MINTURNO – La mamma, Valentina D’Acunto, è chiusa nella sua casa di Minturno. «La testa mi dà speranza, il cuore no», dice in lacrime. Il padre. Stefano Di Giacinto, assiste alle ricerche, tra Civitella Alfadena e il lago di Barrea: «Oggi sono sette giorni che le mie figlie sono sparite, mi rivolgo di nuovo a loro: “Ali, Sarah, tornate, dateci notizie”. E vorrei solo precisare che non è vero affatto che le bambine non volevano nè vedermi nè sentirmi, come dice qualcuno».
È trascorsa una settimana dalla scomparsa delle due sorelline dalla Comunità protetta “Ofh hope” nel cuore del Parco d’Abruzzo e di loro un centinaio di uomini tra carabinieri, vigili del fuoco, protezione civile, volontari, non ha trovato alcuna traccia. Droni, cani molecolari, una ricognizione in barca sul vicino lago di Barrea: nulla di nulla. Alisya, 16 anni, e Sarah, 12, si sono volatilizzate.
Il padre denuncia la Comunità: “Ha perso troppo tempo”
Ed è l’ora delle recriminazioni e delle accuse: «Si è perso tempo prezioso», ribadisce il padre che sabato, accompagnato dal suo legale Francesco Ricciardi, ha presentato formale denuncia contro la Comunità che da due anni ospitava le sue figlie, allontanate ormai sette anni fa dai giudici da entrambi i genitori dopo una separazione assai conflittuale. Con il padre accusato di maltrattamenti e la madre di atteggiamenti manipolatori nei confronti delle figlie.
E allora via da entrambi, prese di forza da scuola un giorno, mentre avevano appena 9 e 5 anni. Una lunghissima battaglia legale approdata proprio pochi giorni prima della scomparsa alla sentenza del tribunale di Cassino che ha restituito la potestà genitoriale solo al padre. Difficile non vedere un nesso di causalità con la scomparsa delle bambine solo pochi giorni dopo.
I fari di un’auto nella notte puntati in direzione della Comunità: è l’unica immagine ripresa da una telecamera comunale su cui i carabinieri stanno lavorando. Potrebbe essere la conferma che c’era qualcuno ad aspettarle fuori dal cancello, è il sempre più contestato sistema delle tutele dei minori tolti alle famiglie a finire sotto accusa: dagli assistenti sociali ai tutori, alle Comunità — come la “Ofh hope” — che di protetto hanno ben poco: non un sistema di allarme, niente telecamere, la denuncia di scomparsa ai carabinieri fatta con diverse ore di ritardo.
Per la madre biologica, «che per lo Stato madre non è più visto che le è stata tolta la potestà genitoriale», sottolinea l’avvocato Enrico Mastantuono, annunciano battaglia i suoi legali: «Ma vi sembra normale, anche solo da un punto di vista umanitario, che la signora D’Acunto non è stata mai avvertita della scomparsa delle bambine? Lo ha saputo quando i carabinieri si sono presentati a casa sua per cercarle lì. Due ragazze minorenni sono scomparse mentre si trovavano inserite in un circuito istituzionale di protezione, vigilanza e tutela. Quando due minori sono affidate a un sistema di protezione, quel sistema non può limitarsi a esistere sulla carta. Deve vedere, sapere, prevenire, comunicare. Deve intervenire e deve rispondere».
Le lettere di sofferenza delle bambine
Ritrovare Alisya e Sarah, oggi questa è l’unica priorità: su questo i due genitori sono d’accordo. Ma, inevitabilmente, ad una settimana dalla misteriosa scomparsa delle due bambine, è proprio la vicenda familiare al centro delle indagini coordinate dalla Procura di Sulmona. Ritenuta poco probabile la pista dell’allontanamento volontario, in piena notte, senza telefoni nè mezzi, in una zona impervia e popolata da fauna selvatica, l’ipotesi privilegiata è che qualcuno ( a loro conosciuto) abbia prelevato Alisya e Sarah che soffrivano molto la lontananza dal nucleo familiare, soprattutto dalla madre. Come testimoniano le tante letterine, piene di cuoricini ma anche di tanta sofferenza, consegnate dalle bimbe negli ultimi anni alla mamma durante le visite. «Ti vorrei accanto a me per sempre», «Mi basta guardarti per capire che sei tutto per me», «In questo tempo distanti ho capito che mi hanno privato di un bene che solo tu potevi darmi», fino all’ultimo allarmante messaggio: «Sappi che ti ho voluto sempre bene, senza di te non ce la faccio più».
Gli ultimi contatti con le sorelline
Il 17 maggio l’ultimo incontro fisico tra le due sorelline e la mamma, che aveva avuto l’autorizzazione a visitarle in Comunità. Venerdì, 48 ore prima della scomparsa, l’ultima chiamata alla madre dal telefono messo a disposizione dagli operatori. Perché Alisya e Sarah non avevano un cellulare. Il padre replica duramente alla ex moglie: «Mi hanno chiamato mercoledì, tranquille, raccontandomi la loro giornata. Se non mi volevano nè vedere nè sentire non lo avrebbero fatto. Ma ora mi interessa solo che le trovino. Hanno diritto alla vita serena che purtroppo non hanno potuto avere».
(Fonte La Repubblica )
News-24.it è una testata giornalistica indipendente che non riceve alcun finanziamento pubblico. Se ti piace il nostro lavoro e vuoi aiutarci nella nostra missione puoi offrici un caffè facendo una donazione, te ne saremo estremamente grati.




















