Lo strano pubblico ministero di Giorgio Bastonini in un romanzo che ti conquista

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Quando inizi a leggere l’ultimo romanzo di Giorgio Bastonini, autore per Mondadori di
Uno strano pubblico ministero, ti ritrovi a percorrere le strade e i luoghi di Latina e provincia che conosciamo e questo sarebbe già sufficiente a incuriosirci. In queste strade si muove, soprattutto in bici e non certo con la scorta, Paolo Santarelli, il protagonista del romanzo così come nei precedenti lavori di Bastonini, Un piemme non omologato in una storia di provincia Il quadro sulla parete di dolore, un pm sui generis.
In città coesistono una famiglia malavitosa dedita allo spaccio e all’usura e un’enclave di immigrati magrebini, si leggono dialoghi fra gli appartenenti al clan che ci parrà di aver già incontrato nelle pagine di cronaca, si rimane stupiti da quanto c’è da conoscere della cultura islamica se intendiamo comprendere un mondo che ci pare alieno. A proposito di alieni, Bastonini lancia uno sguardo anche il mondo degli adolescenti con attenzione e sensibilità, così come afferma Santarelli: “gli adolescenti…è un po’ come giocare a calcio sulla spiaggia, ci hai mai provato? Non capisci mai dove va la palla, è inutile ricondurre la traiettoria a delle regole geometriche: quella, la palla-adolescente fa come le pare, anche se tu ti arrabbi.”
Nel romanzo si potranno trovare gli ingredienti tipici del giallo, due morti ammazzati e le indagini che ne conseguono, ma la trama viene altresì attraversata con leggerezza da Santarelli, un personaggio affascinante che vi farà simpatia dalle prime pagine e per il quale potreste sviluppare una pericolosa dipendenza. Contraddittorio e istintivo come non dovrebbe essere un magistrato, ci fa tenerezza soprattutto nei rapporti impacciati con le donne e, per sua fortuna, lo ammette a se stesso: “io, che ho il potere con un tratto di penna di privare della libertà qualsiasi cittadino, di farlo prelevare alle tre di notte provocando un trauma irreversibile a lui e ai suoi familiari, che sono in grado di mettere cimici pure nel bagno delle suore della Beata Sorellanza e poi ascoltarsi le loro pudiche scoregge, bene, io capisco le donne allo stesso modo in cui comprendo la lingua
degli Hutu.”

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