Proteste in tutta la Toscana, Firenze è il fulcro della rabbia contro le chiusure imposte dal Dpcm

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Foto La Repubblica - Firenze

FIRENZE – Una Toscana rabbiosa, ma fino ad adesso nel rispetto di ogni regola di civiltà, di ogni legge dello stato. Salvo qualche piccolo episodio (comunque non collegato alle proteste dei commercianti) come quello di Livorno, le manifestazioni contro l’ultimo Dpcm sino ad oggi messe in campo si sono sempre svolte nei limiti del diritto alla protesta, considerabile un’estensione degli articoli 17 e 21 della nostra costituzione (libertà di riunione  e libertà di manifestazione del pensiero).

A Livorno sono comparsi striscioni in tutta la città, davanti alle attività commerciali, ai monumenti e all’ospedale al grido di: Tu ci chiudi, tu ci paghi.
Anche Viareggio è stata teatro di un corteo pacifico di ristoratori, esercenti, proprietari di palestre e piscine che hanno manifestato il dissenso e la propria preoccupazione. Solo qualche fumogeno e qualche petardo a movimentare il lungomare, ma nessun episodio di violenza. Ma si tratta di una protesta a parte, differente da quella degli esercenti, un gruppo di giovani che, con una distinta iniziativa contro il Dpcm, ha bloccato il traffico sul viale a mare e lanciato petardi e fumogeni.

Proteste anche a Pisa, ma soprattutto a Firenze, dove le manifestazioni di dissenso non sono mancate, nei singoli esercizi, ma anche e soprattutto sotto Palazzo Vecchio. Nardella difende il diritto a queste manifestazioni, dicendosi al fianco dei commercianti colpiti più di altri dalla pandemia. sottolinea però che nessun gesto di violenza sarà giustificato e verrà punito con fermezza.
Non si è visto niente di analogo a Roma, Milano, Napoli o Palermo, all’ombra del David per adesso la situazione è sotto controllo e i commercianti hanno cercato di manifestare il proprio disagio senza superare mai quel limite ingiustificabile della violenza e dell’inciviltà (comunque altrove innescato da estremisti non connessi alla protesta). Al loro fianco anche i lavoratori nel mondo dello spettacolo, recente la notizia della cassa integrazione per tutti i dipendenti de Maggio Musicale Fiorentino https://www.news-24.it/maggio-musicale-allindomani-del-dpcm-scatta-la-cassa-integrazione-per-i-lavoratori-scelta-non-obbligata-protestano-i-sindacati/.

Firenze e la Toscana tutta hanno finora dimostrato una maturità civica, mancata in altre manifestazioni dove pochi riuscivano a rovinare il diritto di molti (di tutti). Eppure il rischio è dietro l’angolo, il programma delle manifestazioni è ancora nutrito e qualche violento potrebbe insinuarsi nei prossimi appuntamenti, rendendo un esercizio legittimo di libertà un disastro, come quello visto nei giorni passati.
Una giornata di proteste contro il nuovo Dpcm del governo Conte. In piazza santissima Annunziata, a Firenze, l’iniziativa è organizzata dai sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil. Due Flash mob invece al piazzale delle Cascine e un altro in piazza Santa Croce.  Sempre oggi, in Piazza Duomo, manifestazione statica, pacifica e apartitica per salvare il mondo dello sport. Alle 21 altresì è prevista una manifestazione in piazza della Signoria: non è autorizzata ed è lì che si temono possibili infiltrati.

Siamo davanti a qualcosa di diametralmente più complesso di un esercizio legittimo di un diritto, siamo davanti ad un qualcosa che ci lascia attoniti, davanti ad una situazione sanitaria che non preoccupa solo gli stolti e una situazione economica consimile, solo un incosciente non si preoccuperebbe. Noi tutti, almeno per un momento, abbiamo provato ad immedesimarci in questi piccoli imprenditori, alle prese con qualche dipendente, un affitto, dei fornitori da pagare e pochissime entrate, ma soprattutto una famiglia da sfamare. Quando si ha fame diventa legittimo se la bilancia dei valori segna un peso minore alla sanità rispetto al lavoro. Quando si ha fame diviene paralogismo credere che queste madri e questi padri di famiglia non comprendano la situazione sanitaria. La comprendono, ma dopo averla compresa il loro piatto, a sera, resta vuoto.

Se non si muore di covid si muore di fame è il grido di allarme di chi si è visto chiudere e chiudere più degli altri. Chiedono maggiore fermezza, chi rispetta le regole sta aperto, chi elude la legge chiude. S’invoca un po’ di meritocrazia, questa sconosciuta nel nostro paese. Eppure virologi ed esperti si dicono molto preoccupati, anche davanti ad una Francia già in lock-down che sembra aver tracciato il percorso del resto d’Europa. Eppure continuiamo a farci la guerra, fra chi è dalla parte dell’economia e chi della salute, come se le due cose fossero in competizione, come se a noi tutti non stessero a cuore entrambe.

Ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame, cantava De André. Dovremmo farne tesoro, perché la guerra fra chi è malato e chi ha fame è una guerra tra poveri e nelle guerre tra poveri non ci sono vincitori, ma solo vinti.


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