possa successivamente acquisire, tramite la costituita Azienda Speciale ABC un ramo della stessa azienda fallita, sborsando altre somme che configurano ulteriore danno erariale aggiunto a quello già realizzatosi con la dichiarazione di fallimento di Latina Ambiente;
se sia opportuno, alla luce delle molteplici illegittimità riscontrate e dei consolidati orientamenti giurisprudenziali richiamati, intervenire tempestivamente al fine di scongiurare un gravoso danno erariale dell’Ente con ripercussioni su tutta la cittadinanza, investendo, se del caso, anche le competenti autorità giudiziarie amministrativa civile e penale».

Ma cos’è che in concreto allarma fino a questo punto il vice presidente di Palazzo Madama?
Gasparri lo spiega ripercorrendo per filo e per segno una vicenda che come lasciano intendere i suoi quesiti presenterebbe davvero molti lati oscuri.

«In data 03 maggio 2016 – scrive Gasparri nella sua interrogazione – con Assemblea Straordinaria dei Soci la società mista Latina Ambiente Spa è stata posta in liquidazione;
successivamente la nuova amministrazione del Comune di Latina, guidata dal sindaco Coletta, appena insediata, ha annullato la gara europea per la raccolta dei rifiuti predisposta dal Commissario Barbato, scegliendo poi di lasciar fallire in data 07 dicembre 2016, con Sentenza n° 105 del Tribunale di Latina, la Latina Ambiente, affidataria in proroga per il servizio di igiene urbana, società partecipata dal Comune e titolare del 51% di Ecoambiente, le cui quote sono attualmente in vendita e acquistabili dai privati.

Ecombiente – spiega ancora l’esponente di Forza Italia – è la società che gestisce la discarica di Borgo Montello in cui conferiva i rifiuti il Comune di Latina, oggi chiusa ma, secondo notizie di stampa, in attesa di nuove autorizzazioni da parte della Regione Lazio. Con due progetti in attesa del via libera che possono far gola alle organizzazioni criminali e agli interessi dei privati una volta sottratti al controllo pubblico dell’amministrazione comunale, causando nella migliore delle ipotesi un monopolio in mano al privato che potrà dettare così i prezzi di mercato;

in data 3 febbraio 2017 invece il Comune di Latina senza attendere il parere dell’Anac adottava una determina con cui conferiva l’incarico di consulenza per un importo di €39.000,00 per progettare la “realizzazione e gestione di una società in house per l’igiene ambientale”, il cui Statuto risulta essere una copia esatta dello Statuto dell’omonima società di Napoli ABC, gestore dell’acqua pubblica, fra l’altro in profonda crisi economica e in assenza del richiesto deposito dei bilanci dal 2014;
in data 07 aprile 2017 l’Autorità Nazionale Anticorruzione invitava il Comune di Latina ad affidare il servizio in oggetto con gara europea di evidenza pubblica;

in data 2 agosto 2017 veniva notificato al Comune di Latina il Decreto del Presidente della Repubblica che disponeva l’illegittimità della nomina a dirigente del settore Finanze e Ragioneria del dott. Giuseppe Manzi che, nel frattempo, aveva firmato tutti gli atti propedeutici alla costituzione dell’ Azienda Speciale ABC e che tali atti venivano invece votati l’8 agosto 2017 in consiglio comunale con la firma di un altro dirigente che proprio in quei giorni risultava essere in ferie;

in data 21 settembre 2017 il Comune di Latina, attraverso una selezione discutibile avvenuta con un colloquio con il Sindaco e senza una reale verifica dei titoli e capacità tecnico professionali dei candidati, nominava Roberto Cupellaro e Linda Faiola, già membri del consiglio d’amministrazione di Acqualatina e Slm, membri del CDA, mentre sceglieva per il ruolo di presidente di Abc Demetrio De Stefano: già amministratore di una società con evidenti legami con la Cooperativa “29 Giugno” di Salvatore Buzzi, nota alle cronache per i fatti del processo Mafia Capitale e definita, all’epoca, dagli inquirenti “associazione per delinquere di tipo mafioso-politico-imprenditoriale”, oltre che personaggio coinvolto anche nello scandalo di Ama Senegal il cui processo si è concluso solo grazie alla prescrizione;

il Consiglio Comunale ha proceduto alla deliberazione de quo senza un elemento essenziale della procedura di formazione dell’atto amministrativo;

tra i documenti messi a disposizione dei Consiglieri Comunali nel Consiglio dell’8 agosto 2017 nel quale è stata deliberata la costituzione della Azienda Speciale non figurava il parere obbligatorio del Collegio dei Revisori dei Conti;

a Società di Revisione PKF, chiamata ad asseverare il piano economico finanziario dell’Azienda Speciale ABC si esprimeva in questi termini: “sono state verificate ipotesi, dati e documentazione relativa al piano come forniti dal comune, senza effettuare alcuna verifica indipendente di congruità al riguardo”

il Decreto Legislativo 175 del 19 agosto 2016 (c.d. Decreto Madia) all’art 14 c.6 prevede che “nei cinque anni successivi alla dichiarazione di fallimento di una società a controllo pubblico titolare di affidamenti diretti, le pubbliche amministrazioni controllanti non possono costituire nuove società, né acquisire o mantenere partecipazioni in società, qualora le stesse gestiscano i medesimi servizi di quella dichiarata fallita”;

la Corte dei Conti, Sezione regionale di controllo per la Regione siciliana, con delibera 143 del 25 luglio 2017ha chiarito che il “fallimento” dell’intervento pubblico è sanzionato con l’obbligo di ricorrere al mercato”;

a quanto si è appreso dalla stampa il Consiglio di Amministrazione dell’Azienda Speciale ha deciso di partecipare il prossimo 20 dicembre 2017 all’asta, con offerta minima pari a 840mila euro, per l’acquisto del ramo d’azienda della fallita Latina Ambiente per trovare una soluzione disperata, tardiva quanto illegittima, per il reimpiego e la tutela dei lavoratori delle cui sorti l’amministrazione comunale si è ricordata solo dopo le innumerevoli pressioni esterne, acquisendo tra l’altro anche mezzi e macchinari obsoleti per garantire il servizio alla città;

invece la Corte dei Conti, Sezione regionale di controllo per la Liguria, con deliberazione 55 del 24 settembre 2014 ha già bocciato in precedenza questa ipotesi sancendo che “il compito della società pubblica affidataria del nuovo servizio pubblico locale e dello stesso Comune nell’ambito dei poteri di indirizzo e controllo, è piuttosto quello di adottare, tra quelle in concreto possibili, soluzioni alternative a quella dell’acquisto definitivo del complesso dei beni aziendali della società fallita».

Tanta carne al fuoco per una vicenda che rischia di rivelarsi un vero e proprio campo minato per Coletta e tutta Lbc.


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