Riflessioni sul Coronavirus: La solitudine

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La solitudine

Bisogna rivalutare anche la solitudine, la capacità di stare bene con se stessi che aiuta nelle relazioni con gli altri.                  Josep Maria Esquirol

         In questo periodo pandemico siamo costretti a stare in casa e a non uscire dalle nostre abitazioni, a limitare le azioni quotidiane, a ridurre i rapporti sociali… La solitudine oggi caratterizza la nostra vita ed essere soli, sentirci esistenzialmente soli, ci induce a pensare, a riflettere sul passato, sul presente e sul futuro.

È vero che l’incombente e forse, per molti aspetti, inquietante solitudine è sorretta e arginata oggi dalla presenza delle “antiche”  e nuove tecnologie (libri, radio, film, televisione, computer, tablet, smartphone e video-telefonate).

Alcun persone di fronte a questo insolito scenario hanno paura di essere e vivere in solitudine perché non abituate e perché fino a qualche mese fa erano immerse in una frenetica e dinamica vita di relazione; altri individui, soprattutto adulti e anziani,  approfittano di questo momento di forzato isolamento per scoprire l’importanza dell’introspezione, per ricercare nuove dimensioni di colloquio interiore, di messa a punto di nuovi progetti esistenziali, di rinnovati sogni di vita individuale e comunitaria.

La grande solitudine, plasticamente rappresentata dalle strade e piazze vuote delle città, dalla scomparsa delle persone nel paesaggio urbano, dall’enorme numero di bare allineate sopra i camion militari e fuori dai cimiteri, è strettamente collegata al silenzio da coltivare, al confortevole dialogo interiore, alla preghiera, alla contemplazione, alla speranza e alla meditazione e anche, purtroppo all’inquietudine, allo sconforto e alla disperazione.

La solitudine, che può renderci vulnerabili e timorosi, può essere considerata e sfruttata come una preziosa occasione per  aiutarci a superare la paura del mondo  e l’impotenza di fronte alle incognite e alle minacce del tempo, a cogliere l’essenzialità dell’esistenza umana, a ridefinire la scala dei valori, a ridisegnare la mappa dei desideri e di ciò che è importante nella vita di ogni giorno ed escludere ciò che è effimero, superfluo e forse anche inutile.

Ha scritto saggiamente il filosofo romano Seneca: «La solitudine è per lo spirito quello che è il cibo per il corpo», perché aiuta a sviluppare il pensiero creativo, a donare forme straordinarie di libertà e voglia di agire, a patto di essere sinceri con se stessi e con gli altri. È, infatti, nella solitudine, scevra da ogni sorta di condizionamento, che ognuno di noi può ritrovarsi e conoscere meglio se stesso e il prossimo.

 


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