LATINA – Lettera aperta del Presidente Territoriale ANMIL di Latina Debora Spagnuolo a nove anni dalla morte del marito Giuseppe Esposito caduto sul lavoro.

Ricordo ancora chiaramente quel giorno. Faceva caldo, indossavo una maglietta a manica corta. Quell’anno insegnavo a latina e mentre percorrevo il lungo viale che mi portava alla fermata dell’autobus ricevetti la sua ultima telefonata. “Stasera torno prima” mi disse. Le sue ultime parole. Era l’11 maggio del 2011. Sono passati nove anni e ancora vivo quello stesso dolore, quel senso di rabbia che mi pervade. Ritengo la morte di Pino una grave ingiustizia perchè poteva essere evitata se si fossero rispettate le norme per la salute e sicurezza sul lavoro contenute nel testo unico 81/08. Un processo ancora in corso, ha visto la conclusione del primo grado con due condanne a due anni e mezzo. Gli imputati hanno vissuto la loro vita da uomini liberi mentre Pino si trova in un loculo da nove anni. Mi chiedo se un processo svolto con questi tempi biblici possa garantire la giustizia a cui le famiglie delle vittime hanno diritto. La vita, e la sua prospettiva, cambia dopo un lutto, soprattutto quando si muore perchè sei andato a lavorare per garantire alla tua famiglia una vita dignitosa. Ci sono innumerevoli norme, tantissimi protocolli da attuare eppure si continua a morire di lavoro. Ogni giorno perdono la vita 3 persone nei luoghi di lavoro, portando in un anno le vittime a superare il numero mille. Però nessuno dice che i numeri di quella statistica sono uomini e donne che avevano progetti, sogni da realizzare, una vita da vivere. Ognuno dovrebbe avere il diritto ad un lavoro, un lavoro sicuro e soprattutto che gli fosse garantito di far ritorno a casa dai propri affetti. Sarebbe necessario a mio parere, come vedova e Presidente Territoriale di ANMIL LATINA, accanto alle innumerevoli norme, prevedere un maggiore controllo da parte degli ispettori del lavoro e predisporre un’ adeguata formazione sul posto di lavoro. Prevedere incontri di formazione anche con testimoni di infortuni o vedove del lavoro per avere la chiara visione di cosa accade dopo un incidente sul lavoro al fine di attivare comportamenti virtuosi da parte sia dell’azienda che dei dipendenti perchè. Tutto questo però non basta. Il cardine principe deve essere il rispetto della vita umana, che non deve dipendere dalla presenza di un ispettore o da una multa ma dal fatto che si ritenga giusto tutelare la vita delle persone. Solo così si potrà arrivare a costruire quella cultura della sicurezza tanto cara ad ANMIL e a me e potremmo sperare in un futuro finalmente in autentica controtendenza.

Debora Spagnuolo


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