Non sono passati molti giorni dalle dimissioni ed ecco che a sorpresa Roberto Lessio decide di rilasciare la sua verità al Caffe’, giornale con cui collaborava prima della sua esperienza amministrativa.
Lo fa probabilmente per mettere a tacere i rumors che lo avrebbero visto in diversità di vedute con Coletta, nonostante il sindaco si fosse affrettato fin da subito a sottolineare che non c’era tra loro alcuna diversità di visione politica e amministrativa. Oppure lo fa per smentire la sua rivalsa personale annunciata dai giornali? “Smentisco assolutamente le frasi che mi sono state attribuite con un’azione che dequalifica ulteriormente il giornalismo locale”, dice. Per cui state sereni. A tempo debito, come molti hanno scritto, non verrà fuori un bel nulla “perché la nostra amministrazione è sempre stata trasparente”.

Nella lunga intervista che sviscera tutti i punti della sua competenza amministrativa, dai rapporti con i colleghi della maggioranza, ai dirigenti, ben 6, che si sono succeduti nelle stanze del suo assessorato, Lessio riparte dall’accusa, vale a dire dalla mareggiata dei primi di giugno. “Una mareggiata che, spiega, secondo alcuni avrebbe buttato giù la tenuta dell’attuale maggioranza del Sindaco Coletta. Qualche villa nata sotto gli occhi di tutti sulla duna a due passi dalla riva è stata a suo tempo protetta dai privati con barriere. Passerelle e spiagge, invece, sono rimaste indifese”.
Lessio, per chi lo avesse dimenticato è un cofondatore di Latina Bene Comune. Un’azionista di tutto rispetto. E allora può un fortunale mettere in forse la tenuta dell’attuale maggioranza del sindaco Coletta?
Lui ribadisce che si è dimesso per motivi personale e che è tornato ad occuparsi a tempo pieno della sua azienda agricola.

Sul ripascimento e sulla difesa della costa afferma che la realtà è stata capovolta. Che ha dovuto subire imboscate squadriste persino nel suo ufficio e dentro luoghi istituzionali:” Ora avrò modo di informare i cittadini su tutte le falsità che sono state dette nei miei confronti e sul mio operato da assessore. Ci sarà da divertirsi”.
Racconta di attacchi furibondi e inconsulti sia dalla stampa che dalla politica. Attacchi quasi sempre offensivi e ogni volta privi di fondamento e che “guarda caso avvenivano sempre in occasione delle varie fasi di avanzamento del progetto dell’azienda speciale ABC”. “Qualcuno, aggiunge, si è accanito ad offendermi con un certo livore, tipico di chi pensa di avere il potere di portarti dalle stelle alle stalle. Sanno tutti in realtà che quegli attacchi sono stati dettati da chi finanzia una certa stampa e una certa politica e che rappresenta i potenti interessi ancora oggi in mano a poche persone, soprattutto nel mondo dei rifiuti. Lo stesso discorso vale per Acqualatina”.

E’ un fiume in piena Lessio. E tenta la difesa portando a giustificazione dei tanti errori, l’inesperienza iniziale di tutti. Insesperienza amministrativa pagata a caro prezzo. Racconta di ostacoli all’interno delle stanze dell’ente, parla di diffidenza e avversione nei loro confronti, ma soprattutto da parte di “alcuni dirigenti, che si consideravano i veri detentori del potere in Comune”.

E’ un film già visto. La politica contro l’amministrazione. Chi conosce bene la macchina pubblica sa che questo va sempre messo in conto. L’esperienza se la fa chi lavora alle scartoffie da anni. Chi si prende le responsabilità di quello che decide e firma. Il buon politico non può andare lì e sovvertire le regole. Deve solo riuscire a indirizzare bene il percorso quotidiano. A catalizzare e far convergere le buone esperienze. Spesso però non è così. Si va lì e si pensa di cambiare tutto. Un atteggiamento di sufficienza e molto spesso anche arrogante che si paga e pure salato.

Ma tant’è. Può anche capitare il contrario, come racconta lui. E quindi che fai, sbatti i pugni sul tavolo? “Non ho mai creduto che sbattere i pugni sul tavolo serva a qualcosa. Sono convinto che il rispetto dei collaboratori si conquista con la propria autorevolezza e competenza. Ma l’ho fatto all’inizio del mandato con due funzionari puntualmente assenti dall’ufficio nei giorni e negli orari di apertura al pubblico e mi sono sentito rispondere: “Guarda che io devo rispondere a chi mi ha messo qui e non a te”. Dopodiché si sono messi in ferie, ovviamente arretrate, poi in permesso parentale e infine in aspettativa. Li ho rivisti dopo due mesi e si sono rimessi a fare le stesse assenze dall’ufficio come prima! Alla fine sono stati spostati in altri meandri e messi in condizione di non nuocere ulteriormente all’Amministrazione e quindi alla Città».

E com’era il rapporto con i colleghi di maggioranza? Durante la quarantena quando tutto era bloccato, dice che gli sono arrivate pressanti richieste di “consiglieri dotatisi di uno spazio politico autonomo, alcune francamente allucinanti: tipo il taglio pressoché istantaneo dell’erba nel quartiere dove abitano, dopo la sospensione di tutte le attività da parte del governo nazionale, salvo poi minacciare di mettere in crisi la maggioranza”.

Quindi non è tutto rose e fiori tra i civici di LBC, gli fa notare l’intervistatore.
«Purtroppo, nel tempo, per alcuni consiglieri comunali queste aspettative sono diventate prevalenti rispetto alla coesione della squadra. Dopo il distacco dei tre consiglieri passati al Gruppo Misto, anche qualcun altro ha pensato che era meglio ricavarsi un proprio spazio di manovra politica personale: si è arrivati così a minacciare la non presenza in aula nel caso non fosse stata esaurita una qualche particolare richiesta. Da lì è iniziata la fine della mia esperienza».

L’ex assessore si dilunga sul rapporto con il Pd. Un dibattito ancora aperto che si sarebbe dovuto imperniare sulle cose da fare e non parlare solo di poltrone e nomi.

Poichè nessuno crede che tutte le responsabilità stiano da una parte sola, che errori e responsabilità ha Roberto Lessio? La sua risposta è lapidaria: “Sono stato un ingenuo, pensando che l’unità della squadra sarebbe alla fine prevalsa su tutti gli interessi personali”.


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