Forse nessuno dei lettori di questo articolo avrà mai sentito parlare di Jeanne Louise Calment, francese di Arles, una sconosciuta nata nel 1875 e morta nel 1997, diventata famosa. Se si fa la differenza tra la data di morte e la data di nascita si ottiene 122 (anni) a cui, per l’esattezza, bisogna aggiungere altri 164 giorni. Questo fatto l’annovera come la donna più longeva del mondo e di tutti i tempi, dato che non si hanno notizie di altre donne che abbiano raggiunto o superato tale età. Alla sua morte, infatti, le venne attribuito il Guinness dei primati come decana dell’umanità. Nel 1888 la Calment conobbe Van Gogh uomo che definì brutto, trasandato e consumato dall’alcol. Mentre precedentemente, nel 1885, anche se ancora bambina, aveva partecipato al funerale di Victor Hugo. Nel 1960 praticava anche la scherma e a cento anni andava ancora in bicicletta mentre smise di fumare all’età di centodiciotto anni. Ma il fatto più singolare è che all’età di novant’anni, bisognosa di soldi e priva di eredi, stipulò un particolare contratto vendita – detto di nuda proprietà – del suo appartamento con un avvocato di quarantasette anni che si impegnava a pagare una somma pattuita mensile fino alla morte della donna, che però continuava ad abitarvi.
Questo fatto che, di primo acchito sembra banale, è a dir poco emblematico perché ha caratterizzato la sua vita legata al “caso” e perché prova, parafrasando il proverbio non bisogna mai farsi i conti senza l’oste, che si devono fare i conti sempre con il caso.
Il fisico e scrittore statunitense Leonard Mlodinov, nel suo libro La passeggiata dell’ubriaco – Le leggi scientifiche del caso (ed. Rizzoli, 2010) – definito dal compianto scienziato inglese Stephen Hawking un saggio molto piacevole su quanto la casualità regoli la nostra vita -, al cap. VIII – L’ordine nel caos, scrive la seguente storia semplice ma molto significativa: ‹‹A metà degli anni settanta, la novantenne francese Jeanne Calment, in difficoltà economiche, si accordò con un avvocato di quarantasette anni: gli vendette il suo appartamento in cambio di una modesta rendita di sussistenza mensile, vita natural durante; alla sua morte l’avvocato avrebbe potuto trasferirsi nell’appartamento. L’avvocato sapeva che la signora Calment aveva già superato di oltre dieci anni l’aspettativa di vita delle donne francesi; ma forse non conosceva la teoria di Bayes [n.d.r. Thomas Bayes (1702 -1761), membro della Royal Society (1742) è stato un matematico noto per il suo teorema sulla probabilità condizionata], e non sapeva che il dato rilevante non era il fatto di potersi aspettare che la donna morisse entro dieci anni, ma il fatto che la sua aspettativa di vita, essendo arrivata già a novant’anni, era di circa altri sei. Evidentemente, però, l’avvocato confidava che una donna che da giovane aveva conosciuto Vincent Van Gogh nel negozio di suo padre avrebbe presto raggiunto Van Gogh nell’aldilà (per la cronaca la Calment aveva trovato l’artista sporco, malvestito e antipatico. Dieci anni dopo, l’avvocato presumibilmente si era procurato un alloggio alternativo, perché Jeanne Calment celebrò il suo centesimo compleanno in buona salute. A quel punto la sua aspettativa di vita era di circa due anni, eppure raggiunse i 110, sempre a spese dell’avvocato, che nel frattempo ne aveva compiuti sessantasette. Passò un altro decennio prima che la lunga attesa dell’avvocato volgesse alla conclusione, e non fu la conclusione che si aspettava. Nel 1995 l’avvocato morì, e Jeanne Calment era ancora viva. Aveva già 120 anni! Il suo giorno del giudizio arrivò infine il 4 agosto 1997, a centoventidue anni. L’età raggiunta al momento della morte superava di quarantacinque anni l’età in cui era morto l’avvocato››.
Al lettore le sue debite conclusioni.
Francesco Giuliano
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