LATINA – “Troviamo assurdo – dichiarano i consiglieri comunali della Lega Miele, Carnevale, Valletta, Tripodi, Belvisi e Pagliari – che per la TARI il Comune consideri le Parrocchie al pari delle altre attività commerciali a fini di lucro.

Non basta il caos degli avvisi di pagamento arrivati in ritardo a tantissimi cittadini, abbiamo appreso in questi giorni che le Parrocchie di Latina stanno ricevendo avvisi di accertamento esecutivo per infedele denuncia della TARI fino al 2015, con relativi bollettini di pagamento, alcuni dei quali ammonterebbero per una Parrocchia, addirittura a quasi € 50.000.

Ci auguriamo che si tratti di un errore da parte degli uffici e che il Sindaco possa trovare presto una soluzione per conciliare l’incresciosa situazione. Gli enti ecclesiali, con le Parrocchie e gli oratori, non solo non svolgono alcuna attività di lucro, ma sono di supporto e sostegno a tante famiglie e cittadini in difficoltà, le cui condizioni economiche e di disagio si sono ulteriormente aggravati a causa della pandemia.

È innegabile, infatti, il contributo sociale, educativo ed economico che svolgono quotidianamente le parrocchie a favore dei poveri e dei bisognosi, ma anche per i giovani, grazie alle tantissime attività ludiche e sportive offerte. I servizi offerti dalle Parrocchie sono sostenuti dalle donazioni ed offerte libere, oltre alla disponibilità gratuita di tantissimi volontari.

Alle Parrocchie si rivolgono sempre più spesso persone e famiglie in difficoltà economica, che non arrivano alla fine mese, che non possono dare da mangiare ai propri figli. Le Parrocchie svolgono un compito sociale fondamentale, garantendo i viveri necessari al fabbisogno settimanale, sgravando del tutto o alleggerendo, in molti casi, l’impegno dell’amministrazione comunale.

Pertanto, così come giustamente il Regolamento comunale che disciplina la TARI prevede delle esenzioni per le associazioni di volontariato, in questa mozione chiediamo che venga prevista la stessa tutela anche per le Parrocchie, così come previsto dalla normativa nazionale. Infatti, l’art. 7 comma 3 della Legge n. 121 del 1985, circa i rapporti tra la Repubblica italiana e la Santa Sede, stabilisce che “agli effetti tributari gli enti ecclesiastici aventi fine di religione o di culto, come pure le attività’ dirette a tali scopi, sono equiparati a quelli aventi fine di beneficenza o di istruzione”.

Auspichiamo – concludono i consiglieri leghisti – che la nostra mozione venga votata all’unanimità, e che il Sindaco, l’Assessore al Bilancio e Tributi, e gli uffici competenti possano trovare una soluzione rapida per conciliare gli avvisi inviati in questi giorni”,


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