Processo Satnam Bis braccianti sfruttati : ” Lavoravamo 12 ore al giorno senza riposo”

205

È ripreso il processo bis che, che vede alla sbarra Antonello Lovato, in carcere e Renzo Lovato, ai domiciliari, difesi dagli avvocati Mario Antinucci, Stefano Perotti e Valerio Righi. I due imputati devono rispondere dell’uso di manodopera costituita da braccianti agricoli in condizioni di irregolarità sul territorio nazionale, sottoponendoli a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno. E’ stato esaminato un altro testimone dell’accusa interrogato dai pubblici ministeri Luigia Spinelli e Marina Marra e contro-esaminato dalle parti civili e dal collegio difensivo. Il primo bracciante indiano, Singh Baljeet, nell’udienza odierna, ha ricostruito le modalità con cui è arrivato in Italia ad agosto 2023 a Treviso, passando dal confine. A settembre 2023, l’uomo è arrivato a Latina chiamato da un suo connazionale. Naturalmente, il testimone conosceva anche Satnam Singhj, dopo due giorni che era arrivato a Latina lo incontrò. In realtà, quando fu interrogato dai Carabinieri, il testimone avrebbe spiegato di conoscere già da tempo Satnam: “Io prima di arrivare non lo conoscevo”, ribadisce in aula l’indiano – “L’ho conosciuto tramite un ragazzo che si chiamava Gora”. Un passaggio molto dibattuto nel corso dell’udienza in quanto, complice la lingua, il testimone è stato confuso prima di chiarire una volta per tutte che non conosceva Satnam Singh prima di arrivare in Italia.

In ogni modo, una volta arrivato a Latina, prese casa insieme ad altri connazionali pagando 100 euro. Dopodiché, l’uomo andò a lavorare in un’azienda agricola: “Andai nel campo e nel capannone di Renzo”. Secondo il racconto il testimone, il lavoro da Renzo Lovato si interruppe a novembre e riprese a lavorare in quell’azienda a giugno 2024, il mese in cui vi fu il ferimento mortale di Satnam Singh. Il bracciante riceveva una paga da 5,50 euro all’ora per raccogliere gli ortaggi: “Si lavorava ogni giorno, compresa la domenica, dalle sette a mezzogiorno. Si lavorava 30 giorni di continuo, dopodiché c’era un giorno di riposo”. Interrogato dai Carabinieri, l’uomo aveva spiegato da settembre a novembre ininterrottamente senza giorni di riposo: “In realtà, per un mese e mezzo lavorammo tutti i giorni, poi per quindici giorni un giorno sì e un giorno no. Dipendeva dalla scarsa quantità di zucchine”. Successivamente, il bracciante riprese a lavorare il 10 giugno 2024: “Attaccavamo alle sei di mattina fino alle cinque-sei di sera. Facevamo una pausa di 10 minuti intorno alle 9, dopodiché a mezzogiorno facevamo una pausa pranzo di un’ora”. Tra i suoi colleghi diretti, il testimone non cita Satnam Singh: “C’erano anche dei ragazzi rumeni e marocchini”. La paga era data una volta al mese: “A settembre mi furono date 800 euro”.

Il testimone ha riferito che ad un certo punto Renzo Lovato gli tolse 25 euro dalla busta paga, “lo fece perché lavoravamo male, ma nessuno protestò perché non parlavamo bene la lingua. Ci rivolgemmo a Gora che sapeva parlare, così come Satnam”. Per quanto riguarda le ore lavorate sui campi, “ognuno scriveva le proprie ore di lavoro, dopodiché consegnavamo il foglio con le ore lavorate e segnate da noi. Solo una volta consegnammo il foglio tramite Satnam al datore di lavoro”. Era Renzo Lovato a dare le direttive di lavoro, mentre Satnam talvolta faceva da interprete. Sul luogo di lavoro, non c’era nessun servizio, tanto che i braccianti dovevano portarsi l’acqua da casa; anche i bisogni fisiologici erano lasciati sui campi. Nessun medico ha mai visitato i braccianti, né sono stati forniti loro attrezzature di protezione: “Durante le ore di lavoro, non utilizzavamo macchinari. Lavoravamo solo a mano. Non ho mai visto Satnam utilizzare il trattore da solo, l’ho visto che lo usava insieme al datore di lavoro o al figlio del datore di lavoro”. Per quanto riguarda i bisogni, quando il testimone è stato interrogato dalla difesa ha cambiato versione, riferendo che ogni tanto era permesso loro di utilizzare i bagni dell’azienda. Successivamente, a domande del pubblico ministero Spinelli, l’uomo ha chiarito: “Potevamo utilizzarli, ma erano distanti 15-20 minuti in bicicletta rispetto ad un campo. Distanti 3-4 minuti rispetto all’altra campo dove raccoglievamo i cocomeri”. Dopo il ferimento di Satnam, il testimone ha spiegato che “avevamo paura che qualcuno ci potesse fare de male”. L’avvocato del Comune di Latina ha chiesto chi e perché poteva far del mare: “Avevamo paura del datore di lavoro e delle forze dell’ordine perché temevamo che ci potessero incolpare”.

Il processo riprende il prossimo 8 aprile per la testimonianza di un altro bracciante.

 


News-24.it è una testata giornalistica indipendente che non riceve alcun finanziamento pubblico. Se ti piace il nostro lavoro e vuoi aiutarci nella nostra missione puoi offrici un caffè facendo una donazione, te ne saremo estremamente grati.