Una volta era un’allegria,oggi una malinconia:sempre più confusa,indeterminata,a-temporale. Ai nostri giovani,assolutamente incolpevoli,sento di dire che se hanno la fortuna di avere dei buoni insegnanti ne approfittino cioè ne traggano profitto. Diversamente,provvedano “in proprio” non trascurando la lettura e,non si scandalizzino, anche la scrittura. Abbiano il coraggio di non essere schiavizzati dai potenti mezzi di comunicazione,per certi versi deleteri o fuorvianti.Cerchino di studiare e approfondire la storia per capire la politica,soprattutto la cattiva politica,le cause e concause che hanno portato la nostra civiltà e società a livelli sempre più bassi. Studiare,infatti, significa individuare le cause e gli effetti del disastro che stiamo vivendo,in Italia e anche in Europa. Ma in Italia in forme ancora più velenose poiché l’ignoranza e il depauperamento culturale,nell’arco di quasi un trentennio,è stato oltremodo aggressivo.Negli anni passati la scuola,nonostante le mancate riforme, è riuscita a colmare dei vuoti,oggi non più. Per gli inevitabili mutamenti “climatici” -in senso lato- le cose sono cambiate e questo è un dato di fatto incontrovertibile. Ciò che,invece, è difficile da accettare è la rassegnazione di tanti docenti di ultima specie, la “distrazione” di quei dirigenti che bene farebbero a dirigere il traffico (è una metafora!) anziché governare un una scuola, un’entità viva e non un’ “isola dei morti” (il ben noto quadro(Boeklin).I nuovi presidi (vincitori di concorso)? Una scommessa. Ha ragione Primo Levi, anche le stelle,oggi, hanno cambiato natura:”Non ci trasmettono messaggi di pace né di poesia,bensì altri messaggi,ponderosi e inquietanti,decifrabili da pochi iniziati,controversi,alieni”. Ciononostante, per quanto “l’avvenire dell’umanità sia incerto,e anche nei paesi più prosperi la qualità della vita peggiora”, Levi confida che “quanto si va scoprendo sull’ infinitamente grande e sull’ infinitamente piccolo sia sufficiente ad assolvere questa fine di secolo e di millennio” (Levi è morto nel 1987). Un pensiero o concetto leopardiano. Ecco, senza tante chiacchiere,oggi, a scuola, basterebbe concentrasi su tre autori: Dante,Leopardi,Manzoni, leggerli da capo a fondo sarebbe una vera innovazione,motivazione e concentrazione.A tutti i giovani che sono tornati sui banchi di scuola dedico questo pensiero del Leopardi.
“Congetture sopra una futura civilizzazione dei bruti, e massime di qualche specie, come delle scimmie,da operarsi dagli uomini a lungo andare,come si vede che gli uomini civili hanno incivilito molte nazioni o barbare o selvagge,certo non meno feroci,e forse meno ingegnose delle scimmie,specialmente di alcune specie di esse; e che insomma la civilizzazione tende naturalmente a propagarsi, e non può star ferma,né contenersi dentro alcun termine,massime quanto all’estensione, e finché vi sieno creature civilizzabili, e associabili al gran corpo della civilizzazione,alla grande alleanza degli esseri intelligenti contro alla natura, e contro alle cose non intelligenti. Può servire per la [in corsivo nel testo] Lettera a un giovane del ventesimo secolo”:(Zibaldone,1827). (gmaul)






















