Le nuove frontiere dell’Architettura: dalla Terra allo spazio extraterrestre

 

 

 

 

 

 

di Sergio Salvatori

Alla 19esima mostra Internazionale  di Architettura curata dal professor Carlo Ratti – Biennale di Venezia 2025, il Politecnico di Milano tra i sette progetti che esplorano in modo interdisciplinare le sfide dell’architettura contemporanea presenta l’architetto e ingegnere dello spazio Valentina Sumini. La sua attività di ricerca si focalizza  sullo sviluppo del design e delle strutture volte a consentire la vita in condizioni estreme, sia sulla Terra, sia in orbita, sulla Luna e Marte.

La ricercatrice Sumini spiega: “Quando si progetta per lo spazio, si devono tener presente tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile, perché lo spazio non è una scelta, è una necessità”. L’habitat è stato progettato per garantire il confort e il benessere degli astronauti, con spazi relax e illuminazione che simulano il ritmo circadiano. Per costruire l’Argonaut Habitat Unit, sono stati utilizzati materiali leggeri ad alte prestazioni, come il Kevlar e il micelio, un organismo fungino che offre protezione dalle radiazioni cosmiche. Il micelio è un materiale organico costituito dalla parte vegetativa e sotterranea dei funghi, un intreccio infinito di filamenti detti ife, dalle molte potenzialità in campo edile: può essere coltivato su diversi substrati naturali e trasformato in mattoni, pannelli, isolanti e altre forme strutturali. Questo materiale organico ha suscitato l’interesse di molti ricercatori e progettisti per le sue potenzialità applicative nel campo dell’edilizia e dell’architettura. La sua produzione e il suo utilizzo non genera emissioni nocive. Al contrario è risaputo come l’intero settore delle costruzioni sia responsabile di circa il 40% delle emissioni globali di CO2 ogni anno; inoltre, ha una buona resistenza meccanica e al fuoco, può sopportare carichi elevati e temperature elevate. Il micelio è un ottimo materiale isolante per le pareti, i pavimenti, i tetti ed anche per l’acustica; dunque, le case del futuro e le basi spaziali saranno fatte di funghi, la mico-architettura sfrutta il micelio, in altre parole le radici dei porcini o champignon.   L’ipotesi è che i futuri viaggiatori possano portarsi il materiale leggero composto di funghi dormienti, da “risvegliare” una volta arrivati sul pianeta Marte.

Sulla Luna spiega la ricercatrice Valentina Sumini: “Non c’è atmosfera, quindi tutto deve essere pressurizzato e schermato. Il micelio isola anche termicamente, questo ci permette di aumentare la protezione, senza aggiungere peso nella fase di lancio”. La passione per l’esplorazione spaziale dell’architetto e ingegner Sumini risale al 2009, quando per la prima volta ebbe l’occasione di progettare un hotel sulla Luna, per democratizzare l’accesso allo spazio ai turisti. Nei suoi studi si è dedicata all’ideazione di nuovi metodi di progettazione computazionale, per valutare la performance degli habitat extra-planetari, al design per ecosistemi di villaggi lunari e città marziane, di soft-robotics indossabili per migliorare la mobilità e la sicurezza degli astronauti. La ricercatrice italiana  Valentina Sumini ha progettato un ambiente artificiale per ospitare gli astronauti sulla Luna, non è assolutamente fantascienza, anzi è già pronto per essere istallato.

 


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