Mi verrebbe quasi spontaneo difendere la giornalista Rula Jebreal. Non
fosse altro che per la sua innegabile avvenenza. Rula ha vissuto la
tragedia del suicidio della madre quando aveva solo cinque anni.
Si è conquistata una borsa di studio laureandosi a Bologna in
fisioterapia.
Realizza presto che non è quello il suo mestiere e comincia a
scrivere al gruppo Carlino-Giorno. Poi La7, Il Messaggero fino a
scalare l’olimpo del giornalismo statunitense.
Accompagnata ed ammogliata a vari protagonisti del jet set
internazionale, con una predilezione per gli artisti, la Jebreal è il
perfetto esempio di quella che Oriana Fallaci definiva la cavial left,
la sinistra al caviale.
Invitatissima dall’altro santone del politicamente corretto Formigli,
non perde occasione per denunciare un presunto razzismo ed un
futuribile ritorno al fascismo che, se non fosse un espediente
letterario per ritagliarsi un ruolo, sarebbe una allucinazione da
ricovero.
La Jebreal non ama essere contraddetta. Se, durante un talk show il
buon Nicola Porro cerca di spiegarle l’economia (in fondo la laurea in
fisioterapia non contempla conoscenze economiche, che io sappia) la
bella giornalista sbotta :”Ehi, tu, maschio bianco abbassa il tono!”.
Come se l’essere maschio e per giunta bianco fosse un peccato mortale,
una colpa grave di cui occorra pagare il fio.
Se un collega giornalista non esattamente educato alla scuola del
politicamente corretto si permette di interloquire la più brava
giornalista fra i fisioterapisti è pronta a bollarlo come “fascista”
“razzista” “misogino”.
Immagino sia per via di queste strabilianti performance televisive che
più di qualcuno in Rai l’abbia ritenuta “divisiva” regalandole, in
poche ore, la santificazione a reti unificate. I sermoni di Gad Lerner
dalle colonne di Repubblica, la strenua difesa delle vestali del
femminismo 2020 alla Lilli Gruber e tutta la compagnia di giro.
Al Festival di San Remo dovrebbero trovare spazio le canzoni, magari
decenti e non le filippiche di presunti intellettuali rigorosamente
progressisti. Insomma la Rai prima la epura e poi, cedendo alla
egemonia culturale dei sinistri, le stende il tappeto rosso. Ad una
condizione, però: che l’ex fisioterapista parli soltanto di violenza
sulle donne. Niente politica con allucinazioni vagamente psicotiche su
razzismi e fascismi in dirittura d’arrivo.
Una cosa è certa: sarà Rula la vincitrice del Festival. E’ lei,
infatti, ad essere la Notizia di questa modesta e tristissima sagra
nazional popolare che è San Remo.
La ascolteremo con piacere persuasi che oltre le gambe (non ) c’è di più.


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