L’Eclissi dell’apprendimento : Perchè l’Istruzione Post- Pandemica è ai Minimi Storici

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Per anni abbiamo atteso il ritorno alla normalità nelle aule scolastiche. Tuttavia, i dati emersi negli ultimi rapporti internazionali (come OCSE PISA) e le rilevazioni nazionali dipingono un quadro allarmante: la scuola non è semplicemente tornata al punto di partenza, ma è scivolata in una zona grigia di povertà educativa senza precedenti. I livelli di competenza in lettura, matematica e scienze sono oggi significativamente inferiori a quelli del 2019, segnando quello che gli esperti definiscono “il più grande shock educativo del secolo”.

Il declino non è un’impressione soggettiva, ma un dato statistico incontrovertibile. Le chiusure prolungate e la transizione forzata alla Didattica a Distanza (DaD) hanno lasciato cicatrici profonde, ma il problema è più complesso di una semplice interruzione temporanea.

Secondo le ultime rilevazioni, la perdita di apprendimento non è stata recuperata. In molti paesi, tra cui l’Italia, si registra un arretramento che equivale a circa mezzo anno scolastico di perdita netta di conoscenze.

Da “il Resto del Carlino”

Matematica: È la disciplina che ha sofferto di più. La natura cumulativa della materia ha fatto sì che le lacune create nel 2020 e 2021 rendessero incomprensibili i programmi degli anni successivi.
Comprensione del testo: Un numero crescente di quindicenni non è più in grado di distinguere i fatti dalle opinioni in un testo complesso, un pilastro fondamentale della cittadinanza attiva.
L’istruzione post-Covid ha esasperato le disuguaglianze preesistenti. Mentre gli studenti provenienti da contesti socio-economici avvantaggiati hanno potuto contare su supporto extra e risorse digitali, quelli appartenenti a fasce fragili sono sprofondati in quella che viene chiamata dispersione scolastica implicita: ragazzi che terminano il ciclo di studi ma non possiedono le competenze minime per il mondo del lavoro o l’università.

Sarebbe riduttivo incolpare solo la chiusura delle scuole. La crisi attuale è il risultato di una combinazione di fattori psicologici, pedagogici e sistemici.

Docenti di ogni ordine e grado segnalano un calo drastico della soglia di attenzione. L’uso massiccio di dispositivi digitali durante la pandemia ha alterato i meccanismi di gratificazione e concentrazione. Molti studenti manifestano:

Ansia da prestazione: Un aumento dei casi di rifiuto scolastico.
Analfabetismo emotivo: Difficoltà nel gestire il conflitto e la socialità nel gruppo classe.
Durante l’emergenza, per necessità, si è assistito a una generale “indulgenza” nelle valutazioni. Questo ha portato a un disallineamento tra i voti scolastici e le competenze reali. Oggi ci troviamo di fronte a una generazione che ha faticato a riabituarsi al rigore dello studio individuale e alla gestione del fallimento.

Non si può risolvere una crisi di questa portata con semplici corsi di recupero pomeridiani. Serve un cambio di paradigma che affronti le radici del problema.

La tecnologia da sola non salva la scuola. I dati dimostrano che l’uso eccessivo di schermi in classe può persino peggiorare i risultati se non mediato da una pedagogia solida. È necessario:

Rafforzare la formazione docente: Non solo digitale, ma psicologica e relazionale.
Personalizzazione dell’apprendimento: Utilizzare i dati per identificare precocemente chi sta rimanendo indietro.
La scuola non può essere l’unico baluardo contro il declino. È necessario un “patto educativo” che coinvolga famiglie, istituzioni e terzo settore per ricostruire un ambiente che dia valore alla cultura e allo sforzo intellettuale.

I livelli di istruzione peggiori del pre-Covid non sono una fatalità, ma un segnale di emergenza nazionale. Un paese con competenze in calo è un paese con meno innovazione, meno crescita economica e una democrazia più fragile. La sfida del prossimo decennio non sarà “tornare come prima”, ma costruire un sistema educativo più resiliente, capace di trasformare la crisi in un’opportunità di rinnovamento profondo.

Il tempo della negazione è finito; è il tempo dell’investimento coraggioso.

Alessandra Trotta (Giornalista e scrittrice)


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