LATINA – La soglia del ridicolo l’abbiamo valicata ampiamente. Mancherebbe solo l’ufficialità, ma l’accordo politico fra il movimento fintamente civico di Coletta ed il Partito Democratico è ufficialmente saltato. Fonti della segreteria provinciale dem riferiscono di un incontro avvenuto con il Sen.Bruno Astorre, che del Pd è il Segretario regionale, dove si è formalizzata la decisione di interrompere il dialogo con Latina Bene Comune. Il discredito che contraddistingue l’operato di Coletta è ormai un dato consolidato ed acquisito. Il Pd, da parte sua, cercava un modo per non scomparire da qui alle prossime elezioni. L’unica strada da percorrere sarebbe stata,infatti, un accordo strutturale con Lbc. Tuttavia i dem hanno dato la sensazione di non crederci fino in fondo. Per l’ingresso in maggioranza e al governo della città avrebbero dovuto offrire nomi e curricula di prima grandezza, professionale o politica. Invece, spiace constatare con il massimo rispetto che si deve alle persone, che i profili indicati non sarebbero stati all’altezza di partecipare all’esecutivo della prima città del Lazio dopo Roma Capitale.
Nomi così tanto modesti da essere stati accolti con glaciale freddezza dal Sindaco che, in un delirio d’onnipotenza e di superiorità etica e morale galoppante, si è preso del tempo per pensare. Nel frattempo, il Pd è stato condannato all’attesa perpetua scaduta, fuori tempo massimo, proprio questo pomeriggio.
Comunque la si pensi e per come si son messe le cose ne usciranno tramortiti entrambi, Lbc ed i democratici. Tutto questo mentre in Italia spira un vento che gonfia le vele della destra tanto da spodestare la sinistra dall’Umbria e chissà cosa accadrà in Emilia-Romagna.
Nel centrodestra la solita anarchia: i triumviri Fazzone, Durigon e Calandrini fanno filtrare che servirebbe un esterno a Piazza del Popolo. Una sfiducia netta a quei consiglieri comunali che, bene o male, fanno opposizione a Damiano Coletta.
Servirebbe una alternativa seria e credibile al fronte delle diverse sinistre. Spiace rilevare che non ci sia, in realtà, niente di pronto nella cucina politica.
I latinensi hanno fame di futuro e non accetteranno altre avventure.
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