Vivere per sempre

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L’esistenza, il tempo e l’Oltre

Perché parlare della vita dopo la morte? E soprattutto, possiamo parlarne insieme, ascoltandoci seriamente, credenti, non credenti e “non saprei”?

Vincenzo Paglia

         Nel panorama della cultura e della società contemporanea i temi religiosi sono sempre più rilevanti, perché la nostra civiltà si è costruita sulla ricerca di senso dell’esistenza umana, sulle domande ultime della vita, sulla trascendenza. oltre che sull’immanenza, e sull’aldilà. In questa ottica l’uomo di oggi tenta di trovare risposte intuitive, razionali, creative nella filosofia, nella teologia, nell’arte e in ogni altra sezione del sapere umano che indaghi l’esistenza dell’uomo, il mistero della morte e dell’oltrevita.

I più importanti temi di riflessione e di meditazione, proposti e affrontati dall’ultimo libro, Vivere per sempre. L’esistenza, il tempo e l’Oltre (Editore Piemme), da Vincenzo Paglia sono senza alcun dubbio la vita umana, non intesa come pensava il filosofo francese Jean-Paul Sartre, «parentesi fra due nulla», e la morte non intesa come “estinzione totale” e “destino che ci fa finire nel niente”, perché questa idea sarebbe un’offesa all’intelligenza dell’uomo.

Gli esseri umani da sempre si sono posti domande di tipo escatologico, sul senso della vita, sul significato dell’avventura umana, delle “cose ultime” e definitive; quale destino e valore ha l’esistenza umana; nel futuro per l’uomo esiste una vita oltre la morte, una vita eterna; l’amore può guidarci oltre la morte?

L’autore, arcivescovo e presidente della Pontificia accademia per la vita, autentico “auscultatore” dell’umanità, è convinto che la vita non deve cedere nulla all’oscuramento culturale delle cose ultime, al nichilismo della morte e che la riflessione sul tema della vita oltre la morte e della destinazione ultima dell’uomo, può essere terreno d’incontro, motivo di alleanza tra credenti e non credenti che possono interrogarsi insieme sulle cose ultime per dare peso alla forza e alla bellezza della vita terrena.

L’uomo ha la speranza di un futuro che non finisce, coltiva dentro di sé, nonostante l’angoscia della morte, ineluttabile frontiera ultima dell’esistenza terrena, il senso profondo della trascendenza della vita, di un vivere per sempre. Per esorcizzare la paura e la disperazione della morte gli uomini del nostro tempo hanno espulso dal loro orizzonte culturale questa idea.

Per l’autore si assiste oggi alla escultazione della morte, alla sua cancellazione dall’orizzonte di senso, perché la morte non ha più nulla da dire alla vita; viene nascosta, espulsa dalla cultura dominante; non se ne parla, viene esclusa, rimossa e relegata nel silenzio. E la morte, esperienza umana importante e complessa, cacciata dalla realtà, rientra sempre più prepotentemente nella cronaca, nella fiction, nel mondo digitale-virtuale. Gli uomini sembrano assuefarsi, anestetizzati di fronte alle rappresentazioni sempre più crudeli della morte, che continua ad essere e a rimanere il momento più serio e delicato della vita, momento di passaggio fondamentale e cruciale dell’esistenza umana verso una dimensione più intensa della vita, verso l’Oltre, verso il mistero, verso l’eterno.

La morte con tutti i suoi enigmi, non è la fine, ossia la definitiva scomparsa dalla scena della vita, ma è il valico del passaggio finale dalla vita all’eternità, del completamento della destinazione universale, della realizzazione ultima della forma dell’esistenza umana. La morte aiuta l’uomo soprattutto nella malattia e  nella sofferenza  a confrontarsi con la fragilità umana, a scoprire la sua debolezza e precarietà, la sua vulnerabilità e caducità. Tuttavia la morte, che non è stata creata da Dio, resta nemica perché genera angoscia e disperazione e sarà vinta inaugurando “la pace eterna”.

Il tema della morte, con il suo carico di durezza, angoscia e contraddizione, non è un argomento finale, ma il tema di fondo della vita nelle diverse età, legato al senso di trascendenza che “abita” il cuore dell’uomo. La morte rappresenta in maniera drammatica l’interruzione, la fine dei nostri affetti, desideri, sogni, speranze. Per i cristiani essa, oltre ad essere il congedo, la piena realizzazione e il compimento della vita, è un nuovo inizio, un dies natalis che porta ad abitare l’eternità, a iniziare la vita eterna, che non è post-umana, ma rimane umana, trasformata, non alienata o sostituita.

La risurrezione, che è il fondamento della fede cristiana e del cristianesimo storico, l’evento cardine, il contenuto originale della fede cristiana sulle «cose ultime», non è una seconda vita, né una nuova vita alternativa, ma è la piena realizzazione dell’unica vita che l’uomo ha. La vita risorta resta umana anche nel grembo felice di Dio. Afferma l’autore: «I risorti sono creature sensibili, capaci di conservare l’identità e le relazioni in  cui la loro storia si è fermata e i loro affetti si sono definiti. Lo sono perché partecipano dell’eterna sensibilità di Dio per la felicità delle sue creature».

La vita eterna è una vita d’amore, di compassione e l’incontro con Dio, che ci ama, al momento della morte sarà un “faccia a faccia” dove la misericordia divina, con uno sguardo, abbraccerà l’uomo per accoglierlo con le sue debolezze e fragilità, nel suo sconfinato amore-agape, radicale e pieno di umanità, disinteressato e gratuito, non basato sulla reciprocità. La morte non distrugge l’amore intenso che viene da Dio.

Pertanto il cristianesimo non è consolazione per una vita interrotta dalla morte; l’aldilà ha inizio già sulla terra. Per il credente comunicare con Cristo significa vivere una vita eterna che supera la morte. L’amore verso i poveri, gli abbandonati, i perseguitati e la fede sono forze di cambiamento, semi che possono rinnovare il nostro mondo attuale. Sulla via dell’amore per i poveri e i deboli, per i malati  e indigenti, per gli abbandonati ed    esclusi, si possono ritrovare credenti e non, religiosi e laici, uomini di buona volontà.

Con la sua testimonianza di fede e di pensiero Vincenzo Paglia termina il suo denso libro, Vivere per sempre. L’esistenza, il tempo e l’Oltre, colmo di stimoli per la riflessione dell’uomo contemporaneo, sottolineando che il buco nero per l’esistenza umana non è la morte, ma l’incredulità nell’amore senza confini come forza generatrice di cambiamento non solo della vita terrena ma dell’idea della morte, dell’aldilà, della speranza di una vita eterna come destinazione dell’uomo che ha possibilità di vivere in intimità con Dio.

Un testo, interessante ed esemplare per la capacità argomentativa, scrupolosamente documentato con riferimenti precisi e dettagliati alle Sacre Scritture, da leggere con attenzione perché unisce il rigore della trattazione a un alto valore spirituale.

Un saggio straordinario che vola alto, che si occupa di pensieri filosofici, religiosi accompagnati da acute riflessioni e da grandi interpretazioni teologiche sulle “cose ultime” che avvengono al termine della vita umana (morte, risurrezione, eternità, giudizio). Un libro incalzante e appassionato che non ha paura di affrontare e scrutare i misteri più inquietanti della storia dell’animo umano e di proporre analisi fuori dal coro o di riesaminare con sguardo critico idee e teorie sui problemi che hanno interrogato e inquietato uomini, credenti e non credenti, di ogni epoca storica.


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