La Regione Lazio apprende con grande stupore la comunicazione con cui il Gruppo Bios, soggetto privato erogatore di servizi sanitari sul territorio regionale, avvisa i propri clienti di aver esaurito il tetto di spesa assegnato dalla stessa Regione per le prestazioni svolte in regime di accreditamento. In particolare, la Bios si lamenta della richiesta, da parte della Regione Lazio, di fornire nel 2024 ulteriori prestazioni tramite il Recup.
Si ricorda che tali prestazioni, sono parte integrante del Servizio Sanitario Regionale e come tali, regolarmente remunerate. La Regione Lazio rivendica con orgoglio la decisione di aver chiesto ai privati accreditati, così come previsto dai contratti, la disponibilità del 70% delle agende per ottenere 4 milioni di prestazioni in più nel 2024, così da abbattere il drammatico problema delle liste d’attesa per la diagnostica e per le prestazioni ambulatoriali di assistenza specialistica.
Se il Gruppo Bios, che non è “padrone”, ma semplice fornitore della Regione Lazio, per conto della quale eroga servizi sanitari, non si ritiene soddisfatto delle condizioni richieste, è libero di uscire dal Sistema sanitario regionale e continuare a operare, come meglio crede, in quanto società privata.
L’amministrazione regionale non accetta nessuna forma di ricatto o pressione e sta valutando ogni misura sanzionatoria per tale disinformazione, ribadendo che non sarà rinnovato il contratto a chi non metterà a disposizione la propria agenda per il Recup. Tale obbligo, tra l’altro, esisteva anche con la precedente amministrazione, la quale però, incredibilmente non lo aveva mai fatto rispettare, creando così un grave disservizio per i cittadini.
Un caso simile a Bari.
Il privato che ha esaurito il suo «credito» con il servizio sanitario nazionale può rifiutare di accettare un paziente anche se la prestazione di urgenza è richiesta dall’ospedale pubblico.
La sentenza del Consiglio di Stato (sentenza 1521/2012) rappresenta una pietra miliare perché fornisce un’esatta interpretazione alla disciplina regionale in materia di accreditamenti delle strutture sanitarie risalente al 2006 con la quale sono stati fissati i criteri di remunerazione per le strutture private accreditate. Va detto, sul punto, che dal 1994 vigeva il principio del cosiddetto transitorio accreditamento che prevedeva l’erogazione di fondi ai privati in base ad accordi contrattuali in attesa del cosiddetto accreditamento istituzionale definitivo con i quali vengono definiti i criteri tecnici, organizzativi e strutturali perché una struttura possa godere dell’erogazione di fondi pubblici.
Insomma, gli «extra» rientrano nel «libero mercato secondo i normali comportamenti di impresa essendo la società, a differenza delle strutture pubbliche, libera di rifiutare prestazioni per il servizio sanitario nazionale eccedenti il budget assegnato, che costituisce la misura e il limite delle prestazioni sanitarie acquistabili dal settore pubblico».
Alessandra Trotta
(Giornalista e scrittrice)
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